La rivista che vorrei

Registrazione Tribunale di Monza
n. 1927 del 24/9/2008
N° ROC 17857
ISSN 2283-3269

Colophon completo

Bianco Natale o Natale Bianco? Purché sia un Natale celtopadano

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20091220-whitechristmas

Perché è sbagliato sottovalutare le sparate della Lega: non solo operazioni per catturare voti, ma tasselli di una strategia che punta a radicare la mitologia fondante di un nuovo stato.

 

“Ero straniero e mi avete accolto”

(Mt 25,35)

 

 

A Natale siamo tutti più buoni. O no? Una volta, forse. Ma oggi, in Italia, rancore, paura, accanimento contro il diverso non vanno in vacanza nemmeno sotto le feste. Uno dei più recenti, preoccupanti sintomi è l’iniziativa che la giunta leghista di Coccaglio (Brescia) ha infelicemente battezzato Operazione White Christmas. Un nome la cui involontaria ironia la situerebbe a metà tra Bing Crosby e il Totò della mitica Operazione San Gennaro, se i contenuti non fossero (giusto per stare nel clima di stagione) agghiaccianti: in breve, si tratta di ‘schedare’ entro il 25 dicembre tutti i 400 extracomunitari (su un totale di 1.500 stranieri residenti) che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. Se non dimostrano di averlo fatto, la residenza viene revocata d’ufficio.

 

È lo stesso sindaco Franco Claretti a precisare che “…da noi non c’è criminalità, vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia”. Ma se non c’è un problema criminalità legato all’immigrazione, che tipo di ‘pulizia’ si vuole fare? A chiarirlo, in maniera neanche tanto velata, è il nome stesso dell’operazione, traducibile più con un ‘Natale bianco’che con un ‘bianco Natale’: è una pulizia etnica. Naturalmente (e fortunatamente) all’italiana, a colpi di carte da bollo invece che di kalashnikov. Come dire: dato che non possiamo mandar via quelle 1.100 facce scure che, ahimè, sono in regola, faremo di tutto per cacciare almeno i 400 che sono lì lì per. Chiarisce meglio il Lega-pensiero l’assessore alla sicurezza Claudio Abiendi: “Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”. Famiglie con bambini? Ecchissene. Lavoratori onesti che non possono rinnovare il permesso, semplicemente perché hanno perso il posto di lavoro? Pèsc per luur.

 

E non provate a ribattere ad Abiendi & soci che la tradizione cristiana è accoglienza. O, in tema di identità, che oltre un miliardo e 100 milioni di cattolici non italiani nel mondo non capiscono perché mai l’impronta cristiano-cattolica dovrebbe essere una caratteristica distintiva dell’identità italiana (o magari ‘padana’!) piuttosto che di quella spagnola (e i reyes catòlicos dove li mettiamo??), francese (alle radici della patria non hanno forse Giovanna d’Arco?) o irlandese o polacca. Non provate a portare obiezioni logiche, perché non c’è logica in queste scelte se non quella, cinica, di strumentalizzare a fini politici una paura ancestrale che si è prima evocata e poi coltivata.

 

Cristiana o celtopadana, purché sia ‘tradizione’

O forse una logica c’è? Secondo alcuni analisti più raffinati (o dietrologi più contorti, dipende dai punti di vista), ci sarebbe. Qualche settimana fa, ha destato scalpore negli ambienti politico-mediatici Fratelli d’Italia? (punto interrogativo incluso), un pamphlet dietro il cui anonimo autore si celerebbe un personaggio molto addentro all’entourage di centrodestra – e con gran contezza di cose leghiste. Ambientato nel 2013, il racconto fantastorico ipotizza che, dopo una schiacciante vittoria alle regionali del 2010, la Lega faccia cadere il governo Berlusconi e appoggi dall’esterno un esecutivo ‘di salvezza nazionale’ Pd-Udc-Idv, approfittando poi della debolezza della coalizione per mettere a segno una ‘secessione di velluto’ del Nord, a partire dal Veneto.

