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Scaliati: da dove viene e dove va la Lega Nord

Giuseppe Scaliati (www.giuseppescaliati.it) è un giovane studioso di scienze politiche, laureato all'Università degli studi di Napoli "Federico II". Al suo attivo ormai un buon numero di volumi sulle destre italiane ed europee. Fra questi "Dove va la Lega Nord" del 2006. Abbiamo chiesto a lui di raccontarci se e come il partito di Umberto Bossi è cambiato nella sua storia.

Come nasce l'interesse per il fenomeno Lega in un uomo del Sud?
Il mio libro è nato quando, dopo la pubblicazione di "Trame Nere" sui movimenti neofascisti italiani, ho avvertito l'esigenza di spiegare come anche la Lega Nord non si differenzia tanto dai movimenti della estrema destra europea. Mi spiego meglio. Il Carroccio dalla fine degli anni '90 ha subito un vero e proprio cambiamento ideologico, per certi versi una vera e propria virata a destra, accentuando i caratteri xenofobi e razzisti. Ad esempio, il nemico numero uno non è stato identificato più nel "meridionale scansafatiche", nel "terrone", bensì nell'immigrato considerato come il contaminatore della razza padana.

Il Carroccio dalla fine degli anni '90 ha subito un vero e proprio cambiamento ideologico, per certi versi una vera e propria virata a destra, accentuando i caratteri xenofobi e razzisti.

Praticamente il partito di Bossi non ha fatto che abbracciare le teorie in voga in questi anni tra i movimenti della destra radicale europea. E più propriamente di quel gruppo di partiti che pur non avendo nessun passato neofascista basano le proprie politiche sulla lotta all'immigrazione, la difesa della cristianità europea dall'avvento dell'Islam (nonostante il passato pagano dei leghisti!) e la ferma opposizione all'Unione Europea, cui contrappongono l'Europa dei popoli.
Inoltre, negli ultimi dieci anni – come ampiamente documentato nel libro riportando le pagine del quotidiano leghista La Padania - sono frequenti le collaborazioni della Lega Nord con le varie forze dell'estrema destra italiana ed europea. In alcuni casi, come a Verona, queste forze politiche sono quasi un tutt'uno.

La Lega viene spesso additata oggi come un esempio di radicamento nel territorio e di vicinanza ai cittadini. È un dato reale o è il frutto di una campagna di marketing politico?
È la verità. Le ultime elezioni ne hanno dato la prova. È stato il radicamento nel territorio, il lavoro quotidiano di ogni semplice militante e dirigente a contribuire al successo. Una buona mano è arrivata dalle televisioni che hanno amplificato le azioni leghiste e contribuito ad incrementare il sentimento di insicurezza.

Dal punto di vista dell'opportunismo e della caccia al potere, esiste davvero una differenza fra la Lega e gli altri partiti politici?
La Lega Nord è un partito che fa del populismo il suo pane quotidiano, è un partito che si è radicato nel territorio come nessun altro. Dopo il fallimento delle sinistre negli ultimi anni, più concentrate ad entrare nelle stanze del potere piuttosto che occuparsi degli interessi delle classi meno abbienti, è stato sicuramente il partito di Bossi a differenziarsi per un maggiore attaccamento al popolo invece che al potere.

La Lega continua a professarsi ne' di destra ne' di sinistra. Quanto si può considerare vera questa affermazione?
Secondo me è falsa. Il partito leghista rientra nella categoria dei movimenti della destra populista europea nati come movimenti di protesta contro le tasse, fine anni '80 primi anni '90, e poi trasformatisi in partiti della "nuova destra" xenofoba e razzista vicina alle teorie del "differenzialismo etnico" del "padre" del nuovo razzismo, il filosofo francese Alain De Benosit.

È stato il radicamento nel territorio, il lavoro quotidiano di ogni semplice militante e dirigente a contribuire al successo.

Esiste qualcosa di simile alla Lega negli altri paesi europei?
Basta dare una occhiata alla vicina svizzera all'Udc di Blocher, o nei paesi scandinavi, dove troviamo il Partito del Popolo Danese e il Partito del Progresso norvegese, che mettono in atto politiche uguali a quelle della Lega Nord.

Nel libro lei traccia il percorso della Lega sino al 2006. È cambiata molto negli ultimi due anni?
Dopo il 2006 la Lega Nord ha subito un tracollo elettorale e di militanti non indifferente. La malattia di Bossi ha certamente influito sull'andamento del partito. Ma allo stesso tempo il Carroccio è ritornato tra le gente, ha quasi ricominciato da capo usando ogni mezzo, dall'omofobia al becero razzismo fino all'esasperazione del clima di insicurezza. Le ultime elezioni ne hanno dato i frutti. Un risultato strepitoso, per di più conseguito nelle roccaforti della sinistra oramai da anni lontana dalla gente comune.

Quanto era prevedibile il successo alle ultime elezioni?
Fino ad un certo punto. Ma un exploit così netto a danno della Sinistra, in particolare della effimera coalizione de l'Arcobaleno, secondo me non l'aveva previsto nessuno.

Dove va invece oggi la Lega?
La Lega oggi è al governo e condizionerà le scelte di Berlusconi, ma fino ad un certo punto. Entrambi sanno di essere indispensabili l'uno all'altro. Ma il maggiore punto di forza del Carroccio saranno gli enti locali, dove la forte presenza in seguito all'exploit elettorale, determinerà le politiche di quelle zone.

Le immagini dei manifesti "storici" della Lega sono tratte dal sito di Riccardo Minini

 


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