A Vorrei tifiamo per la pace. Vorrei per una Europa dei popoli, non delle banche.

La rivista che Vorrei - Registrazione Tribunale di Monza n. 1927 del 24/9/2008 N° ROC 17857 ISSN 2283-3269 Colophon completo

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Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 5

Culture ~ Vorrei

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 5

Quante definizioni si possono dare alla cultura? cosa intendiamo per la sua valorizzazione? Nell'episodio 5 rispondono Federica Boràgina, Dome Bulfaro, Bianca Trevisan, Alessandra Scarazzato, Ezio Rovida e Massimo Pirotta

Bentornata alla fontana “di Celentano”

Blog ~ Vorrei

Bentornata alla fontana “di Celentano”

È tornata in funzione la fontana della Villa Reale di Monza. Protagonista nel 1979 di una scena di “Mani di Velluto”. Adriano Celentano ci finiva a mollo...

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 4

Culture ~ Vorrei

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 4

Quante definizioni si possono dare alla cultura? cosa intendiamo per la sua valorizzazione? Nell'episodio 4 rispondono Massimo Guastini, Dario Porta, Massimiliano Rossin, Simona Cesana e Carlotta Fumagalli

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 3

Culture ~ Vorrei

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 3

Quante definizioni si possono dare alla cultura? cosa intendiamo per la sua valorizzazione? Nell'episodio 3 rispondono Renato Sarti, Alfredo Viganò, Sara Rossetti, Alberto Casiraghy, Luigi Abiusi, Fabrizio Bottini, Walter Pozzi, Vittorio Pozzati, Roberto Rampi e Nicola Cavalli

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 2

Culture ~ Vorrei

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 2

Quante definizioni si possono dare alla cultura? cosa intendiamo per la sua valorizzazione? Nell'episodio 2 rispondono Michele Saponaro, Vera Dell'Oro, Renato Ornaghi, Monica Villa, Alberto Zanchetta, Eracle Dartizio, Elio Talarico, Alfredo Colina e Matteo Speziali

Leonardo, l'Ambrosiana e la vera ricchezza dell'Italia

Culture ~ Antonio Cornacchia

Leonardo, l'Ambrosiana e la vera ricchezza dell'Italia

 Sulle orme di Leonardo. Dalla collezione della Pinacoteca Ambrosiana alla grande mostra di Palazzo Reale. La vera ricchezza dell'Italia è nel patrimonio stabile e diffuso. Una ricchezza di conoscenza e consapevolezza

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 1

Culture ~ Vorrei

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura? Episodio 1

  Quante definizioni si possono dare alla cultura? cosa intendiamo per la sua valorizzazione? Nell'episodio 1 rispondono Agnese Ermacora, Chiara Spinnato, Michela Tilli, Luigi Rossi e Alfredo Somoza

Un pezzo di storia culturale di Monza. Un video del CCR

Culture ~ Vorrei

Un pezzo di storia culturale di Monza. Un video del CCR

Il Centro Culturale Ricerca nel 2001 produsse un video per raccontare i suoi primi venti anni di attività, lo abbiamo digitalizzato per riproporlo ai nostri lettori

Intervista a Mario Cresci «Stare tra le persone, fermarsi nei luoghi»

Culture ~ Marco Cacciatore

Intervista a Mario Cresci «Stare tra le persone, fermarsi nei luoghi»

Un maestro della fotografia e del design contemporaneo. Il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo ospita fino al 6 settembre 2015 la sua mostra Racconti privati. Interni 1967 – 1978, una selezione del consistente lavoro di indagine sul territorio realizzato da Cresci in quegli anni tra la Basilicata e Barbarano Romano

 Tutti parlano di cultura, nessuno parla di cultura

Culture ~ Antonio Cornacchia

Tutti parlano di cultura, nessuno parla di cultura

  Il convegno voluto dall’associazione “Consulta di Monza e della Brianza per la cultura e i beni culturali” e da Confindustria MB con il titolo “Cultura. Nuovo fattore produttivo per Monza e Brianza”. Profit, non profit, valorizzazione, patrimonio, turismo, mecenatismo, sponsor… Troppi bersagli per un colpo solo?

