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È tempo di guerrilla gardening!

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Bombe che fanno esplodere fiori nei luoghi del degrado, in quelli sciatti e trascurati, o semplicemente in quell’aiuola vicino casa

È deciso. Sabato notte lancerò la prima bomba. Sceglierò un luogo isolato, magari un cantiere o un terreno abbandonato all’incuria o un cortile degradato. Poi tornerò di soppiatto sul luogo del delitto a vedere l’effetto.

“Oggi farò da me senza lezioneâ€, cantava il bombarolo di De Andrè, ed io come lui costruirò da me il mio ordigno, ma non dovrò temere che mi scoppi tra le gambe, perché non sarà al tritolo.

Non distruggerà, ma germoglierà, in mille colori e profumi.

Saranno bombe di semi le mie. Semi di fiori, tutti quelli che vorrò, per colorare la città. Sceglierò magari quelli di piante che non hanno bisogno di molte cure e che fioriscono velocemente.

Sarà una guerriglia urbana, ma una guerriglia verde, un gesto di resistenza al brutto e un attacco al degrado.

Fu Liz Christy nel 1973 a fondare il movimento “Green Guerillasâ€. Le prime bombe furono palloncini riempiti d’acqua, semi di fiori spontanei e fertilizzante. Le granate venivano lanciate oltre le staccionate delle vacant lots, le tantissime aree vuote di New York. Era l’inizio del movimento del Guerilla Gardening.

Ma adesso dell’idea devo rendere merito a Marrai a Fura, un’associazione sarda – nonché un portale - che si occupa di comunicazione per la partecipazione attiva e la sostenibilità.

Ispirandosi all’impasto del ladiri, il mattone tradizionale sardo in terra cruda fatto di argilla e paglia, Marrai a Fura ha provato a impastare l’argilla anche con semi di calendula, nasturzium, astro, fiori di roccia ed altri semi ad alta germinabilità. Quindi ha ideato e realizzato il primo distributore di bombe di semi, recuperando e modificando un vecchio erogatore automatico da bar. Oggi è a disposizione nella bottega Eticando di Cagliari e vende granate al prezzo simbolico di un euro.

Ma crearne uno è alla portata di tutti, come lo è, a maggior ragione, fabbricarsi da sé le polpette di terra. Una ricetta possibile è avvolgere in fogli di giornale terriccio umido, fertilizzante e semi di piante che ci piacerebbe veder fiorire. Se proprio vogliamo esser certi che germoglino, potremmo usare un accorgimento in più, andando ad innaffiare nei 2-3 giorni successivi. Sempre di nascosto, mi raccomando, evitando di farci cogliere con le mani nel sacco. Oppure potremmo cercarci un complice nel quartiere, magari un anziano e insospettabile signore che abbia voglia di prendersene cura.

Lanciamole dove ci pare: nei luoghi del degrado, in quelli sciatti e trascurati, o semplicemente in quell’aiuola vicino casa che, così com’è, proprio non riesce a regalarci una sosta rinfrancante.

Ed ora via, bombardiamo le nostre città…di fiori, naturalmente.

Perché lo spazio di tutti ridotto a terra di nessuno, torni ad essere vivibile, accogliente, bello.

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