 

In uno dei passaggi del libro, l’informatissimo anonimo nota come le boutade e le aggressioni verbali leghiste, apparentemente estemporanee e mirate a vantaggi immediati, siano in realtà parte di una strategia complessa che la Lega sta portando avanti da tempo e che punta a costruire sul territorio e sull’identità (insomma, sul vecchio-nuovo binomio sangue-suolo, Blut und Boden) una nuova ideologia che sostituisca quelle morte del ‘900. In effetti, ad alcuni osservatori che guardano la situazione con un occhio meno politico, e più storico e sociologico, non è sfuggito che la Lega è da tempo impegnata nella costruzione della mitologia fondante di un nuovo stato. Del resto, l’obiettivo della secessione rimane nello statuto del partito e, sebbene definito informalmente come ‘storia’, non è mai stato ufficialmente rinnegato.

 

Se state pensando che si tratti di una pretesa velleitaria, ripensateci un attimo. Ogni nazione, o meglio ogni stato, ha i propri miti fondativi. Che non sono necessariamente inventati (come Romolo e Remo), anzi, hanno quasi sempre un fondamento storico (la presa della Bastiglia, per esempio…) ma sono sempre ‘riprogettati’ a ritroso per essere funzionali allo stato di fatto cui si devono riferire. E per questo cambiano nel tempo e nello spazio, spostando confini e appartenenze. C’è stato un momento in cui gli abitanti delle Tredici Colonie hanno smesso di sentirsi coloni inglesi, e hanno cominciato a sentirsi americani. E i loro miti fondanti sono diventati i Padri Pellegrini e la Guerra d’Indipendenza. A un certo punto della loro storia, l’Austria non si è più sentita uno dei tanti stati tedeschi (così ancora si definivano gli austriaci ai tempi di Mozart, per esempio, nel tardo ‘700) e ha iniziato a percepirsi come qualcosa di specifico e diverso, all’interno della comunità dei parlanti tedesco, costruendo sulla propria dinastia regnante il suo mito fondativo, quel mito asburgico così potente che ancora oggi affascina molti.

 

La grande occasione mancata dalla Lega

La comunanza di lingua è elemento necessario (ma non sempre: non in Svizzera, tanto per dire) ma non sufficiente a costruire una nazione. Provate a chiedere a un ticinese se è italiano (o a un ginevrino se è francese) e vedrete che vi risponde, più o meno educatamente. Sì, obietterete voi, ma dietro l’autonomismo-federalismo-secessionismo della Lega c’è solo una questione di soldi. Può darsi. Ma questo non cambia il quadro. Anche la guerra d’indipendenza americana è scaturita da un problema di tasse (sul tè, per la precisione: ricordate la vicenda del Boston Tea Party?): il primo motto dei rivoluzionari a stelle e strisce è stato No taxation without representation, niente tasse senza rappresentanza: all’inizio, tutto ciò che reclamavano era il diritto di mandare i loro rappresentanti al Parlamento di Westminster, che decideva delle loro tasse. E guardate dove sono arrivati.

 

In questo quadro, il ‘cristianesimo’ leghista non ha nulla a che fare con la fede (lo provano le pesanti critiche portate recentemente al cardinale Tettamanzi, tra gli altri) e rappresenta solo un altro tassello identitario in un controverso mosaico per il quale si possono recuperare indifferentemente i Celti e Alberto da Giussano, la battaglia per il crocifisso in classe e il rito pagano delle ampolle con l’acqua del Po.

 

Per fortuna (degli altri), pur avendo una strategia a lungo termine (e questo nella politica italiana è già molto) la Lega appare piuttosto maldestra nell’attuarla. Lo scivolone di Barbarossa, il costosissimo (per i contribuenti italiani – tutti, inclusi siciliani e calabresi) kolossal in costume che doveva diventare il Braveheart padano, ne è la dimostrazione. Altrettanto lo sono i goffi tentativi di realizzare notiziari in dialetto. Sensato il tema (la lingua come collante identitario), sbagliato lo svolgimento. Sarebbe bastato copiare i cugini catalani che, per (ri)fondare la nazione, come prima cosa hanno creato fin dagli anni ’20, tramite l’ortografia, una lingua standardizzata capace di rappresentare tutte le parlate dei diversi paisos catalanos, da Perpignano fino ad Alicante – anzi, Alacant – con l’effetto di permettere la trasposizione scritta di concetti complessi (cosa assai più difficile nei dialetti) e trasformare il catalano in una vera lingua veicolare. La stessa operazione è stata tentata nel sud della Francia con l’occitano, anche se con risultati molto meno impattanti dal punto di vista politico.

