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    Dieci buoni motivi per raccontare o leggere storie ai bambini

    Dettagli
    Sabato, 01 Novembre 2008
    Paolo Roccato
    • Dieci buoni motivi per raccontare o leggere storie ai bambini
    • 1 Riconoscere le emozioni e le esperienze, propri e e altrui
    • 1a Qualche precisazione e approfondimento
    • 2 L’ampliamento e l’arricchimento dello spazio mentale
    • 3 L’apprendimento cognitivo
    • 4 Conoscere la vita nelle sue varie possibilità e nei suoi possibili sviluppi
    • 5 Apprendimento dei valori e dei disvalori
    • 6 Apprendimento delle “regole” della vita relazio nale e sociale
    • 7 Apprendimento all’esercizio delle funzioni geni toriali “materne” e “paterne”
    • 8 Per chi racconta
    • 9 L’arricchimento della relazione
    • 10 È bello e piacevole
    • 11 Una precisazione importante
    • Note
    • Tutte le pagine
    Pagina 1 di 14

    200811-pino-creanza.jpg

     

    Illustrazioni di Pino Creanza

    Vi sono almeno sette buone ragioni psicologiche per leggere o raccontare storie ai bambini: insegnare a riconoscere, a gestire e a bonificare le emozioni nelle esperienze di vita; favorire che il bambino tenda ad allargare lo spazio mentale; favorire un apprendimento cognitivo; favorire che il bambino conosca la vita, anche nei suoi aspetti più crudi, in modi non rischiosi; favorire e realizzare condivisione empatica sui temi fondamentali della vita; favorire e realizzare una relazione ricca, viva, “polifonica” fra narratore e ascoltatore; realizzare momenti di piacere condiviso.

    Medico Psicoterapeuta, Paolo Roccato è psicoanalista associato alla Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e all’International Psychoanayitical Association (IPA).

     

    La rivista che vorrei ringrazia Filomena Solito e l'autore per aver gentilmente concesso la pubblicazione. Il testo è parte degli atti del convegno "Ti regalo una storia" che si è tenuto presso la Biblioteca Civica "Ettore Pozzoli" di Seregno il 27 ottobre 2007, organizzato da BrianzaBiblioteche nell’ambito del progetto “Nati per leggere” .

    * * *

     

    Raccontare o leggere storie ai bambini. Ma perché mai?

    I tempi della vita sono frenetici, le cose da fare sono molte, la fatica di vivere e le aspettative di realizzazioni nella vita sono grandi. Ma, soprattutto, la televisione è lì: pronta, sempre disponibile senza sforzo alcuno, capace di catturare e assorbire l’attenzione dei bambini, liberando gli adulti dal peso di occuparsi di loro.

    Perché ci dovremmo impegnare a raccontare ai bambin o a leggere loro delle storie? Entrando, oltre tutto, in un tempo lento, dilatato, come il raccontare esige?

    * * *

    Proviamo ad osservare un bambino, mentre il papà gli sta leggendo una storia. Anzi: osserviamoli entrambi.

    “C’era una volta, tanto tempo fa, un taglialegna, c he viveva con la moglie e con sette figli ai margini della foresta. Il più piccolo dei bambini era così piccolo, che lo chiamarono… ”.

    “…Poicìno!”, si inserisce il bambino, con un mistodi sorpresa e di ritrovamento del già noto.

    “…Pollicino”, riprende il papà.

    Il papà sta leggendo da un libro di fiabe. Accentua ogni espressione con ondeggiamenti della voce, quasi a sottolinearne l’importanza e la vitale preziosità.

    Il bambino ascolta, incantato, come respirando con gli occhi le singole parole. Parole che lo afferrano emotivamente, tanto da fargli trattenere a momenti il respiro, anche se le conosce perfettamente a memoria: qualcuna, nelle pause di sospensione, addirittura la anticipa. E se il papà ne sbaglia o ne cambia un’altra, subito lo corregge. Tutto ha da essere nuovo, meraviglioso, pregno di significati misteriosi; e tutto ha da essere già conosciuto e ritrovato, esatto esatto. Potrebbe sembrare quasi un rito, che si rinnova ogni volta, ma che è sempre identico, e che parla di cose che esistono da sempre (“C’era una volta, tanto tempo fa”) e che sempre si presentano e si ripresentano come nuove, nell’attualità del rito. Si tratta dell a rappresentazione, della rievocazione di qualche cosa “che è”. Ma che cos’è quel qualche cosa “che è” e che viene così attualizzato dal racconto?

    Il papà prosegue: “La famiglia era così povera, che non c’era da mangiare per tutti. Una notte, Pollicino sentì la mamma che diceva al babbo: ‘Come faremo con tutti questi bambini? Non c’è più da mangiare. Portali nel bosco, e lasciali lì, così non li vedremo soffrire’. Pollicino, allora, che era piccolo sì, ma molto attento e molto astuto, uscì di nascosto di casa e andò a riempirsi le tasche di sassolini bianchi che risplendevano alla luce della luna. Poi, zitto zitto, ritornò nel letto, a far f inta di dormire”.

    Si percepisce chiaramente che il momento è magico. Per entrambi. L’esperienza che i due stanno facendo è estremamente importante, vitale, piena di significato.

    Ma che cosa sta succedendo?

    Sono molte le cose che stanno succedendo.

    * * *

    In questo mio breve lavoro, cercherò di dirvi come mai è così importante raccontare o leggere storie ai bambini, andando a vedere alcuni dei significati di quello che accade in quei momenti.

    * * *

    Vi sono almeno dieci buoni motivi per raccontare o leggere storie, fiabe, novelle, racconti e poi romanzi ai bambini. Cercherò di indicarli e di disc uterli brevemente uno per uno.

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