| Caritas "Noi accogliamo chi ha bisogno, con o senza documenti" |
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| Di Greta Gandini |
| Sabato 28 Giugno 2008 |
![]() Negli articoli del nostro dossier mensile sulla Lega è affiorato più volte il tema dell'immigrazione. Per conoscere meglio cosa accade a coloro che arrivano nel nostro Paese e hanno bisogno di aiuto, abbiamo intervistato Cherubina Bertola della Caritas di Monza, uno di quegli enti che storicamente si prendono cura di chi è in difficoltà, indipendentemente dal colore della pelle e dal possesso dei documenti. Quali sono i servizi che Caritas offre agli stranieri in difficoltà? C’è una nazionalità preponderante tra gli stranieri che ricorrono alla Caritas? Perché gli stranieri chiedono aiuto? Per quali problemi chiedono di “essere ascoltati”? Come vi comportate se si presenta uno straniero irregolare, ovvero senza permesso di soggiorno? Il rapporto Caritas Migrantes 2007 È stato presentato ai primi di giugno il rapporto di Caritas italiana e Fondazione Migrantes 2007 sull’immigrazione del biennio 2004-2006, da ormai 17 anni una fonte autorevole per studiare il fenomeno. Dai dati emerge che immigrati regolari in Italia sono 3milioni e 700 mila, il 21,6 % in più rispetto al 2007. Su 10 immigrati, la metà risulta essere comunitaria. Quattro su dieci sono africani o asiatici, uno proviene dal continente americano. Dopo l’ingresso nella UE, i rumeni sono diventati la comunità più numerosa col 15, 1 % del totale, superando la comunità marocchina che deteneva il primato nel 2003 e ora si assesta al 10, 3%. Il rapporto segnala che negli ultimi due anni la crescita è stata fortissima riconducendola a due cause, una lavorativa, l’altra di tipo familiare: il fabbisogno delle industrie e delle famiglie di manodopera aggiuntiva (540 mila i nuovi ingressi richiesti) da una parte, i ricongiungimenti familiari (poco meno di 100 mila) e le nuove nascite tra gli immigrati (quasi 60 mila) dall’altra. Gli stranieri incidono per il 6,1% sul PIL nazionale. Il tasso di attività è risultato essere del 73,7%, superiore di 12 punti a quello degli italiani. I due terzi di quelli occupati risiedono al Nord. Se il ritmo di crescita si è mantenuto costante anche nel biennio 2007-2008, in base a questi dati le presenze in Lombardia si attesterebbero intorno al milione di stranieri. Nella nostra regione, in controtendenza rispetto l’intera nazione eccezion fatta per la Puglia, gli uomini sono più numerosi delle donne. Una presenza massiccia che crea timori e preoccupazioni. L’atteggiamento della popolazione nei confronti dell’immigrato è cambiato negli ultimi trent’anni. “Negli anni ‘70 –‘80 - spiegano alla Caritas di Monza - il fenomeno ha suscitato dapprima curiosità e indifferenza. I primi flussi erano costituiti da lavoratrici domestiche o richiedenti asilo politico”. L’immigrazione inizia ad essere considerata “un’emergenza” solo alla fine degli anni ‘80. “La prima legge risale al 1980 – continuano dall’ente caritativo - Ma si occupava solo del lavoro subordinato e del soggiorno. Una legge del 1990 ha introdotto una copertura finanziaria per la prima accoglienza e iniziative per l’inserimento socio-culturale. La legge Turco-Napolitano del 1998 fu invece più sistematica, con una programmazione dei flussi più efficace. Considerava il problema delle vittime della prostituzione, la ricerca di un lavoro e i progetti di integrazione”. Con il maggioritario il problema dell’immigrazione inizia a creare contese politiche tra gli schieramenti. Il governo di centro destra di Berlusconi non abolisce la legge Turco ma la integra: è così la volta della Bossi-Fini del 2002, che riduce la durata dei permessi di soggiorno e lega l’ingresso in Italia al contratto di lavoro. L’accompagnamento alla frontiera diventa la forma ordinaria di espulsione. È istituito il reato di clandestinità, arresto per chi abbia ricevuto provvedimento di espulsione e venga fermato senza documenti. L’ultima novità risale a questi giorni è quello che è stato definito dall’esponente leghista Mario Borghezio l’antidoto formidabile ed assolutamente indispensabile per ridare sicurezza e tranquillità ai nostri cittadini: il decreto sul reato penale di clandestinità. |











