Home Persone Persone Nel paese del libro Cuore, il cuore non c'è più


Nel paese del libro Cuore, il cuore non c'è più

20091201-G-R-A-Z-I-E-a

Per gli immigrati che vengono a lavorare nel nostro paese la casa è un miraggio.
Due storie per cercare di capire le difficoltà di migliaia di lavoratori

D

alle Ande agli Appennini. O meglio, alle Alpi. Ma quella di Sole non è una storia da libro Cuore, è la vita reale. Della nostra testimone sudamericana non diremo il vero nome perché grazie alla lentezza della burocrazia italiana ancora non è regolare, nonostante abbia presentato la domanda e ogni documentazione necessaria. Lasciato il suo paese per assicurare un futuro migliore ai suoi figli, in attesa di poter arrivare in Europa Sole è stata prima in Bolivia, con documenti falsi. La prima tappa nel vecchio continente è stata la Francia, dove ha abitato per un mese in casa di una signora, mamma di un ragazzo con cui aveva compiuto il viaggio transoceanico.

 

20091201-G-R-A-Z-I-E-02

"Grazie" di Cecilia Viganò


Una casa? No, un "posto letto"

La sua meta, però, era fin da subito l'Italia, dove poteva contare sull'appoggio di alcuni familiari. Qui, le "case" in cui Sole ha abitato sono sempre stati monolocali, e sempre condivisi con altri connazionali: per far fronte ai 700 euro di affitto, spese escluse, non ci sono molti altri modi, soprattutto visto che molti dei loro guadagni vengono inviati in patria, cosa che noi italiani abbiamo fatto per buona parte del Novecento. Dato che nessuno di loro è ancora regolare, il contratto è firmato a nome di un altro immigrato che è invece in possesso del documento. Quando le si chiede dove vive adesso, Sole non risponde «in una casa», ma «in un posto letto». E come lei, molti altri darebbero la stessa risposta.

Per lavoro, fa le pulizie in molte case della nostra zona, e in ognuna si trova bene, dice. L'unico vero peso della vita che conduce qui è l'impossibilità di tornare al suo paese per rivedere i suoi figli, finché non otterrà il tanto sospirato documento. L'analisi che fa della propria situazione, però, è lucido: «In questo momento trovare una casa è difficile per tutti, italiani e stranieri – dice – anche se per noi ci sono difficoltà in più. L'affitto significa dare via dei soldi che non rivedrai – aggiunge un po' mestamente – mentre sarebbe bellissimo pagare per qualcosa che alla fine rimarrà tuo. Ma come si fa? Non ci riescono alcuni italiani – prosegue – figuriamoci persone che vengono da lontano».

 

Se la casa è il posto di lavoro

Maghdi, invece, ha una storia differente, perché non è regolare, ma italiano. È arrivato qui dall'Egitto da più di vent'anni, quando ancora gli immigrati sporchi brutti e cattivi erano gli italiani meridionali, non gli stranieri. Anche lui ha vissuto per un po' dalla sorella, che già viveva qui, finché non ha trovato un primo impiego e un alloggio. «Gli egiziani – spiega – non si spostano mai in paesi dove non conoscono nessuno, dove non possono contare nemmeno sul più piccolo aiuto». È una comunità in cui ci si aiuta solo tra parenti, o anche fra estranei? «Assolutamente anche fra estranei – risponde sereno – se adesso venisse un ragazzo senza alcun appoggio, cercherei di aiutarlo per trovare un lavoro e cominciare la sua vita qui».

Maghdi ha lavorato in Italia soprattutto nella ristorazione, ma ha fatto anche l'operaio. Le sue prime "case" erano degli alloggi all'interno degli stessi luoghi di lavoro. A poco a poco, è riuscito ad aprire direttamente lui alcune attività, ed ora ha un suo Doner Kebab in via Lecco (uno dei migliori della città, NdA), dando lavoro ad altri immigrati. Anche lui vive in affitto a 700 euro al mese, dividendo le spese con altri inquilini. Tutto sommato, si può dire che Maghdi sia uno che ce l'ha fatta. Ha potuto lavorare onestamente in un paese ricco, ma non ha mai perso i contatti con il suo paese. Anche adesso che ha la doppia cittadinanza, il suo cuore è ancora completamente egiziano.

Soltanto due storie in rappresentanza delle migliaia di residenti stranieri in Brianza (nella sola Monza 9410 unità, pari al 7,79% della popolazione residente totale, al 1° gennaio 2008; fonte: Ufficio statistica del comune). Sono però indicative di un fatto: sia chi ancora cerca la regolarizzazione sia chi addirittura si è già meritato la cittadinanza italiana fatica molto a trovare una sistemazione stabile, premessa indispensabile perché ci si possa radicare in un territorio, sentirsene parte. Certo, alcuni brianzoli "doc" in camicia verde o azzurra saranno ben contenti che questi residenti di serie B non riescano a sentirsi a proprio agio, così magari "torneranno a casa loro". Intanto, questi lavoratori proseguono la ricerca di un futuro migliore con tutte le loro forze.

Comments:

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

 

Segnala questa pagina



Scrivere in Brianza. Tutte le interviste

Ultimi articoli

News image

Adesso Monza ha un (vero) sindaco

Le elezioni comunali restituiscono a Monza un volto civile, un profilo ambizioso e serio, rappresentato da Roberto Sca...

News image

Distributore nel Parco di Monza: una storia di ordinaria arroganza nazionale

   La vicenda del distributore di carburanti “a basso impatto ambientale” nel parco Reale di Monza è esemplar...

News image

La crisi produttiva in Brianza: intervista al segretario Cgil di Monza e Brianza Maurizio Laini

Video-intervista sui temi della crisi e sulle prospettive future del lavoro in Brianza

News image

Monza, venti anni fa

Anche Monza ha il suo ventennale. Ventennale di che cosa? Ma di Tangentopoli. E aggiungiamo che quella monzese fu una ...

I lettori commentano

I feed di Vorrei

Ambiente
Comunicati stampa
Copertina
Culture
Il blog
Lavori
Le ultime
Persone
Tutti

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti

Anteprime, aggiornamenti e segnalazioni gratis nella tua email. Iscrivendoti accetti le nostre norme e dichiari di aver letto le condizioni di utilizzo e trattamento dei tuoi dati.
Privacy e Termini d'uso