 

 

Coltivatori dilettanti di semi di nazioni

Nella Lega, però (sempre per fortuna per gli uni, e purtroppo per gli altri) manca il livello culturale dei movimenti indipendentisti iberici, dove ha militato il meglio dell’intellighenzia catalana. Al punto che il movimento verde non è stato capace di cogliere nemmeno l’assist che negli anni ’90 è arrivato dal mondo accademico. Quando, soprattutto grazie agli studi del linguista australiano Geoffrey Hull (il suo saggio è del 1987-88), la comunità scientifica cominciò ad ammettere che le parlate del Nord Italia non erano affatto dialetti italiani, ma celtoromanzi (lingue ‘sorelle’ di quelle francesi, dunque, e non italiche), che rappresentavano varianti di una stessa lingua comune (battezzata da Hull ‘padano continuo’ o ‘padanese’) e potevano vantare, almeno fino alle soglie del Rinascimento, una tradizione scritta che non aveva nulla da invidiare a quella occitana o catalana.

 

Sono materiali esplosivi, questi, nel crogiolo dove gli stati e le nazioni muoiono e nascono di continuo, quello stream of consciousness tra generazioni che per semplicità chiamiamo inconscio collettivo. E proprio per questo non si capisce bene se il fatto che siano dei dilettanti a maneggiarli ci debba più rassicurare o preoccupare. In ogni caso, un solo errore non bisognerebbe commettere: sottovalutare il fenomeno. Esattamente quello che politici e intellettuali italiani hanno fatto per vent’anni. E continuano a fare ora. Non basta continuare a ripetere, come per autoconvincersi, che “…la Padania non esiste”. Perché di una nazione si può dire lo stesso che Michel Foucault diceva a proposito dell’anima: poiché vive nel mondo dell’intelletto, nel momento in cui l’uomo inizia a pensare che esista, essa esiste. Tanto più oggi che, con lo sviluppo di aree come il Nordest e la dorsale adriatica, il centro-nord è diventato un’area tanto più economicamente e socialmente omogenea al suo interno, quanto sempre più distante dal centro-sud. Nessuna entità statale può sopravvivere a lungo con un territorio spaccato in due tra una parte che è la seconda o terza macroregione più ricca d’Europa e un terzo del paese dove il reddito procapite è precipitato al 75-80% della media Ue. E i leghisti non saranno economisti di Harvard, ma certe cose le sanno. Di pancia, ma le sanno.     


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Commenti  

#1 Luca Tedoldi 2009-12-21 19:34
Questa è la terra di Pietro Verri e di Cesare Beccaria, di Parini e Manzoni. Ma oggi questi grandi spiriti non ci sono, questa cultura manca.

Le tredici colonie sono ben'altra cosa. Qui non abbiamo il Federalist, non abbiamo quella riflessione lunga e profonda sulla libertà e sulla comunità, sul potere e la necesstà di controllarlo, non abbiamo Madison ed Hamilton.
I cavernicoli della Lega non hanno prodotto un intellettuale in trent'anni. Quale stato vorrebbero creare? Il ridicolo Parlamento della CAcania? Il loro ducetto è uno che ogni mattina faceva finta di andare a lavorare in ospedale, che ha fatto finta d'essersi laureato, che di certi libri sul comunitarismo non capirebbe nemmeno le prime dieci pagine. Un impostore di successo, in una terra di lavoro cieco di ignoranza superba. Coltivano semi di nazioni? Sono tradizioni inventate ed usurpate, dialetti che muoiono dopo dieci chilometri, campanili più che identità, tifoserie più che cittadinanze, dicerie senza prove invece che dati certi. Ci vuole poco a dominare questa povera gente, come scrisse Tocqueville: "Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto.
Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.
Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa". Questa gente si raduna davanti ad un nemico espiatorio, ad uno schiavo da perseguitare, cosa facilissima per il loro banalissimo nazismo, ma non sarebbe mai in grado di fare il passo dell'indipenden za statale.
Citazione
#2 paolo brianze 2009-12-23 22:11
Finalmente qualcuno che non ripete i soliti mantra piagnoni sulla lega e sulla secessione.
Non la conosco, sig. Ferrara, ma Le faccio i complimenti.
E grazie a Diego Colombo che mi ha segnalato il suo intervento.
Citazione
#3 Pino Timpani 2009-12-28 13:23
Il problema delle identità nell'era della globalizzazione dovrebbe essere affrontato dalla politica, mentre questa è invece intenta a spartirsi poltrone.

