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Cattolici in camicia verde. Intervento di Marco Tognini


Dopo aver sentito Don Giorgio De Capitani sul rapporto fra la Lega Nord, la fede e il cattolicesimo, abbiamo pensato di chiedere un intervento sullo stesso tema anche al segretario del Carroccio a Monza, che è anche da molti anni membro dell'Azione Cattolica.

D

evo confessare come più di una persona, nel vedere il distintivo dell’Azione Cattolica appuntato sulla mia giacca, mi abbia domandato come faccia a conciliare l’impegno nel mondo cattolico con la mia militanza leghista, quasi fossero realtà antitetiche. Di sicuro il movimento leghista ha spesso preso posizioni dure o impopolari, ma certamente non mi sono mai sentito un ipocrita o un “Giano bifronte”, perché ogni scelta è sempre stata ben meditata.

Sicuramente la Lega, avendo l’ambizione di voler rappresentare un popolo, si configura come un movimento laico nel quale convivono diverse anime: quella tutta “legge e ordine”, quella libertaria che guarda con favore al modello americano e quella identitaria, che rivaluta le “piccole patrie”. All’interno di questo mondo magmatico ma fertile di tante iniziative, i cattolici impegnati si sono mossi con la consapevolezza di non voler schierare il movimento su un campo di tipo confessionale, ma facendo comprendere e assimilare al variegato mondo leghista che l’orizzonte culturale e civile della nostra terra è permeato in profondità dalla cultura cattolica e ne costituisce l’ossatura: di qui le battaglie nel corso degli anni sul riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa, sulla difesa della famiglia tradizionale e della Legge 40/2004, sulla presenza dei crocifissi nelle aule pubbliche. Il Cristianesimo insomma è divenuto un ulteriore tassello di un’identità da tramandare alle generazioni future e da ribadire a chi non ne vuole sapere di integrarsi. Che poi, viste le alterne vicende dei rapporti con le gerarchie ecclesiastiche, molti cattolici leghisti abbiano sposato la tesi del cattolicesimo tridentino e pre-conciliare (che è sempre parso maggiormente identitario e univoco nel rivolgersi ai fedeli) non sposta i termini della questione.

Qualcuno in funzione anti-Lega cita i numerosi appelli, anche della CEI, contro “nuovi e antistorici steccati, mentre dileguano le storiche barriere tra gli Stati d’Europa”. Questo è il primo equivoco: innanzitutto si vuole confondere l’aspirazione verso quello Stato nuovo che vogliamo costruire e che chiamiamo Padania, meno invasivo verso i cittadini, più rispettoso ed equo con chi contribuisce, più orgoglioso di tante fasi dimenticate della propria storia, con l’intenzione di creare un’immensa grigia caserma da cui non si entri e non si esca. Giova ricordare che la battaglia per il riconoscimento dell’importanza della locomotiva Nord e la critica all’assistenzialismo e alla mala-gestione dei fondi pubblici nel Meridione, prima anche di Bossi, fu una tesi del compianto Giovanni Marcora.

Come se non bastasse, non si perde occasione per confondere l’amicizia e la cooperazione economica tra i popoli con una omologazione impoverente ed ingiusta, possibile solo con metodi dispotici ( o tecnocratici “Bruxelles-style” ) e in una logica mondialista che dovrebbe appartenere più alle multinazionali che al mondo religioso. Purtuttavia - si obietterà - come ci si pone nei confronti del dettato della dottrina sociale della Chiesa, della doverosa solidarietà verso gli ultimi e gli stranieri? Non posso certo negare che a sfavore dell’immagine del movimento padano vadano certi atteggiamenti e dichiarazioni sopra le righe da parte di molti, ma non va altresì dimenticato che spesso, nell’odierna società mediatica, da parte di una forza politica che non ha grandi mezzi di comunicazione al suo servizio, né tantomeno grandi risorse economiche, diventa conveniente comunicare e fissare nell’immaginario collettivo alcuni concetti, pur correndo il rischio di estremizzarli. Senza contare che alla Lega in tutti questi anni non può essere attribuito alcun atto di violenza, contrariamente a tanti estremisti nostrani o lanciatori di estintori. In ultimo, va chiarito che alcuni atti visti come “paganeggianti” come il rito dell’ampolla di acqua del Po prelevata alla sorgente e versata nella laguna di Venezia, lungi dal paragonarsi ad una qualche forma di liturgia, stiano a rappresentare la volontà di simboleggiare un territorio ed i ritmi immutabili del suo ambiente naturale, in diretta analogia con lo “Sposalizio del Mare” che da secoli si celebra proprio a Venezia.

Tutto ciò premesso, il cattolico della Lega rispetta, propugna e condivide la dottrina sociale della Chiesa (di cui del resto fa parte il principio di sussidiarietà, che è uno dei cardini del federalismo), ma è preoccupato che un certo irenismo dilagante, nel magnificare il dialogo e l’apertura quasi fossero un fine e non il mezzo dell’evangelizzazione, metta la sordina all’identità e alla predicazione. Esistono valori non negoziabili, come ha affermato il Santo Padre, e forse, ogni tanto, il confronto andrebbe rivolto, oltre che al mondo dell’ecumenismo, alle altre religioni o ai non-credenti, anche ai cattolici tout-court, per non dimenticarci mai da dove veniamo.

