A Vorrei tifiamo per la pace. Vorrei per una Europa dei popoli, non delle banche.

testata vorrei 500pxVorrei - Registrazione Tribunale di Monza n. 1927 del 24/9/2008 N° ROC 17857 ISSN 2283-3269 Colophon completo

Brianzolitudine: la cucina economica

Brianzolitudine ~ Renato Ornaghi

Brianzolitudine: la cucina economica

Brianza Cheap Kitchen: “mamma di ghisa” di tutti i brianzoli Doc.

Il brutto che avanza. Saluti da  Saint Vincent

Ambiente ~ Giacomo Correale Santacroce

Il brutto che avanza. Saluti da Saint Vincent

La "cultura ambiente" nazionale  a tutti i livelli è stata investita da uno tsunami che io definisco "liberismo culturale":  la tutela dei beni culturali e naturali  ha cessato di essere una funzione propria, autonoma,  incondizionata  e prioritaria delle istituzioni pubbliche, per diventare un’attività subalterna al profitto, alla speculazione, nell'indifferenza per ciò che é bello e brutto.

Paolo Bonfanti e Opez. Tra Italia e America

Culture ~ Fabio Pozzi e Massimo Pirotta

Paolo Bonfanti e Opez. Tra Italia e America

Bandautori 5. In questo numero viaggio tra Italia e America grazie al blues di Paolo Bonfanti e al suono desertico degli Opez. Con "Libri che suonano" torniamo invece all'inizio degli anni '90 a Milano con i Ritmo Tribale.

Ricordati che devi morire. Perché la prossima legge di stabilità sarà durissima e controproducente

Lavori ~ Ivan Commisso

Ricordati che devi morire. Perché la prossima legge di stabilità sarà durissima e controproducente

Ci aspetta una manovra finanziaria, l’ennesima, lacrime e sangue. Mettiamo in fila qualche statistica per capire il perchè. E perchè finirà molto male.

Il lavoro: un'araba fenice?

Lavori ~ Giacomo Correale Santacroce

Il lavoro: un'araba fenice?

Sul finire del secolo scorso si è ritenuto di dover passare dal sistema  del “Welfare state”, considerato troppo assistenziale e insostenibile,   a un nuovo sistema,   definito come “Workfare state”, orientato a promuovere l’occupazione. E’ forse venuto il momento di pensare a un nuovo sistema, che potremmo definire di “Lifefare state”!

Sestomarelli e I Traditori. Freschezza folk e indie

Culture ~ Fabio Pozzi e Massimo Pirotta

Sestomarelli e I Traditori. Freschezza folk e indie

Bandautori 4. Il folk dei Sestomarelli e l'indie rock/pop de I Traditori sono i protagonisti del nuovo appuntamento della rubrica. Spazio a ricordi radiofonici per i "Libri che suonano".

Gianni Maroccolo, un cane randagio alla ricerca di un branco

Culture ~ Fabio Pozzi

Gianni Maroccolo, un cane randagio alla ricerca di un branco

Intervista al musicista toscano a pochi mesi dall'uscita di Breviario Partigiano, il progetto portato avanti con gli ex compagni dei CSI. Uno sguardo sulla sua carriera, sul mondo musicale di ieri e di oggi e sulle sfide che lo attendono in futuro

Quattro passi con Zygmunt Bauman

Culture ~ Silvia Giacon

Quattro passi con Zygmunt Bauman

Silvia Giacon racconta la sua esperienza di collaboratrice alla Milanesiana, dove ha accompagnato il sociologo e filosofo polacco.

Le Canzoni Da Marciapiede e Antonio Fiabane. Folk e pop d'autore

Culture ~ Fabio Pozzi e Massimo Pirotta

Le Canzoni Da Marciapiede e Antonio Fiabane. Folk e pop d'autore

BandAutori 3. Nel nuovo episodio spazio alle contaminazioni del cantautorato: con il folk di ogni epoca per Le Canzoni Da Marciapiede, con il pop per Antonio Fiabane. Da questo episodio anche un consiglio letterario-musicale con "Libri che suonano"

Persone, non numeri. La società è pronta per il diritto al migrare?