A me non preoccupa affatto l'idea di secessione o autonomia, nel senso che la vedo come una pulsante richiesta di dare valore e forza politica ai territori.
In se questo può essere un fatto positivo, può saldare meglio i complessi legami del mondo globalizzato e rendere maggiormente partecipe ai processi le popolazioni.

Non sono neanche preoccupanti le escalation più o meno velatamente razziste, se queste possono essere ridimensionate in contesti decisionali territoriali con il sistema democratico.
Esse, cioè le reazioni chiamiamole così emotive, in un sistema effettivamente democratico possono essere assorbite e cancellate dalla volontà popolare, che alla fine prevale in saggezza.

Il problema, Claudio, che invece non mi pare trattato dal tuo ottimo servizio è la presenza ingombrante di un sistema politico organizzato in forme partito obsolete, in cui poco o nulla filtra
della volontà popolare. Più che un sistema democratico sembra avanzare un sistema tecnocratico, dove la politica dei partiti s'è chiusa a chiave nella stanzetta sgangherata di comando nazionale, usando l'eliminzione della preferenza nelle elezioni, che non può che favorire la permanenza di una casta incompetente e inconcludente.

Ultime osservazioni. Il problema di ricostruzione identitaria che sconta in particolare la Lombardia risiede nel percorso storico degli ultimi secoli. La Lombardia infatti è stata sottomessa a colonia spagnola per circa 200 anni e poi passata in eredità alla dominazione asburgica per altri 50 anni. L'annessione all'Italia è stata operata con una guerra di conquista da parte dello stato sabaudo.
Inoltre, le regioni della pianura hanno storie completamente diverse, basti pensare al ruolo avuto dalla Repubblica Veneta, rimasta indipendente fino all'invasione di Napoleone. Quindi non si tratta di un unico blocco.
Non è stata neanche una scelta lombarda quella di favorire l'industrializz azione del nord ( in particolare la Lombardia ) a scapito del sud, ma un accordo tra la calsse dirigente piemontese e quella del sud.

