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Il PD dà i numeri e le elezioni si capiscono meglio

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Qualcuno avrà certamente storto il naso alla notizia che dopo più di un mese si parli ancora di analisi elettorale, perché le elezioni sembrano ormai passato remoto e come in questi casi si dice “guardiamo in avanti..”
Ma un difettaccio della politica è quello di non fermarsi a riflettere e capire, soprattutto dopo quella bella scoppola che si è preso l’insieme del Centrosinistra alle ultime elezioni.
Ieri sera in sala Maddalena si è tenuto il dibattito "Oltre le elezioni: il PD"; è stata l’occasione per leggere in maniera diversa i risultati elettorali rispetto a come i grandi esperti e soloni dei media ci avevano spacciato.
I professori Draghi e Natale dell’Università Statale, ci hanno aiutato a rivedere alcuni aspetti della tornata elettorale. L’imprevista sconfitta della Sinistra Arcobaleno è stata da molti spacciata, in termini di flusso dei voti, come una emorragia verso il “voto utile” del Pd e di protesta della Lega. In realtà scopriamo che del teorico 8,2% dell'Arcobaleno un 2,5% è andato sì al Pd, mentre solamente lo 0,5% alla Lega. Soprattutto che solo il 2,4% ha confermato il proprio voto, mentre il “buco” più grosso viene dal 3% del proprio elettorato che non è andato affatto a votare.
I dati del PD: la temuta emorragia a sinistra è quasi inesistente (0,7%, do you remember Mussi?) e il famoso “sfondamento al centro” non c'è stato (pochi decimali, colpa della presenza dei radicali?). Così come non c'è stata la temuta fuoriscita verso l’Udc (0,2%).
L’unico dato confermato, già anticipato dalla stampa, è che all’interno del Pdl è Forza Italia il principale donatore di sangue per il successo della Lega.
Infine una piccola foto sul voto giovanile: a sorpresa il voto dei diciottenni vede nell’incerto PD il primo partito italiano (38,7%) ma guardando meglio si scopre che gli studenti votano PD mentre i lavoratori votano a destra.
Complessivamente la lettura del voto di questi quindici anni (da Tangentopoli in poi) conferma un voto bipolare abbastanza stabile, con un trend sempre positivo per il Centrodestra; gli spostamenti avvengono più che altro all’interno degli schieramenti e a determinare il risultato a volte è il fatto che una parte degli elettori non va a votare per il proprio schieramento, determinandone la sconfitta.
Una riflessione finale, sollevata da Natali sulla comparazione tra il voto europeo: sempre più un voto che chiede “protezione e difesa” dello status quo da una parte, e il voto del paesi emergenti dall'altra, dove prevalgono i cosiddetti “partiti della speranza”, proiettati verso il cambiamento e il futuro.

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