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Stati generali dell'Università: Milano ancora in piazza

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All'Università degli studi storica riunione di tutte le componenti di ateneo. Oltre duemila partecipanti affollano l'aula magna e il chiostro per poi riversarsi per le vie del centro in un corteo spontaneo

Gli studenti non si placano. Dopo le mobilitazioni in tutta Italia, gli studenti di Milano tornano in piazza per protestare contro la legge 133 che porta il nome del ministro Gelmini. Ieri dalle 9 fino alle 12.30 in Statale hanno avuto luogo gli stati generali dell'università, un'iniziativa che ha coinvolto circa duemila persone, soprattutto studenti, ma anche docenti ricercatori e personale non docente. Completamente riempita l'aula magna, anche nel chiostro e nell'atrio della sede di via Festa del Perdono era assiepata moltissima gente. L'assemblea ha dato spazio a interventi da parte di rappresentanti di tutte le componenti accorse. Alcuni hanno sottolineato la necessità di un'azione compatta che dia efficacia all'azione di protesta in tutta Italia, arrivando a proporre la nascita di un movimento nazionale unitario di studenti e lavoratori. Un'altra mozione ha lanciato l'idea di convocare un'altra riunione degli stati generali per il prossimo 6 di novembre.

Gli stati generali dell'Università hanno inoltre portato alla redazione di un comunicato in cui si chiede «l'abrogazione della legge 133/2008 che porterebbe a un collasso del sistema universitario pubblico. L'assemblea – continua il documento – appoggia e sostiene qualunque forma di mobilitazione degli studenti, dei lavoratori e dei docenti». L'atmosfera elettrica dell'evento ha dato vita a un corteo spontaneo diretto verso il comune e la prefettura. L'iniziativa improvvisata, e decisamente pacifica, ha avuto il suo culmine in piazza Cadorna, dove a quanto risulta si sarebbe verificato l'unico episodio violento, con tre giornalisti colpiti dai manganelli della polizia. Milano ha vissuto insomma un altro giorno di forte protesta contro un certo modo di vedere l'istruzione e la cultura. Peccato, però, non avere visto tra i professori in assemblea o in piazza alcuni di quei personaggi illustri di cui l'università italiana, e milanese in particolare, spesso si vanta. Dove sono mentre anche il loro mondo rischia di essere cancellato? Una loro partecipazione darebbe più slancio a un movimento che già ora non intende fermarsi.

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