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Il Boccaccio vuole chiudersi da sè?

20110506-SCALA

L'ultimo comunicato del FOA Boccaccio cade nel tranello e scende sul livello dello scontro vero e proprio: «Se qualcuno proverà ancora, in preda al delirio legalitario, ad affrontare “manu militari†le problematiche che solleviamo, che sono di natura sociale, culturale, politica, la risposta della piazza potrebbe essere diversa».

 

Qui a Vorrei seguiamo da molto tempo la "questione Boccaccio", perché ci pare interessante che in una città che alle 8 di sera muore davanti alla tv o al tavolo di un pub ci sia chi - non per interessi economici - ha voglia di mantenerla viva, stimolare l'incontro, promuovere spettacoli, dibattiti, cultura. Ancora più interessante è che costoro siano persone spinte da un certo senso civico (criticabile quanto si vuole) e non da arrivismo, avidità, cinismo che sono le cifre dello stile di vita che negli ultimi decenni la società italiana ha visto trionfare: in televisione, in politica, sul lavoro. Abbiamo le nostre perplessità sul modo di muoversi dei militanti del Boccaccio (e Poli ne scrive bene nell'articolo dell'altro ieri) ma il nostro interesse rimane, com'è giusto che sia per una rivista che vuole raccontare una Monza e una Brianza che non si rassegnano a quell'immagine da fabbrichetta-villetta-nanetto da giardino che a questo territorio è stata assegnata. Il nostro "seguire" le vicende del Boccaccio, approfondire alcune sue iniziative come il Teatro alla Scala Pericolante, ha voluto anche significare mantenere il discorso su un piano sociale e culturale mentre in altri ambiti - a cominciare da quello pseudo-politico dell'amministrazione comunale - si affrontava la faccenda solamente come ordine pubblico, sorvolando sulle esigenze di determinati spazi non profit in città.

In questi giorni stiamo cercando di seguire anche questo assurdo gioco dei quattro cantoni in cui occupanti e sgomberanti sembrano rincorrersi da uno spazio abbandonato all'altro, dove decine e decine di celerini in tenuta antisommossa arrivano a scacciare una manciata di assonnati ragazzi, e in cui la Giunta parla solo di legalità e il Boccaccio pretende uno spazio. Stamattina però ci è arrivato l'ultimo comunicato del Centro Sociale (lo riportiamo di seguito, integralmente come sempre) in cui si annuncia l'apertura di un Café Precario che ci sembra un'altra idea interessante in un mondo/momento in cui la massima aspirazione utopica sembra essere la dittatura del precariato, come dice il nostro saggio musicale Pozzi. C'è un passaggio però che - lo diciamo molto chiaramente - non ci piace neppure un po':

Occorre sottolineare che finora tutto è avvenuto senza alcun turbamento dell’ordine pubblico, incidente, o disagio per la città, ma solo attraverso una strategia ben pianificata, frutto dell’intelligenza collettiva di centinaia di persone (studenti, lavoratori, disoccupati) che individuano pratiche e linguaggi in funzione degli obiettivi che ci si pone.
Però la rabbia accumulata in otto anni di repressione e sgomberi, di progetti mutilati sul nascere o dopo anni di consolidata validità, di trattative affossate, avrebbe legittimamente potuto declinarsi in altra maniera.
E’ chiaro che se qualcuno proverà ancora, in preda al delirio legalitario, ad affrontare “manu militari†le problematiche che solleviamo, che sono di natura sociale, culturale, politica, la risposta della piazza potrebbe essere diversa, calibrata su un accanimento inaccettabile nei nostri confronti.

Speriamo di sbagliarci, ma vi leggiamo un voler mostrare i denti, addirittura una velata minaccia di "reazione" che lascia spazio ad ipotesi di violenza. Sarebbe l'errore peggiore che il Boccaccio potrebbe fare perché significherebbe mandare all'aria anni di lavoro, strangolare qualsiasi ipotesi o possibilità di confronto con tutto il resto della città. In poche parole il Boccaccio chiuderebbe il Boccaccio. Con grande soddisfazione di chi l'ha sempre vista solamente come una questione di ordine pubblico.