Bisognerebbe far notare a tanti soloni nell’ambito della cultura e del volontariato (così bene apostrofati dalla canzone “Il potere dei più buoni” di Giorgio Gaber) che l’aver creato due categorie immutabili, chi deve dare sempre e comunque (possibilmente vergognandosi di essere nato in un paese occidentale) e chi riceve sempre, può non essere equo se chi riceve non è persuaso a modificare la propria condizione o a integrarsi o se tra l’uno e l’altro ci sono troppi “mediatori” interessati…. Qualcuno l’ha chiamata “la sindrome del fratello maggiore”, facendo riferimento al personaggio della parabola del Figliol Prodigo, che non ha mai abbandonato il padre e si meraviglia della generosità del genitore verso il fratello scioperato poi pentitosi. In realtà, non è egoismo pensare che sia ingiusto mortificare di continuo la nostra civiltà per gli errori del colonialismo o per la sua opulenza (conquistata col sudore della fronte, non con la manna dal cielo), così come non si può pensare che l’unica opportunità da offrire ai popoli sottosviluppati sia una “carretta del mare” che li porti qui senza una prospettiva . In primo luogo perché sappiamo tutti che non è possibile che quasi sei miliardi di persone si trasferiscano nei paesi sviluppati, mentre meno di un miliardo di persone provveda loro e li porti allo stesso livello di consumi. In secondo luogo perché è necessario sviluppare la società in quei paesi, evitando – come mi hanno raccontato alcuni amici missionari laici – che i villaggi si impoveriscano perché i giovani se ne vanno e, mancando la manodopera, calano ulteriormente le risorse.

Esponenti della Lega Nord durante la campagna elettorale per Marco Mariani nel 2007. Tognini è il primo in piedi da sinistra
(foto da MarcoMarianiSindaco.it)

“Aiutiamoli a casa loro” è la parola d’ordine dunque, e il movimento Lega non ne ha fatto solo uno slogan. Innanzitutto ha fortemente voluto insieme a Tremonti l’addizionale del 5 per mille a vantaggio del volontariato e del no-profit e poi sono nate alcune importanti realtà associative: i “Cattolici Padani – Famiglia e Società” di Giuseppe Leoni impegnati in progetti di solidarietà nel Congo Brazzaville, nonché a mantenere il dialogo con la gerarchia ecclesiale (vedi la presenza, discreta e non propagandistica, al family-day); l’Umanitaria Padana, una onlus che ha agito in Iraq durante la guerra e, infine, la Co.Pa.M. (Cooperazione Padania-Mondo) che da anni interviene nel Corno d’Africa sovvenzionando nuovi ospedali, nuove scuole e pozzi d’acqua. Esiste anche una importante associazione benefica monzese (che non citerò per evitare pregiudizi nei suoi confronti) il cui presidente e vicepresidente sono simpatizzanti leghisti e che si è sempre distinta per il contatto diretto (senza troppe mediazioni e senza burocratismi) con alcuni missionari in Eritrea. Potrei citare anche molti amministratori locali come l’attuale Sindaco di Seriate, Silvana Santisi Saita, già presidente diocesana dell’Azione Cattolica, la quale, rifiutando la logica dei questuanti e dei venditori abusivi, ha però saputo costruire un progetto integrato di assistenza per le nuove povertà, le famiglie, i disabili, gli anziani, gli immigrati.

E invece guardando in casa nostra – obietterà qualcuno - la linea dura sul crimine, sull’indulto, sui Rom, può essere classificata come intolleranza? In realtà, credo che esista nei nostri concittadini un tangibile timore verso le incertezze del futuro e la legittima aspirazione a sentirsi più sicuri: la linea della Lega su queste questioni può divenire l’antidoto verso l’intolleranza, perché ponendo dei limiti e delle regole certe, è più facile proseguire verso una integrazione equilibrata che preveda diritti, ma anche doveri. E quando ciò sarà pienamente compreso e divenuto Legge dello Stato, anche le dichiarazioni bellicose evaporeranno velocemente, in quanto non avranno più ragione di esistere.

Infine, sull’ostilità di questi mesi verso i Rom mi si permetta di dire che dobbiamo giustamente interrogarci sulle cause sociali, culturali, materiali del fenomeno, ma non si può dare la colpa al giornalista che vuole fare scalpore o al leghista "torbido xenofobo" e pensare di avere risolto il problema cambiando semplicemente il punto di vista, perché tante persone inermi hanno realmente subito furti o violenze e chiedono soddisfazione. Che vuol dire giustizia, non vendetta. Che vuol dire rispetto della legge, non roghi o apartheid. Perché da cristiano il mio primo dovere è la misericordia, ma come amministratore pubblico devo conciliare ciò con regole certe per tutti affinché lo Stato non ratifichi il sopruso dei prepotenti. Dunque, continuiamo a confrontarci sulle cose e cerchiamo delle soluzioni ragionevoli, equilibrate e condivise (al di là degli eccessi, verbali e non, esistenti e condannabili) che tengano conto che il colpevole deve restare colpevole e non, come troppo spesso si sente dire, vittima della società e delle circostanze. Dopodichè, stabilito questo, è doveroso utilizzare il metro della clemenza, del dialogo, del ripensamento di certe politiche e del reinserimento nella società per tutti, ma assolutamente partendo dall'assunto che un comportamento criminoso non è mai giustificabile.                                         
Marco Tognini - Segretario Cittadino Lega Nord di Monza

 

Commenti 

 
0 #1 LUCA T. 2009-11-06 20:08
Risibile e patetica quest'intervista. Come al solito i leghisti sono bravissimi a mascherare la loro violenza reale vaneggiando di solidariet
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0 #2 ivan 2009-11-07 12:08
"a sfavore dell
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0 #3 Pino Timpani 2009-11-08 02:42
Osti, questa me l'ero persa.
Vabb
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0 #4 carapintadas 2010-11-07 11:35
Da sempre il mio combattimento interno di cattolico praticante e di simpatizzante leghista poi il tutto in Romagna terra di mangiapreti e di cattocomunisti.Certamente la preghiera mi aiuta molto a conciliare i due momenti sia di carit
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