Lab Redazione Mondo ~ Rossana Currà

Persone, non numeri. La società è pronta per il diritto al migrare?

Ne hanno parlato il 12 luglio associazioni e politici alla tavola rotonda su diritti umani e processi migratori organizzata dal festival dei circoli arci brianzoli

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Domenica 21 dicembre 2008 Casa Circondariale di Monza

Il 400 e l’ Umanesimo

“Tre donne in giro, dalla destra rota, venian danzando” (Dante)

È domenica 21 dicembre: ci si ritrova lì sulla riva, con una virilità spirituale, efebica. Lo spettacolo di tutti quei destini poteva generare in noi il dubbio che forse avremmo potuto compiere un nuovo tentativo di forzare quel mondo “interiore” e questa volta con pieno successo. Ma non era il momento di imbandire le incertezze. Eravamo in tempesta come in pieno inverno: una tempesta di attesa prima di entrare nella spelonca piena di grappoli di vite. Anche un dio avrebbe gioito nel suo cuore dinanzi a noi, piccole Argifonti, messaggeri intorno alla rocca di Priamo. Ci incontriamo all’ingresso del grande cancello grigio. Questa volta, con noi, c’è Claudia con la sua arpa, sgabello, spartiti, asta, una quantità di attrezzi indispensabili che maneggia con cura.

È il solstizio d’inverno, solis statio: fermata del sole. Il primo giorno d’inverno dove il sole arresta in maniera misteriosa la propria corsa apparente ed è al nadir, il punto più basso. È il tempo in cui il contadino getta il seme nei campi, consapevole che la terra è oscura e fredda, ma che questa condizione favorirà la trasformazione del seme in spiga, da uno in molti, nel tempo giusto. È il giorno che ispirò il frammento 66 dell’opera di Eraclito di Efeso e cantato allegoricamente da Omero e da Virgilio (VI libro dell’Eneide). Il giorno del passaggio dalle tenebre alla luce.

Ed è proprio una festa di luce che ci accingiamo ad accendere nella casa delle donne di Sanquirico con le musiche di Domenico da Piacenza (1450), Lorenzo De Medici (1442-1492), Guglielmo Ebreo (1463), con la “Ruota del tempo” di Wilhelm Heinrich Wackendroder e con le danze Anello, Lauro e Petite Riense, nella speranza che

“Questa tal virtute e scinzia essere di grandissima
e singolare efficacia, et alla umana generazione
e amicissima e conservativa, sanza la quale alcuna
lieta e perfetta vita essere infra gli uomini già mai
non puote. La virtute del danzare è un’azione
dimostrativa di fuori di movimenti spirituali li quali
si ‘anno a concordare colle misurate e perfette
consonanze d’esse armonie”.
(Guglielmo Ebreo da Pesaro)

La sala polivalente è in festa: alle pareti fili d’argento e candele rosse, unici indizi di un Natale alle porte. Tutto il resto è al solito posto: le panche di legno, il piccolo altare, il mobile con lo stereo, il grande crocifisso alla parete. E noi di corsa, come l’ultima volta, per la routine dei controlli all’ingresso. Claudia ha già terminato di accordare la sua arpa. Mi accompagnerà nella lettura della fiaba orientale di Wilheim Heinrich Wackendroder: “La ruota del tempo”. L’oriente è la patria di tutte le meraviglie, nell’antichità e nell’infanzia delle idee dei popoli orientali si trovano anche i più strani misteri che raccontano di esseri strani che sono venerati come santi.

