A Vorrei tifiamo per la pace. Vorrei per una Europa dei popoli, non delle banche.

Vorrei - Registrazione Tribunale di Monza n. 1927 del 24/9/2008 N° ROC 17857 ISSN 2283-3269 Colophon completo

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Antonio Augugliaro racconta “Io sto con la sposa”

Lab Redazione Mondo ~ Lab Redazione Mondo

Antonio Augugliaro racconta “Io sto con la sposa”

Uno dei tre registi del film-documentario intervistato in video dai ragazzi dell'Ipsia di Monza nell'ambito di Lab Redazione Mondo

Dalla Siria con amore

Lab Redazione Mondo ~ Silvia Malnati

Dalla Siria con amore

Un racconto. Ahmed era un vigliacco ed era scappato. Aveva corso per chilometri, senza voltarsi indietro nemmeno una volta, aveva oltrepassato campi divorati dalle sterpaglie e paesi deserti, senza incontrare anima viva. Non voleva incrociare lo sguardo di nessun uomo, di nessuna donna.

“Io sto con la sposa”: da Milano a Malmo in quattro giorni per abbattere le frontiere

Lab Redazione Mondo ~ Silvia Malnati

“Io sto con la sposa”: da Milano a Malmo in quattro giorni per abbattere le frontiere

  Il lungometraggio è formato da una doppia storia: c’è la tragedia, la storia vera di ognuno dei personaggi, e c’è la messinscena del matrimonio, che rende l’esperimento, di per sé rischioso per tutti, una festa continua.

 Spazio Colore, un luogo di multiculturalità al femminile

Lab Redazione Mondo ~ Silvia Malnati

Spazio Colore, un luogo di multiculturalità al femminile

A Monza, ogni venerdì il centro di via Carrobiolo apre le porte alle donne straniere e italiane per un pomeriggio interculturale

Brianza Tin Meat. Storia di Simmenthal a Monza

Brianzolitudine ~ Renato Ornaghi

Brianza Tin Meat. Storia di Simmenthal a Monza

Un bel pezzo della storia della Simmenthal è transitato per la Brianza. Precisamente in quella parte di Monza sud che faceva da confine tra Brianzashire e Sesto San Giovanni. Lo stabilimento era davvero l'ultimo fortino, l’avamposto della frontiera brianzola cattolica contro i rossi Sudisti della Stalingrado d’Italia.

Il lavoro. Tanto rumore per nulla?

Lavori ~ Giacomo Correale Santacroce

Il lavoro. Tanto rumore per nulla?

  La visione di un mondo nel quale “le cose” siano in gran parte realizzate in modo automatico, e in cui per di più gli uomini siano interessati meno al possesso di  “cose” e più all’acquisizione di  “esperienze”, fatte in gran parte di  natura e cultura, dovrebbe proporre  una alternativa rispetto a un mondo segnato negativamente da  disuguaglianze e disoccupazione.

Lissone '46-'67 «Un Premio che ha fatto la storia dell'arte»

Culture ~ Alberto Zanchetta

Lissone '46-'67 «Un Premio che ha fatto la storia dell'arte»

Il nuovo libro-catalogo pubblicato dal Comune di Lissone in occasione del Settantesimo del Premio d'arte contemporanea. Vi presentiamo la premessa del curatore e direttore artistico Alberto Zanchetta

La biblioteca è una bellissima storia

Culture ~ Antonio Cornacchia

La biblioteca è una bellissima storia

Un lungo percorso in queste settimane arrivato a conclusione. La Biblioteca è una bella storia, fra laboratori, racconti, rap e liberazioni. Il foto-racconto della mostra all'Urban Center e dello spettacolo all'interno della casa circondariale di Monza

Il leader post-ideologico del centro-sinistra

Persone ~ Mariaeugenia Parito

Il leader post-ideologico del centro-sinistra

 La personalizzazione in politica. Da Berlusconi a Grillo e Renzi. Il linguaggio, il superamento dei corpi intemedi, delle ideologie. Della politica?

Il restauro della Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza visto da molto vicino

Culture ~ Vorrei

Il restauro della Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza visto da molto vicino

Il documentario della Alberto Osella & Partners sui lavori appena terminati sul ciclo di pitture degli Zavattari. Alla vigilia della riapertura definitiva al pubblico

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La donna che osò sfidare la chiesa in difesa della scienza

 

«Qualunque religione, qualunque dogma, è un freno, una gabbia che non permette di indagare liberamente sulle origini della vita e sul destino dell’uomo.» ( Ipazia )

 

E’ uscito in questi giorni il film Agorà di Alejandro Amenabar che narra la storia di Ipazia di Alessandria, figlia di Teone. Si dice che sia “un duro atto d’accusa contro tutti i fondamentalismi religiosi”. Agorà non è un film anticristiano, né un manifesto contro il Vaticano, è una condanna verso la tirannia degli estremismi, da sempre presenti nella storia dei popoli e delle conquiste territoriali.

