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I come from Monza, Brianza... And you?

mappa brianza

 L'immagine di Monza e della Brianza in Italia e all'estero. Un territorio conosciuto o del tutto ignoto ai più?

Quante volte, presentandoci a qualche nuova conscenza straniera, pur abitando a Monza o in Brianza, per "semplificare" le cose vi siete presentati con "I come from Milan"? O magari timidamente avete osato dire che provenite da Monza (o altra città della Brianza) e avete aggiunto "...near Milan" ?

Il nostro territorio sconta da sempre l'eccessiva vicinanza con il capolouogo lombardo, e da sempre fatica a ritagliarsi un suo spazio e costruirsi una propria identità, sia in Italia che all'estero. Come risultato, la sua immagine è offuscata dalla vicinanza con la metropoli, che offre molte più attrattive e motivi di interesse.

Mentre però in Italia Monza è conosciuta pressoché da tutti, perlomeno per le ovvie ragioni "motoristiche" e la Brianza lo è in virtù dei mobilifici (e negli ultimi 15 anni per essere la domus del nostro premier), all'estero la conoscenza e la percezione del nostro territorio sono molto meno radicate.

Prendendo come spunto uno studio della Camera di Commercio di Monza, intitolato "Il turismo e l'immagine della Brianza" , vorrei tentare un'analisi della percezione e dell'immagine del "territorio Brianza", in Italia, ma soprattutto all'estero.

Lo studio della Camera di Commercio analizza in buona parte dati sul turismo in Brianza, sulle strutture ricettive e le loro dimensioni medie, sulla ristorazione, sul profilo del "turista medio", che interessano relativamente ai nostri fini, ma si sofferma anche ad analizzare l' "immagine e percezione" della Brianza.

Questa parte dello studio è stata svolta a fine 2010 tramite intervista ad un campione di 384 Italiani. Da ciò, in sintesi, emerge che il 55% degli intervistati conosce la Brianza, e i simboli ad essa associata sono (prevedibilmente) il Gran Premio di Formula 1 (per oltre un terzo degli intervistati), seguito dai mobilifici, dalla città di Arcore e dal Parco di Monza, tutti con percentuali intorno al 15%.

Interessanti e un po' grotteschi i personaggi associati a Monza, prima su tutti la celebre "monaca" manzoniana (oltre un terzo delle preferenze), seguita alla pari da Morgan e dal cognome "Brambilla" con il 17% a testa.

Ho quindi tentato un esperimento simile per capire quale possa essere l'immagine di Monza e della Brianza all'estero. Non disponendo ovviamente di tempo, mezzi e finanziamenti adeguati, ho realizzato un sondaggio che ho sottoposto utilizzando i miei contatti esteri su Facebook e alcuni forum ai quali sono iscritto, frequentati a livello internazionale.

Il questionario era molto breve, in inglese, e consisteva di tre semplicissime domande:

  1. 1) Conosci, anche solo per averne sentito parlare, la città di Monza, in Italia?
  2. 2) Conosci, anche solo per averne sentito parlare, il suo territorio circostante, chiamato Brianza?
  3. 3) Se hai risposto "Sì" alla domanda 1 o 2, che cosa conosci/hai visto/hai sentito su di esse?

Non ho chiesto nessun altro dato ai miei intervistati, ad eccezione della loro nazionalità, per poter catalogare europei e non europei. Ho raccolto 27 risposte al mio mini-questionario, da diverse parti del mondo. Lungi dall'avere pretese di scientificità e soprattutto di completezza, ho avuto diverse conferme alla mia ipotesi di lavoro di partenza.

Innanzitutto, nel mio limitato campione di intervistati, una buona parte conosceva Monza, ma nessuno conosceva o aveva mai sentito parlare di Brianza, quasi che fosse un territorio di fantasia come Topolinia.

Mentre infatti in patria il nostro territorio ha una sua connotazione, sebbene non sempre del tutto positiva (la residenza del nostro premier e i suoi festini, e i mobilifici, i legnamè, visti certo come indice di operosità industria, ma anche di una certa grettezza e povertà culturale...), all'estero la Brianza pare essere una illustre sconosciuta.

Resta evidentemente molta strada da fare per essere conosciuti ai livelli della Baviera o della Camargue, solo per citare un paio di aree molto note e a noi relativamente vicine.

Un buon 40% dei miei intervistati conosceva invece Monza. Una percentuale così elevata mi ha sorpreso, devo ammetterlo, ma non mi ha sorpreso il motivo per cui tutti conoscevano la nostra città: il Gran Premio di Formula 1.

Tra coloro che hanno risposto di conoscere Monza, il 90% erano europei, dato abbastanza prevedibile per l'ovvia vicinanza geografica. Alcuni poi, per loro ammissione, conoscevano il Gran Premio in quanto appassionati di corse automobilistiche. Solo una persona conosceva anche la Villa Reale e il Parco, ma per averli visitati in occasione di una vacanza in Italia con una tappa milanese.

Tali dati erano abbastanza scontati, se pensiamo che da decenni il Gran Premio è praticamente l'unico evento intorno a cui ruota tutta la promozione cittadina. Basterebbe contare tutte le auto e camper di tedeschi che arrivano in città ai primi di settembre per rendrsene conto.

Altri beni cittadini, come il Duomo o l'Arengario, il Parco e i suoi itinerari naturalistici, non sono per nulla noti e non sono evidentemente valorizzati a dovere, per non parlare della Villa Reale e dello stato di abbandono in cui versa da tempo. Anche nel caso della nostra città, quindi, resta molto da fare per toglierle di dosso l'immagine stereotipata di città-che-ospita-il-gran-premio, come unico motivo di interesse nei suoi confronti.

Comments:

Commenti 

 
0 #1 Giorgio 2011-11-09 01:59
Condivido le conclusioni dell' articolo. Peraltro c'è chi, queste cose, le dice da tempo, anche su questa Rivista. D'altra parte, anche Berlusconi è famoso nel mondo, ma, ci sarebbe più da vergognarsene che da gioirne. Si tratta di una questione di prospettive e di valori, opposti e ben diversi. Essere "famosi nel mondo" non è di per sé un fatto positivo, come certuni tentano di farci credere, autodromo di Monza compreso!
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0 #2 anonimo brianzolo 2011-11-09 03:19
Anche Hitler, Stalin e Mussolini erano famosi nel mondo, sostenuti e osannati, ma oggi, la pensiamo ben diversamente. Così come quelli che li contrastarono, sono considerati oggi gruppi di anonimi eroi. Ma si tratta, e si trattava fin da allora, di cosa ben diversa.
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