Ora qui in Lombardia sono inseriti circa 3\4 milioni di meridionali, nella costruzione identitaria questo aspetto è basilare. Il pressapochismo della Lega si impiglia proprio qui. Per fortuna che negli anni '90 è arrivata l'immigrazione extracomunitari a, perchè altrimenti sarebbe rimasta a farneticare nel motto - via tucc i teruni.
Ora noi terroncelli siamo qui e molti di noi si sentono pienamente lombardi, pronti a rivendicare democrazia, maggiore rispetto del territorio e degli esseri umani.
Citazione
#4 Luca Tedoldi 2009-12-29 14:30
Timpani dice: "Non sono neanche preoccupanti le escalation più o meno velatamente razziste, se queste possono essere ridimensionate in contesti decisionali territoriali con il sistema democratico.
Esse, cioè le reazioni chiamiamole così emotive, in un sistema effettivamente democratico possono essere assorbite e cancellate dalla volontà popolare, che alla fine prevale in saggezza".
Complimenti per l'ottimismo e per l'uso del termine "emotive".
Mi viene in mente la retorica eufemistica di berlusconi, costretto a commentare le frasi del suo alleato bossi, frasi come questa: “Il progetto mondialista americano è chiaro: vogliono importare in Europa 20 milioni di extracomunitari , vogliono distruggere l’idea stessa di Europa garantendo i propri interessi attraverso l’economia mondialista dei banchieri EBREI e attraverso la società multirazziale. Ma noi non lo consentiremo!” Decisamente passionale l'Umberto.
Non sempre certi atti, diciamo così, sentimentali, vengono ASSORBITI. Ad esempio:
1 Troppa gente mangia kebab. Bisogna reagire! Il sindaco leghista di Capriate San Gervasio, il 15 luglio 2009 bandisce dal centro cittadino “Kebab o simili”. “Il loro insediamento è vietato”. Non è per razzismo, dicono, è per il decoro urbano. No al kebab, che non è cultura locale. Esulta il popolo di Mc Donald. Sushi e Mcdonald sì, kebab no!
2 2005: le giunte leghiste dei comuni di Morazzone e di Tradate regalano ad ogni neonato 5oo euro! Il “Bonus bebè”! Ma i genitori devono essere italiani; saluto al duce!
3 Ottobre 2006, il sindaco leghista Oscar Lancini di Adro, in provincia di Brescia, promette un premio in denaro ai vigili che catturano gli immigrati senza permesso di soggiorno! Che si fa per le radici cristiane, per l’amore del prossimo, per la caritas!
4 Ottobre 2008: classi "d'inserimento" per bambini extracomunitari . La Camera ha approvato la mozione della Lega Nord in materia di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell'obbligo: discriminare sempre, integrare mai!
5 Settembre 2008: il sindaco leghista di Cantù, Tiziana Sala, istituisce un numero verde per denunciare gli stranieri senza permesso di soggiorno che affittano delle case. Vedi un "negro"? Magari è clandestino. Chiama il Comune! Denuncia anonimamente, non è delazione, è partecipazione! Va bene Gesù Cristo o, meglio, Babbo Natale, ma basta con l’umanità!
6 Il 13 settembre 2009 Fabio Vitali, Efrem Bellussi, Giampietro Finazzi e Luca Paris, vestiti di verde durante la festa della Lega Nord a Venezia (“non so se erano simpatizzanti della Lega”, dirà il capogruppo Alberto Mazzonetto), prendono a bastonate, pugni e calci Ervin Doci e un collega. In centro città. In pieno giorno. Dopo aver messo a soqquadro l’intero ristorante “La Bricola” in cui i due lavorano.

Ovviamente potrei continuare. La corte costituzionale spesso è intervenuta per bocciare le nefandezze della Regione Lombardia, ma i sindaci hanno piede libero nel vomitare le loro ordinanze razziali. E la volontà popolare APPLAUDE; altro che saggezza! La casta leghista rispecchia l'analfabetismo civico e morale della massa dei paesotti chiusi di questo freddo Nord. In questo è democratica!
Citazione
#5 Pino Timpani 2009-12-30 15:00
@Luca,
le nazioni stanno per essere superate dalla storia, anzi sono già in avanzato stato di assorbimento alla globalizzazione . Nel terreno de-nazionalizza to, o meglio de-territoriali zzato come direbbe la coppia Deleuze-Guattar i, sta avvenendo un convulso processo di trasformazione. In Lombardia accadono cose non molto dissimili da quanto accade in diversi altri territori europei e mondiali. La citazione di Claudio della Catalogna è uno dei lampanti esempi di processi territoriali in cui le popolazioni trovano il modo di governare, o almeno tentare, i processi e stare al passo con i tempi.
La Lombardia ha una grossa crisi identitaria, tu stesso la vedi e la analizzi. Bisogna dargli risposte. I personaggi che hai citato nel primo post,Verri, Beccaria, Parini e Manzoni , sono universalmente riconosciuti come padri fondatori della nazione Italiana, insigni creatori di diritto, linguaggio, letteraura e arte che è stata attinta a man bassa nella cultura dell'idea nazionale italiana. La Lombardia e Milano in particolare è anche stata la sede centrale del Cln e base fondante della repubblica, locomotiva della rivoluzione industriale, in questo momento è ampiamente rappresentata e determinante nel governo.