 

Una figura affascinante, quella di Ipazia, un’eroina illuminata. Una rivoluzionaria per i suoi tempi, in cui il cristianesimo, da religione di Stato dell’Impero romano, si era trasformato nell’unica religione permessa. Avvolta nel suo mantello, Ipazia percorreva, nel V secolo, libera e armata dalla ragione, le strade di Alessandria d’Egitto. Andava parlando dell’Essere e del Bene, dell’inessenzialità delle cose materiali, della fragilità della vita, della bellezza della meditazione ai molti che la riconoscevano maestra di pensiero e di vita.

 

Ipazia venne uccisa, scarnificata con conchiglie appuntite e bruciata perché era scienziata ma ancor più, perché nonostante donna, era libera di parola e di pensiero. Insegnò pubblicamente filosofia, appartenne alla corrente neoplatonica. Parlando in pubblico, infrangeva antiche leggi scritte, sconvolgeva pericolosamente le misere certezze che i capi suggerivano. Era «Atena in un corpo di Afrodite» che, in difesa della scienza, sfidò la chiesa annunciando la Bellezza della filosofia e insegnando a pensare. Proprio lei, una donna! Inventrice del planisfero e dell’astrolabio, seguace della scuola di Platone e di Plotino. Lei, Ipazia d’Alessandria, discuteva con i suoi allievi sui massimi sistemi dell’universo, portando avanti la teoria della perfezione circolare e soffermandosi sui grandi dubbi scientifici.

 

«Con la sua magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura si presentava in modo saggio davanti ai capi della città e non si vergognava di stare in mezzo agli uomini perché a causa della sua straordinaria sapienza, tutti la rispettavano profondamente» (Socrate Socratico)

 

Ipazia trovò i suoi nemici nei cristiani che si rifugiavano nella fede cieca, diventando strumento dei più fanatici che annientarono intere civiltà in nome della verità rivelata.

 

E furono proprio loro che «…aspettarono la donna che tornava a casa da un posto o un altro e la tirarono fuori dal carro trascinandola in una chiesa chiamata Cesarium; le strapparono le vesti di dosso: sfregiarono la sua pelle e lacerarono le carni del suo corpo con delle conchiglie affilate fintanto che non esalò l’ultimo respiro, squartarono il suo corpo e ne portarono le parti in un luogo detto Cinaron dove la ridussero in cenere.» (Socrate Socratico)

 

Mario Luzi, nello splendido piccolo dramma Il libro di Ipazia, pubblicato nel 1978, ci conduce nella più segreta stanza notturna di Ipazia dove si svolge la sua ultima conversazione con Dio.

 

Sono come sei tu. Perché io sono te./ Te e altro da te”.

Ipazia, colta di sorpresa, oppone resistenza:

Perché ti manifesti ora? Sono stanca/ e mi credevo compiuta.”

Terribile la risposta:

Non lo sei ancora. C’è tutta l’enorme distesa del diverso,/ del brutale, del violento/ contrario alla geometria del tuo pensiero/ che devi veramente intendere”.

Il suo estremo sacrificio ha dato forse voce alla speranza che è di tutti noi, degli sconfitti:

La nostra causa è perduta, e questo lo so bene./ Ma dopo? Che sappiamo del poi?/ Il frutto scoppiato dissemina i suoi grani.”.

Ma non c’è scampo. Ipazia viene trascinata in una chiesa e fatta a pezzi.

Così finisce il sogno della ragione ellenica./ Così, sul pavimento di Cristo”.

 

 

Ipazia d’Alessandria

 

Chi ordina? Chi ordina, dimmi Sinesio?

Qual è la mano di sicario

che ha prescritto il suo tributo?

 

Attenta Ipazia, figlia di Teone

guardati ti prego!

 

La tua lingua numinosa è limo

limo che entra nel solco del mondo

come le acque del tuo Nilo

che lubricidano di nuova scienza la terra d’Egitto.

 

Oh non ha porte, né confini la tua mente universa!

 

Colma di fertilità spiga da te come frumento

e…. tubera di radici

si effonde nel prolungamento di ogni dove.

 

Ipazia d’Alessandria

 

sfila le ali dallo strazio di quella pozza di sangue

che il tempo non ha ancora deglutito con il tuo martirio

e svetta intorno alla mia carne.

 

Fino a quando?

 

Fino a quando muori infinitamente nella tua nominazione

al fuoco e al clamore della luce?

 

Una dopo l’altra

noi

figlie

figlie di altre figlie

siederemo intorno alla tua voce, unica di tutte

per cantare la scienza e la sua nuova albescenza.

 

E sarà nella memoria

nella memoria dell’atto tuo sacrificale

che io mi lascerò sopraggiungere dalle acque

verso il canto delle madri.

 

Come fiore azzurro

che si apre al ribisbiglio della speranza

non mi spegnerò nelle braccia del sole

ma nell’eco di un canto che nessuno intende.

 

Antonetta Carrabs

 

 

 

 

 


 

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