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La torta padana. Poco politichese ma tante poltrone. Stampa E-mail
Di Giuseppe Civati   
Giovedì 19 Giugno 2008

Davide Boni sarà con tutta probabilità il nuovo vicepresidente della Regione Lombardia. La Lega non ha avuto la presidenza, perché Formigoni ha deciso di rimanere al proprio posto, ma vuole contare di più, incassando immediatamente il proprio dividendo elettorale. E' una mossa tipica del movimento di Bossi, che da anni è il vero partito di lotta e di governo. Anzi, "di lotta quindi di governo". Cavalca la demagogia, il populismo, interpreta quella che Al Gore chiama politica dell'amigdala (pensando alla paura), si pone quale rappresentante dell'anti-politica, opta per un linguaggio lontano dal politichese, e però, nel frattempo, occupa tutte le posizioni di potere che le spettano. E forse anche qualcosa di più. In Lombardia, la Lega può contare sul presidente del Consiglio regionale, sulla Sanità, con Bresciani, sull'Urbanistica, con lo stesso Boni, sulla Cultura, con Zanello. Posizioni eminenti dal punto di vista politico e di grande peso dal punto di vista istituzionale. Così è successo a Roma, con la costituzione del nuovo governo. Così succede in ogni territorio del Nord, dove la Lega è decisiva. Ora è il suo momento. E vuole tutto. E, anche in Brianza, lo avrà. Il candidato presidente della nuova Provincia con tutta probabilità sarà leghista. Forse pensando che Mariani - leghista dissidente riabilitato nel 2007 - non sia ricandidato alla fine del suo mandato. La Lega è lontana dai palazzi del potere e, nello stesso tempo, con grande naturalezza, ne occupa le stanze più prestigiose. Uno dei paradossi della politica italiana, che Berlusconi è riuscito a rendere possibile, anche in occasione delle ultime elezioni. Il successo della Lega - al suo fianco - gli ha dato una forza straordinaria. E la Lega sa di poter contare su Berlusconi, in un rapporto che non è mai stato così stretto e positivo per entrambi. Resta solo da capire se non andrà in fibrillazione, se il federalismo fiscale si riuscirà a fare, se la Lega si riterrà sazia o se preferirà tornare, come spesso è accaduto negli ultimi vent'anni, a rappresentare un'alternativa al sistema. Per occuparlo, il sistema, immediatamente dopo averlo demonizzato. Machiavelli si è rincarnato a Gemonio. Ha toni solo più gutturali, ma la finezza è un marchio di fabbrica, e spesso si accompagna ad una certa ruvidità. Al politicamente scorretto, per capirci. Un altro paradosso che la Sinistra dovrebbe preoccuparsi di interpretare. A meno che non sia già troppo tardi.

NdR Questo articolo aveva un titolo molto più bello, "Machiavelli a Gemonio", ma siccome non usiamo il sottotitolo era necessario essere più diretti. Mannaggia.

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Commenti
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Yellow  - il conduttore di anime   |88.43.234.xxx |19-06-2008 10:55:48
Bodei scrive: "nella storia l'apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà".
Siamo nell'era della comunicazione. Giornali e televisioni danno grande visibilità e possono fare di più di mille ragioni, compresa quella di Pippo che denuncia l'incredibile paradosso della Lega.
Gimmi Perego  - Ma le poltrone come le usano?     |88.42.96.xxx |23-06-2008 10:36:37
Condivido quanto scrivono Pippo e Yellow, e lancio una proposta di approfondimento: come le hanno usate queste poltrone? Nell'urbanistica, in Lombardia, a Monza lo abbiamo visto bene: ben tre (tre!) modifiche alla legge urbanistica apposta per favorire gli interessi priivati del Capo. Ma non della Lega.
Pino Timpani  - Lega al capolinea     |151.20.139.xxx |23-06-2008 23:30:47
Rimango convinto che in realtà la Lega sia al capolinea. Sembra anche questo un paradosso, però il risultato positivo di primavera è stato fortemente viziato dalla detronizzazione di Prodi: la propaganda è riuscita in pieno a far passare il governo precedente come inetto, una mortadella molliccia, soprattutto perché è stato ultra-aiutato dalla dissoluzione dell’Unione, con conseguenti scambi di fendenti che durano tuttora. Quando l’elettorato ha visto tutto questo bailame di litigi non s’è fidato e si è spostato momentaneamente alla Lega. Il motivo principale per cui Macchiavelli qui non c’entra e
che permane una forte condraddizione: la Lega è oggi al governo con il peggio del craxismo che ha dominato negli anni ’80, di cui essa si è abbondantemente foraggiata nel consenso di contrasto da parte di vasti strati sociali del nord ( soprattutto nella fascia pedemontana ). Ora però deve pagare il pedaggio, Gimmi ha sopra evidenziato un “accontino” preciso in un Pgt a noi vicino, ma non manca il materiale per finire pian pianin nel cul del sac tra qualche annetto.
Macchiavelli, al contrario della Lega, non aveva la finalità devolutiva, ma il contrario. Con il Principe, che la storiografia identifica con Cesare Borgia, tentò di inseguire linee strategiche di aggregazione, dopo aver speso inutilmente e per molto tempo le sue energie nelle complesse conturbazioni del movimento dei comuni.
Già in passato un certo Craxi tentò di addomesticarsi Niccolò, ma secondo me è inutile:
Macchiavelli, che è stato tirato nei secoli da tutte le parti, resta nell’immaginario popolare uno stereotipo negativo al pari di Robespierre, ma in realtà entrambi furono dei finissimi uomini politici che, per disavventura, operarono in epoche impossibile per le loro concezioni.
Pino
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