Se avesse una classe politica all'altezza, potrebbe cavarsela egregiamente, come ha fatto negli ultimi 200 anni. Invece così non è, perché qui c'è la gara a chi arraffa di più, comprensibile visto la massa degli interessi è concentrata qui. Allora si tratta di ri-canalizzare i fenomeni di tribalizzazione e ricostruire una rete sociale in grado di auto governarsi. La politica deve nascere da qui, da un progetto di società, che non c'è, perché al suo posto ci sono gli affari. Ci sono contraddizioni alquanto stridenti all'interno di alcuni luoghi che hai citato, soprattutto nei territori di maggior consenso alla Lega, ad esempio uno sfruttamento elevato dell'immigrazio ne. E' noto che il maggior vantaggio dell'immigrazio ne arriva alla microimpresa, la tribalizzazione produttiva di cui è riempito il territorio, quella che spesso è “costretta” a lavorare in nero per restare competitiva, quella dei milioni di padroncini che affittano case fatiscenti a prezzi alti, speculando sul bisogno degli immigrati e che poi è la base, lo zoccolo duro del consenso alla Lega.

Gli esempi che hai elencato del lavoro amministrativo in atto dimostrano che alla Lega (partito uguale agli altri e in alcuni casi più degli altri), non interessa tanto risolvere i problemi, ma invece si da da fare per acuirli, forse perché pensa di trarne ulteriore consenso e quindi più potere in se, così, fine a se stesso.
Questa cosa non è affatto seria, ma è estremamente logica. Guadagnare, l'ideologia del profitto sopra tutto.
Allora adesso la politica deve dare risposte, ci deve permettere di avere identità e non relegarci a una massa sterminata di polli di allevamento. Siccome la politica la crea la società, essa troverà il modo per sistemare le cose, non lo dico io, lo dice la storia.

Forse tu sei giovane e non sai o non ricordi di quando negli anni '50 la Svizzera chiuse le frontiere e molti immigrati continuarono a passarore clandestinament e, anche durante l'inverno con la neve. Molti bambini furono lasciati sul confine per diversi mesi e poi negli anni '60 raggiunsero il loro genitori nelle malsane baraccopoli di Zurigo. La Svizzera è nota per essere una delle nazioni più democratiche e indipendenti del mondo.

Sono favorevole alla conservazione degli idiomi locali, le culture e le tradizioni. Recentemente sono stato in Veneto e ho visto molti immigrati, soprattutto quelli africani, che conoscono molto bene il dialetto più di molti autoctoni. Il problema grosso che bisogna affrontare è come evitare che l'immigrazione si devolva nella costituzione di strati sociali emarginati o sottoclassi sociali, evitare il modello americano di società multirazziale, che ha prodotto squilibri disumani ingovernabili. La democrazia è lo strumento, non l'ho inventata io, esiste da migliaia di anni e funziona. Allora, non rincorriamo tutte le provocatorie e aspettiamo pazientemente che i Prosperini vengano arrestati, per affari e non per razzismo.


Un po di dibattito su Vorrei, evviva!
Citazione
#6 LUCA T. 2010-01-04 16:26
Grazie Pino. Apprezzo il richiamo alla democrazia, che non contraddice l'attaccamento alla memoria ed alla cultura locale.
Condivido poi il punto in cui parli della volontà della Lega di lucrare sui problemi, invece che fare qualcosa di efficace e duraturo per risolverli. Tutti ormai dicono che questo partito cita le questioni giuste e sceglie bene le sue carte, perché si getta sulle ferite che fanno più male e inquietano le persone. Il suo gettarsi sull’osso per spolparlo, anche ai danni di chi, donando l’obolo del voto spera in una possibile soluzione, è una conseguenza della facilità della sua mossa comunicativa: più restiamo dentro l’incubo indotto, più io prospero. Ma allora si pone un altro drammatico inganno.
Questa costruzione (che bada solo all’efficacia immediata) di una post-realtà immaginaria non ha nulla della conservazione della cultura locale. I ladroni a casa nostra dell’immaginari a Padania (dunque possiamo chiamarla anche in un altro modo, ad esempio “Cacania”) fondono le dimensioni del sogno e della realtà (appresa a suon di Studio aperto e giornali di partito, dunque: stereotipi, ellissi, pregiudizi, generalizzazion i, certezze fisse) in una surrealtà che accarezza e legittima i fantasmi del mondo psichico infantilizzato. Quale cultura vogliono tutelare questi surrealisti, se non quella contro cui la loro stessa terra ha combattuto, quella anti illuminista, antidemocratica , fascista e postmoderna? Dov'è il Dio Po, dove sono le liste del Parlamento del Nord, dove le radici celtiche, dove Porta, Tessa, Gadda, Zanzotto ...