E “La ruota del tempo” narra di uno di loro che “(...) non aveva notte e giorno, mai pace nella sua dimora: sempre gli pareva d’aver nelle orecchie la ruota del tempo che senza posa, girava, rombando…lo si vedeva affaticarsi nel movimento di far girare quell’immensa ruota” ma “(...) appena risuona la musica e il canto, la rombante ruota sparisce di mano al santo ignudo…erano quelle le prime note musicali che cadevano nel deserto, e il genio che si era smarrito, fu liberato dal suo involucro (...) un’immagine spirituale bella come un angelo…s’innalza secondo le note della musica in un movimento di danza, dalla terra verso l’alto, sino alle stelle…questa folle libertà, che per opera della quale nell’anima umana si uniscono amichevolmente gioia e dolore, natura e artificio, innocenza e violenza..venite voi suoni, avvicinatevi e salvatemi da questo doloroso sforzo terrestre verso le parole, avviluppatemi con i vostri raggi multiformi nelle vostre nuvole splendenti e sollevatemi su, nel vecchio abbraccio del cielo che tutto ama”.

È “l’amor che muove il sole e l’altre stelle” avrebbe pensato Dante nel vederci ancora lì, trepidanti come l’ultima volta; febbricitanti nell’attesa di quell’incontro che si rinnova con qualche volto nuovo o con l’assenza di chi è già andato via. Forse!

Claudia, avvolta in un elegante manto rosso, sprigiona le note della sua arpa, dapprima lievi, crescenti, ora più deboli come un eco che smuore, infine forti e commoventi, come gli accordi profondi di un organo. E sono carezze, conchiglie e piccoli uccelli e fiori dai mille colori e gigli e palle colorate e lacrime d’ambra che le Eliadi stillano dagli alberi. Non c’è parola che possa descrivere l’espressione d’incanto delle donne della casa di Sanquirico che, come per magia, si lasciano catturare dalla musica dolce e dalle mie parole. E lo spazio si accende tutto intorno a noi, quello stesso spazio che è solito vivere all’ombra del tempo sospeso.

Ricordo un volto, fra i tanti. Una giovane donna italiana con i capelli lunghi che scendevano alla rinfusa sulle spalle, lasciando libera la fronte piccola e graziosa. Le sue pupille brillavano più delle stelle che risplendono in una notte senza luna. Quella nuova luce che le nozze celebrate qualche giorno prima le avevano imperlato di gioia tutta la persona. Si era sposata con uno straniero, anche lui detenuto. Mi mostra con orgoglio la fede :«Uscirò di qui prima dell’estate. Il pensiero di lui mi aiuta a stare meglio qui dentro, mi aiuta a sperare e a sognare. Tutto sembra più facile, adesso. L’amore mi aiuterà a superare tutto». E continua a guardare quella fede al dito che prima non c’era. La malinconia nel volto di chi le siede al fianco, con gli occhi lucidi, sembra andar via con le prime note musicali che annunciano le danze di ADA. Tutte insieme le ballerine, in un unico coro, incedono lentamente nella danza Anello, sulla musica di Domenico da Piacenza. I loro corpi, nascosti dagli antichi abiti, si avvolgono liberati da ogni peso e sembrano trascendere, divenendo ricettacolo della potenza delle loro anime. In loro, nei loro sguardi, il desiderio di danzare che sembra elargire vittoria, salute, vita. E’ un indicativo di trascendenza che regala emozioni e bellezza, diventando non più semplice gioco ma partecipazione, celebrazione. E con la bassadanza il tutto sembra collegarsi alla magia e alla festa, all’amore e al dolore, diventando un canale di comunicazione ed elemento unificante. Una sorprendente unione di corpo, cuore e spirito.

La armonia suave è il dolce canto
che per l’audito passa dentro al core,
di gran dolcezza nasce un vivo ardore,
da cui il danzar poi vien, che piace tanto!”
Guglielmo Ebreo de Perseo (de Praticha sev arte tripudij, vulgare opusculum)


 

Comunicati stampa

La matita di
Fulvio Fontana
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