 

 

DA UNO SPAZIO ALL’ALTRO,  MA ORA GUAI A CHI CI TOCCA


I segnali lanciati con i cortei contro lo sgombero di via Aspromonte 12 (quello pomeridiano studentesco e quello serale) e la successiva rioccupazione di via Durini 19 sono stati molto chiari. Indietro non si torna: lo spazio sociale a Monza, la sua esistenza, sono dati di fatto che diamo per consolidati.
Tutto il resto sono chiacchere di un talk show a cui non abbiamo interesse a partecipare, ma che guardiamo dall’esterno, negli intervalli del nostro lavoro quotidiano.
Vediamo come in consiglio comunale la compagine di Mariani cerca di destreggiarsi maldestramente di fronte alla forza messa in campo dalla F.O.A. Boccaccio, rifugiandosi nelle solite argomentazioni di carattere legalitario e nelle fandonie di presunti alfieri della sicurezza cittadina.
Il dato politico che emerge chiaro da settimane di mobilitazione è uno solo: la forza propulsiva delle idee e le energie che scaturiscono dalla nostra determinazione nel perseguire gli obiettivi sono aumentate e divenute capaci di abbattere gli ostacoli che questa Amministrazione ha cercato di porre sulla nostra strada.
Occorre sottolineare che finora tutto è avvenuto senza alcun turbamento dell’ordine pubblico, incidente, o disagio per la città, ma solo attraverso una strategia ben pianificata, frutto dell’intelligenza collettiva di centinaia di persone (studenti, lavoratori, disoccupati) che individuano pratiche e linguaggi in funzione degli obiettivi che ci si pone.
Però la rabbia accumulata in otto anni di repressione e sgomberi, di progetti mutilati sul nascere o dopo anni di consolidata validità, di trattative affossate, avrebbe legittimamente potuto declinarsi in altra maniera.
E’ chiaro che se qualcuno proverà ancora, in preda al delirio legalitario, ad affrontare “manu militari†le problematiche che solleviamo, che sono di natura sociale, culturale, politica, la risposta della piazza potrebbe essere diversa, calibrata su un accanimento inaccettabile nei nostri confronti.
L’ottavo sgombero non sarà tollerato: da via Durini ce ne andiamo solo se un nuovo spazio sarà pronto ad accogliere le nostre attività.
Dateci l’Apollo, dateci i magazzini di via Aspromonte 12, dateci uno spazio comunale qualsiasi (e ce ne sono tanti) così non dovrete preoccuparvi della nostra “incolumità†nell’attuale sede del Boccaccio, da alcuni definita “fatiscenteâ€. Ci siamo stancati di proprietari che si ricordano dell’esistenza di questi spazi solo se qualcuno prova a recuperarli, per poi rivolerli indietro e lasciarli ancora a marcire (sorte destinata a tutti gli spazi che abbiamo toccato). Alla fatiscenza facciamo fronte col nostro lavoro quotidiano di recupero, perché noi questi luoghi li facciamo rivivere, non li danneggiamo, come l’ass. Villa ha affermato recentemente. Si vada a fare un giro in via Boccaccio 6 per verificare qual è lo stato dello stabile da quando è stato sgomberato.
Comunque per ora siamo in via Durini 19 e continuiamo nei nostri percorsi: il Boccaccio c’è e continua a operare, esprimendo contenuti e parole d’ordine chiare. Oggi, 6 maggio 2011, giornata di un controverso sciopero generale parliamo di lavoro e lo facciamo a modo nostro, sottolineando in primis la necessità di trovare nuove forme di sciopero che tornino a far male a chi ci ha reso precari, sfruttati, incarcerati nella dinamica di un’esistenza priva di prospettiva di reddito e diritti. La critical mass che abbiamo organizzato e che ha attraversato in maniera creativa la città, toccando alcuni luoghi simbolo di quelli che chiamiamo “assi della precarietà†(lavoro, casa, affetti, saperi, mobilità), è una piccola prova di “sciopero precarioâ€, un esperimento per testimoniare che con fantasia e capacità di comunicazione si possono superare strumenti di lotta ormai incapaci di ridefinire i rapporti di forza tra chi produce ricchezza e non ne gode (noi) e chi invece la accumula sfruttandoci.
In questa giornata abbiamo anche deciso di inaugurare un nuovo spazio pubblico all’interno della F.O.A. Boccaccio: il Cafè Precario (http://boccaccio.noblogs.org/post/2011/05/05/inagurazione-cafe-precario).
Vogliamo che sia luogo di transito e di confronto tra tutti coloro che non si riconoscono nella Monza che viviamo oggi e in generale nel regime esistenziale a cui troppi si stanno abituando. Servono luoghi di conflitto, laboratori per studiare forme di lotta e ambiti di condivisione di saperi, conoscenze, esperienze. Servono luoghi collettivi, dove organizzarsi e pensare come utilizzare il nuovo spazio, facendo ripartire i percorsi nati in tre settimane di occupazione all’interno dello stabile di via Aspromonte 12. Speriamo dunque che questo Cafè sia un luogo di questo tipo.