E la loro battaglia per la ghettizzazione classista, non crea proprio quelle celle separate di una società divisa, atomizzata, unita solo dal dogma illiberale del profitto? E dov'è questa tutela del territorio, santificato senza posa, quando i comuni del nord non fanno che offrire il culo ai privati nullificando il suolo e urbanizzando tutto il possibile?
Citazione
#7 wejdane 2010-01-09 18:37
Vorrei contribuire con qualche riflessione sulla destra populista europea. Potrebbe essere interessante mettere la lega in un contesto più ampio, guardando l'Europa. Sono immigrata musulmana in Italia quindi mi interessano questi due temi soprattutto quando vengono messi insieme :islam e immigrati, quindi identità e diritti.
Non è difficile rintracciare il filo conduttore del discorso delle destre populiste ed estremiste europee che si pongono oggi come portatori della Verità fomentando il malessere sociale e facendo leva sull’insicurezz a all’interno un discorso demagogico.
I movimenti di populisti e di estrema destra europei dispongono oggi di un reale potenziale elettorale facendo leva sulle tendenze al razzismo di cui testimoniano la popolazione appartenente alle classi medie. Questi movimenti sfoggiano con successo la loro strategia di legittimazione ponendosi come avvocato della maggioranza silenziosa .

Percorrendo rapidamente alcuni slogan possiamo identificare i tratti comuni ai diversi movimenti di destra populista (e estremista) in Europa e in particolare nell’uso del tema islam. Dalla Vlaams Belang belga e la questione dell’ingresso della Turchia nell’Unione Europea alla FPÖ austriaca che interpellava gli elettori del centro utilizzando l’arma della paura dell’islam già dal “lontano” 1997. L’unione Democratica del Centro in Svizzera, che ricorre all’immagine della pecora nera esigendo l’espulsione degli stranieri criminali e facendo votare una mozione per la non proliferazione dei minareti. Il Partito nazionaldemocra tico tedesco (NPD) riprendeva in una manifestazione contro la costruzione della moschea di Cologna la frase di Einstein che “Ogni verità ha bisogno di uno che abbia il coraggio di dirla” dichiarava di fare pulizie. Associando gli immigrati con l’islam, i partiti tedeschi si opposero sia alla costruzione delle moschee sia al diritto di voto degli immigrati, articolando i loro discorsi attorno alla paura dell’islam. Identificandosi come “il” partito anti-islam, il populismo di destra tedesco mira tra l’altro il pubblico giovanile agitando lo spettro di un islam ostile alla modernità e al modo liberale degli adolescenti tedeschi .

I populisti di destra si camuffano sotto la denominazione di movimento cittadino (Prö Koln tedesca) di “vero partito del popolo” (Fronte Nazionale francese), scelgono le tematiche che suscitano le paure della popolazione a livello comunale, conducono inchieste e sondaggi relative a queste questioni sensibili e poi raccolgono firme e realizzano banche dati che servono la loro propaganda .

In modo particolare il populismo di destra si rivela particolarmente pericoloso perché si appropria e tocca delle questioni e dei dibattiti ancora « giovani », poco circoscritti o non ancora ancorati nella società che costituiscono in questo modo dei punti di attacco particolarmente sensibile, come lo ha dimostrato il voto sui minareti in Svizzera.
La propaganda delle destre populiste sfruttano spesso il deficit di dialogo e di rappresentazion e, si appropriano velocemente dei problemi sociali esistenti etnicizzandoli e interpellano i sentimenti di identità. La lega Nord non manca all'appello.

P.S. abbiamo attivato un gruppo su facebook NATALE A COLORI, insieme a iniziative analoghe ci sono state qualche migliaia di adesioni.
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