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Un censimento per fermare il cemento

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Il partito trasversale del mattone in Italia, troppo spesso prono alle lobby del cemento, ha avallato fino ad oggi pratiche di rapina dei suoli, prescindendo dai bisogni e dalle necessità effettive delle comunità locali.

Attraversare in macchina l’hinterland milanese è un’esperienza filosoficamente intensa. Un distillato di esistenzialismo somministrato dal finestrino, fatto di nausea, nonsenso (o sentimento dell’assurdo), malinconica tristezza e solitudine indicibile. Parallelepipedi grigi annunciati da svincoli e rotonde, capannoni, centri commerciali e smisurati parcheggi, scheletri di cemento incompiuti e quartieri dormitorio, enormi periferie urbane senza soluzione di continuità. Si fatica a comprendere il senso di questa serialità anonima e indifferenziata.

Si potrebbe essere ovunque: Calabria, Marche, Veneto. Il mondo guardato di qui non ha differenze.

Non-luoghi così popolano l’Italia. Il cemento livella e divora terreni fertili, coste marine, fianchi collinari, cancellando con essi l’identità stessa dei territori. Ad un ritmo di quasi 250.000 ettari l’anno.

Soltanto negli ultimi 15 anni, circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati.

Considerando la sola Lombardia, i dati sono impressionanti. Secondo il Centro di ricerca sui consumi del suolo del Politecnico di Milano, dal 1999 al 2007 sono stati urbanizzati 34mila ettari, l’equivalente in superficie di 7 città come Brescia. Ad una velocità che dovrebbe far suonare sirene d’allarme. Ogni giorno infatti vengono sottratti 117mila metri quadrati di suoli agricoli. Che è come dire 7 volte piazza del Duomo di Milano.

Non possiamo restare a guardare. Anche la terra, come l’acqua, è un bene comune e non rinnovabile.

In difesa di questo diritto, lo scorso 27 febbraio è partita la campagna nazionale “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio, con l’obiettivo di fermare il consumo di suolo in Italia.

Si tratta di un censimento promosso dal basso, per capire quanti sono in Italia gli edifici, le abitazioni e gli immobili ad uso commerciale e terziario vuoti, sfitti, mai utilizzati. Un’inchiesta capillare che richiederà agli 8mila comuni italiani di mappare e far sapere ai cittadini a quanto ammonta il patrimonio di cemento inutilizzato. L’obiettivo è fermare l’abusivismo e la speculazione edilizia, cause prime della cementificazione selvaggia nel Belpaese, ripartendo da un nuovo modo di pianificazione.

Il partito trasversale del mattone in Italia, troppo spesso prono alle lobby del cemento, ha avallato fino ad oggi pratiche di rapina dei suoli, prescindendo dai bisogni e dalle necessità effettive delle comunità locali.

E così in ogni angolo del nostro paese sono nati come funghi sviluppi edilizi inutili, eccessivi. Ripensare l’urbanistica, prevedendo piani a “crescita zero”, significa dunque recuperare e utilizzare l’esistente, fermare la logica speculativa che pensa all’oggi e si mangia il domani.

Bisogna che i comuni si disintossichino dalla “droga degli oneri da urbanizzazione”, come la definisce Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI), che ha inaugurato il bilancio comunale a “crescita zero”, dicendo stop a nuove costruzioni.

Intanto sono già più di 70 i comitati locali di “Salviamo il Paesaggio”, nati nelle ultime settimane. Saranno sentinelle attive in tutta Italia, a premere sulle amministrazioni locali perché rendano possibile la compilazione dei censimenti comunali e per sensibilizzare i cittadini.
Nel frattempo, il Forum italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio – cui aderiscono già oltre 10.000 persone e 589 Organizzazioni (64 associazioni nazionali e 525 tra associazioni e comitati locali)- lavora alla scrittura di una proposta di legge d’iniziativa popolare che regolamenti l’occupazione di suolo, consentendola solo qualora non ci siano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti.

E chissà, magari gli occhi dei nostri figli si riempiranno di nuova meraviglia, guardando il mondo dal finestrino.


 

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