F.O.A. Boccaccio 003
Via Durini 19, Monza
boccaccio.noblogs.org

 

Comments:

Commenti 

 
0 #1 Alessandro 2011-05-06 13:40
Mi inserisco nel dibattito con la mia opinione.
Negli ultimi tempi, sono stato in contatto con i ragazzi del Boccaccio, dall'occupazione in Aspromonte, fino ad adesso. L'impressione che ho avuto, conversando con gli aficionados e con i membri del collettivo stesso proprio sulle questioni che vi hanno fatto pensare, è abbastanza diversa da quella che invece avete avuto voi leggendo il loro ultimo comunicato.
E' assolutamente vero che la giunta comunale (e la politica in generale) reputa il Boccaccio e affini soltanto un problema di legalità e di rispetto dell'ordine pubblico. D'altra parte, i ragazzi del collettivo hanno sempre ribadito che il loro operato è motivato dall'esigenza a Monza di spazi d'aggregazione, di socialità, di cultura e di politica libera e disinibita. Questo è quanto, e la situazione non mi pare affatto cambiata, da entrambe le parti.
In quest'ultimo comunicato, credo, il Boccaccio non sta "cadendo nella trappola" della giunta comunale: il senso non è "Ci considerate un problema di ordine pubblico? Allora diventeremo un problema di ordine pubblico!"; anche se sicuramente, sull'onda della rabbia, ad alcuni l'idea è passata per la testa. Semplicemente, in questa dichiarazione io vedo la voglia di non arrendersi e di continuare ad agire così come si è sempre fatto, ovvero con i mezzi - condivisibili o meno - dell'occupazione e del corteo cittadino. Io leggo questo comunicato non come una minaccia di violenze (!!) ma come un ribadire la volontà di andare avanti, con più energia di quanta spesa fin ora, se necessario.
Al contrario, fare timorosi allarmi ed evocare poco credibili scenari di violenza metropolitana (come, mi spiace, ma sembra che un po' facciate in quest'articolo), vuol dire davvero cadere nella trappola della giunta, che ha solo da guadagnarci se anche noi cominciamo a dividerci o a bisticciare perché "quelli del Boccaccio fanno la faccia brutta e a leggere i loro comunicati sembrano violenti": chi è che lancia accorati appelli contro i "facinorosi", "violenti", "noglobal" che infestano Monza, noi o Mariani?
Non mettetevi anche voi, per favore, a dire che i ragazzi del Boccaccio sono pericolosi: se volete avere un'idea e farvi un giudizio serio su chi sono i ragazzi del collettivo Boccaccio e i loro amici, andate a trovarli alla nuova occupazione, beveteci una birra assieme, parlate con loro di queste vostre impressioni. Non limitatevi a giudicare delle persone leggendo soltanto i loro comunicati: non è poi così diverso dal dire - come si legge tra i commenti di alcuni giornali online monzesi - "ieri pomeriggio sono passato da lì a guardare... hanno proprio delle facce poco raccomandabili, e poi hanno pitturato tutti i muri, che voncioni, 'sti punkabbestia!".
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0 #2 Antonio Cornacchia 2011-05-06 13:53
Grazie Alessandro, sono felicissimo che i miei dubbi siano immotivati.
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0 #3 Roberto 2011-05-08 19:07
Ciao, sono monzese e la "questione Boccaccio" mi sta molto a cuore: secondo me gli organizzatori sono anche in buona fede, nel senso che si fanno promotori di iniziative culturali, il problema è che nel loro agire si portano dietro gentaglia di ogni sorta. Inoltre è innegaible che occupare uno spazio privato sia, per fortuna, ancora oggi un reato in tutto il mondo. La permissività delle forze dell'ordine italiane verso questo tipo di fenomeno non ha eguali, altrove sarebbero già stati cacciati e fatti tornare a casa dei propri genitori. Vi invito a mostrare foto dello stabile di via Aspromonte come è stato lasciato dopo l'occupazione, in condizioni pessime, imbrattato da pasticci (graffiti mi sembra un eufemismo che preferisco non usare). Il problema della carenza di punti di aggregazione giovanile a Monza è sotto gli occhi di tutti, ma è pur vero che ogni tentativo del Comune di fornire tali punti si è risolto nel peggiore dei modi, con intere devastazioni e danni per la gente perbene. Ne è prova il parcheggio del Nei, dove era stata costruita una rampa con adiacenti giardinetti, in pochissimo tempo i vandali, tra cui assidui frequentatori del Boccaccio FOA, hanno contribuito a devastare, con ingenti spese per l'amministrazione comunale. Io vi portavo i miei bambini, ma un giorno sì e l'altro no dovevo accapigliarmi con sedicenti anarchici che occupavano le altalene, sputavano, bevevano e, ça va sans dire, cercavano di importunare la gente perbene. In conclusione, secondo me, l'importante è che le forze dell'ordine non abbassino mai la guardia su fenomeni di questo tipo. Chi vi parla è un trentenne che lavora, con due figli, che ama Monza ed è dispiaciuto di vederla in condizioni sempre peggiori.
