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Marcante (Mosè Bianchi): "Quello del governo è un intervento a testa bassa" Stampa E-mail
Di Alfio Sironi   
Mercoledì 29 Ottobre 2008

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L'
istituto tecnico è nato per avvicinare due mondi lontani, quello della scuola e quello del lavoro - dice Mario Marcante, Dirigente scolastico Istituto tecnico Mosé Bianchi di Monza, rispondendo alle domande che seguono - oggi questo rapporto, pur meno stretto, si conserva e produce buoni risultati, ma la scuola attende ancora una riforma organica che sappia pensare ed affrontare un radicale rinnovamento del mondo scolastico, un rinnovamento che non viene certo da semplici tagli.

Che rapporto corre oggi tra istituto tecnico e mondo del lavoro?
Il Mosè Bianchi è una scuola di grande e lunga tradizione, voluta dalla cittadinanza monzese e brianzola per creare ragazzi pronti ad affrontare una professione. Fino al 1975 nel collegio scolastico c’erano rappresentanti del mondo del lavoro e anche oggi, nonostante non vi sia più coinvolgimento diretto dei rappresentanti delle realtà economiche e produttive, permane un importante rapporto tra le realtà, che nel tempo ha sviluppato una buona sinergia.

Il clima di grande incertezza generato dall’ipotesi di fusione tra gli istituti tecnici e professionali genera influssi negativi sul corpo docenti

L’offerta formativa, nel nostro caso, si articola in due parti: il sistema di istruzione-formazione diurno e quello serale. Per quanto concerne il sistema diurno, vanno sottolineati alcuni aspetti determinanti nella formazione dei ragazzi: in primo luogo, le lezioni tendono a sviluppare soprattutto il “saper fare”: tutte le classi quarte affrontano stages lavorativi di durata variabile da 15 a 30 giorni, nella prima settimana di settembre le quinte, in collaborazione con Assolombarda e l’Associazione Onlus Sodalitas, frequentano un breve corso di preparazione al mondo del lavoro, dove si apprendono alcune nozioni e competenze di utili all’inserimento lavorativo (ad esempio, come si redige un curriculum vitae, come affrontare i colloqui, come ricercare posti di lavoro, e così via). In via sperimentale, solo per alcune classi, in collaborazione con l’azienda Malvestiti di Muggiò e la Banca di Credito Cooperativo, da alcuni anni viene impostato e seguito con i ragazzi un percorso/progetto lavorativo, che si conclude in quarta quando i ragazzi sperimentano direttamente, per due settimane, il lavoro nelle realtà citate.
Per quanto concerne il sistema serale, il più grande di Monza e Brianza, in questi anni è cambiata la frequentazione: sono sempre più i giovani, i drop-out e gli stranieri; è sempre meno presente il pubblico “storico” dei corsi serali: gli adulti che si vogliono professionalizzare.
Al termine del percorso formativo canonico circa la metà dei nostri ragazzi approda nelle università, mentre gli altri riescono a trovare una collocazione lavorativa nel corso di un anno dalla fine della scuola.

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Come reputa le trasformazioni prospettate dall’attuale governo?
A mio parere, la riforma proposta dal governo Berlusconi è un intervento a testa bassa: i tempi sono, sì, maturi per una riforma, ma in questo caso ci troviamo davanti a semplici tagli che non risolvono, né considerano, la necessità di rinnovamento, necessità di cambiamento che contraddistingue, ora, il mondo della scuola. Per quanto ci riguarda, il clima di grande incertezza generato dall’ipotesi di fusione tra gli istituti tecnici e professionali genera influssi negativi sul corpo docenti che vede cancellarsi il lavoro svolto finora.

Quali sono le principali criticità/urgenze che una riforma della scuola dovrebbe oggi affrontare?
Mi limiterò ad elencare tre punti che credo meritino attenzione: in primo luogo, sarebbe necessario regolamentare l’accesso del corpo docente negli istituti mediante una selezione diretta a carico della dirigenza scolastica. Secondariamente, sarebbe importante sviluppare le carriere d’insegnamento secondo l’attitudine e la disponibilità dei singoli docenti. Infine, il contratto degli insegnanti va rivisto: sarebbe auspicabile un intervento sindacale teso a modificare l’attuale tipologia di contratti ad ore: le 18 ore presenti sono tutte dedicate alle lezioni, questo rende difficile organizzare qualsiasi momento di ideazione, confronto e riflessione. Insomma, i collegi docenti hanno grande responsabilità nel definire i percorsi formativi, ma non hanno tempo e modo per confrontarsi e applicare al meglio le decisioni prese.

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