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L’Urbanistica perduta sulle gru

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Se si voleva una prova del fatto che la produzione industriale, anche se fa profitti, non interessa a nessuno, basta guardare Milano in questi giorni

Negli stessi giorni in cui fra le sterpaglie di Santa Giulia evapora la visione neocementizia dell’ex furbetto Zunino, qualche svincolo di tangenziale più a nord si recita a venti metri di altezza un altro atto del medesimo dramma.
Per attirare finalmente la dovuta attenzione su un caso che a malapena trovava spazio nelle pagine interne di cronaca locale, alcuni operai della INNSE di Lambrate sono (come sempre più spesso si fa ormai in questi casi) saliti su una gru, e intendono rimanerci fino a quello che hanno chiamato il “lieto fine”. Il caso non ha nulla a che vedere con la crisi, né internazionale né rionale: la fabbrica lavora benissimo, e ha abbondanza di ordini da evadere. Ma come succede ormai normalmente, quei terreni si trovano dove non dovrebbero stare, ovvero sul Pianeta Italia, e qui produrre (produrre qualunque cosa, anche sofisticati macchinari per il mercato europeo come si fa alla INNSE) è cosa “superata”, tutti corrono a “smaterializzare”, che non si sa bene cosa voglia dire, salvo forse che smaterializzati si scappa più in fretta col malloppo.

Quella fabbrica sta dove un tempo prosperava la Innocenti, quella della Lambretta, quella dei mitici Tubi Innocenti ecc. ecc. La vicenda è raccontata meglio ed esaurientemente nei dettagli da Loris Campetti nel suo Capitalismo Italiano , storia di fabbrica, di città, di classe e sviluppo economico-sociale. Tutto vecchiume superato, naturalmente: adesso vanno forte le sparate incredibili. Basta ripeterle senza battere ciglio e dopo un po’ tutti (quasi tutti, va!) ti vengono dietro. Come la panzana della Milano da due milioni, che adesso è diventata argomento corrente, cosa che ogni tanto si precisa giusto fra parentesi, per argomentare il nuovo progetto più o meno griffato, come quello che probabilmente anzi sicuramente è già pronto appena quegli operai riusciranno a farli scendere, dalla gru. Al posto della Innocenti, appunto, avanzano implacabili le compatte schiere dei banalissimi quartieri della nuova Milano da taroccare, tutti con la loro griglia stradale a cul-de-sac da lottizzazione brianzola, ma coi palazzoni multipiano invece delle villette, o il parcheggio dell’Esselunga (catena di distribuzione ufficiale della maggioranza cronica di centrodestra) al posto del campo di granturco. Per la piazza, c’è già quella del Duomo, no? Cosa volete ancora: comunisti!

Ecco, posto di lavoro e dignità a parte (a parte?) cosa ci stanno a fare quegli operai in cima alla gru. A ricordarci quanto anti-social sia e sempre sarà l’housing di questa gente e di chi la vuole scimmiottare. Qualche curva della tangenziale più a sud, pochi svincoli, cinque minuti se non c'è il ciclico biblico ingorgo, c'è il fantasma finanziario immobiliare che qualcuno chiama Santa Giulia. I mozziconi lasciati lì da Sir Norman Foster in mezzo a sterpaglie e corvi becchettanti, servono solo a ricordarci che fra non molto toccherà magari pure a noi salire metaforicamente su qualche gru, perché tocca ricordarsi l'antica massima di John Donne: non chiederti per chi suona la campana, suona sempre per te!

Da Eddyburg.it

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