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0 #4 Beto 2011-05-09 16:14
Ciao Roberto,mi inserisco nella conversazione: condivido in buona parte quello che hai detto.Per quel che riguarda i giardini del nei, mi trovo in pieno accordo con te,un devasto teppistico indice di una noia ed di una inciviltà profonda, dal mio punto di vista. Ed è molto probabile che gli stessi ragazzi che hanno spaccato i giochi pensati per i più piccoli del quartiere, spesso frequentino il boccaccio. Ma credo che questo sia inevitabile, un centro sociale è aperto a tutti per sua stessa definizione.Di certo però questi ragazzi non sono i promotori nè gli organizzatori. Chi non ha cervello per rispettare un bene pubblico non lo ha nemmeno per portare avanti con tenacia un progetto periglioso come quello del boccaccio. Anzi se la maggioranza dei ragazzi del foa fosse come quelli appena descritti, questo progetto sarebbe morto da tempo. Al contrario è stato capace di autorigenerarsi e creare un cambio generazionale. Ne è prova il fatto che non molto tempo fa, per protestare contro i tagli alla scuola, gli studenti dello zucchi hanno occupato il liceo, cosa che non succedeva da anni, dimostrando un interesse nei confronti della politica e dell'amministrazione della "cosa pubblica", che è ormai una rarità nelle nuove generazioni.Altresì è proprio il disinteresse, dal mio punto di vista, ciò di quanto peggio possa capitare.Quindi ritengo un bene immenso il fatto che ci sia qualcuno, che anche in un spazio cosi modesto come quello di questo giornale online, si prenda la briga di commentare le notizie ed esprimere il proprio parere.Allo stesso modo dovrebbe essere proprio l'interesse delle persone "per bene" nei confronti del foa a portare ad isolare la gioventù "scassona"-come più volte sono/siamo stati appellati-che di certo rappresenta solo una parte della gioventù monzese, così come rappresenta solo una parte dei ragazzi del Foa.Ritengo che ii boccaccio abbia un grande problema principale: la comunicazione.Potrebbe darsi che a loro non importi, ma comunicano proprio male con l'ambiente circostante e a volte dimenticano che il loro esistere è legato a filo doppio e, soprattutto, ha senso solo se sostenuti dai propri concittadini-o almeno da una parte cospicua di essi. Un centro sociale non può essere uno spazio preteso da 100 forti sostenitori e basta. Ha il compito di rivolgersi, per quanto possibile, alla società nella sua interezza. Forse se riuscissero ad esprimere meglio le idee ed i progetti che vorrebbero portare avanti,la cittadinanza capirebbe meglio la ragione d'essere di un centro sociale e alle assemblee cittadine, che organizzano di frequente, ci sarebbe il "pienone".Rispetto alle forze dell'ordine, credo non sia proprio come dici tu. I centri sociali in tutte le altre capitali europee, pullulano mentre a milano si sente sempre più spesso della chiusura di centri sociali o circoli Arci.Inoltre in GranBretagna, che a mio giudizio è un paese governato da una delle forme di democrazia meglio riuscite-nonostante abbiano ancora la monarchia-vige il così detto diritto di Squatting, secondo il quale se si occupa un posto presidiandolo quotidianamente , si pagano le bollette, e si rispetta il "decoro" delle case vicine, non si può essere sgomberati.E' illegale per il proprietario tentare di riappropriarsen e. Aggiungendo una nota rosa a quanto detto,una delle ultime vittime di questo forse paradosso delle legge inglese è l'ex marito di madonna Guy Ritchie..puoi immaginare, vista la fama del personaggio, la lussuosità dell'immobile. Ecco forse così è un pò estremo, ma è anche vero che è una tendenza italiana preferir lasciar marcire piuttosto che ridare al sociale...poi la questione sarebbe lunga, ma spero di aver contribuito a darti un parere in più sulla questione.Ho scritto molto e concludo dicendo che spero che se porteranno a compimento davvero i loro progetti-di cui troppo poco si sente parlare-tu venga a dare un occhiata.
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