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Registrazione Tribunale di Monza
n. 1927 del 24/9/2008
N° ROC 17857
ISSN 2283-3269

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Il Dovere di Ricordare. Riflessioni sulla Shoah: Moni Ovadia per la Pace

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Moni Ovadia narra agli studenti delle scuole di Paderno Dugnano le innumerevoli pulizie etniche, i genocidi passati e presenti, dal Rwanda alla Cambogia, dall'Argentina al Vietnam... Per Non Dimenticare

 

“Il dovere di ricordare. Riflessioni sulla Shoah” è il DVD ideato e narrato da Moni Ovadia e curato da Elisa Savi, con la partecipazione di numerose personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Antonio Albanese, Nicoletta Braschi, Lorenzo Cherubini, Luciano Ligabue, Luciana Littizzetto, Shel Shapiro, per affrontare il tema della Shoah, ricostruendo, in chiave narrativa e documentaristica, il clima culturale e sociale da cui si è sviluppato lo sterminio, alimentato da atteggiamenti collettivi, come il razzismo e le discriminazioni che esistono e si rafforzano ancora nelle società attuali.

“Il dovere di ricordare. Riflessioni sulla Shoah”, prodotto da G. B. Palumbo editore, è allegato all'opera “Di fronte alla storia”, manuale di storia per la scuola secondaria di secondo grado, perché la giornata della memoria, dedicata alla rievocazione critica dell'Olocausto, non si riduca ad un rituale celebrativo e vacuo, ma riesca a reagire a tutte le forme di revisionismo e negazionismo, in quanto oltre ad essere un dovere verso il passato, la memoria della Shoah deve sorvegliare i rischi presenti nelle nostre società.

Il totalitarismo nazifascista ha imposto la volontà di annientamento degli oppositori politici, dei comunisti, degli zingari, degli asociali, degli omosessuali, dei malati di mente, degli ebrei, colpevoli solo di esistere in quanto tali, perché portatori di una diversità, rispetto ai diabolici schemi omologanti, di annientamento delle differenze, imposti dal sistema nazifascista.

Insegnare Auschwitz, significa trasmettere consapevolezza alle giovani generazioni di quelle mostruosità che l'homo faber ha perpetrato, guidato da un potere diabolico, perché sappiamo che determinate situazioni possono ripetersi, forse non identiche, ma con esiti altrettanto devastanti, e per questo il sistema formativo, le comunità educanti, devono indurre i giovani a riflettere sul tema delle minoranze, sulla pericolosità delle estremizzazioni, mettendo a contatto tutte le generazioni con i testimoni e avviando un processo di trasmissione della memoria storica che abbia come base un insegnamento etico e civile e responsabile.

La scuola italiana si basa su un impianto organizzativo e didattico che risale ancora alla riforma Gentile.

Alcune innovazioni cominciarono a profilarsi dagli anni ‘60 con l'emanazione di nuovi programmi scolastici, ma la situazione non è mutata sostanzialmente, neppure dopo la transizione verso la democrazia e le lotte di rivendicazione studentesche per una scuola diversa, che scoppiarono in Italia e in tutto il mondo.

La didattica della storia, al contrario di altre discipline, non ha goduto dell'attenzione e del favore del ministero della pubblica istruzione nel corso del tempo: le tematiche dell'antifascismo, della resistenza e della costituzione sono rimaste ignorate.

Molti docenti ritengono che trattare di questi temi significhi fare politica, dedicando a questi argomenti, ambiti molto marginali.

Nell'insegnamento della resistenza ai giovani, risulta necessario evitare un approccio agiografico e celebrativo, ma occorre invece agevolare uno studio ed un'analisi critici, attivando predisposizioni mentali analitiche, aperte e critiche.

 

 

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Troppo spesso i libri di testo trattano la storia della resistenza in maniera approssimativa e frettolosa, dove il processo storico si rivela in una successione di eventi, avvenimenti, guerre e paci, trattati, istituzioni e personaggi, in una concezione storica che a livello apprenditivo richiede soprattutto uno sforzo mnemonico, dove i canali tra storia e formazione civile sono esclusi.

I giovani che negli anni ‘60 si sono ribellati alla scuola autoritaria, reagiscono con stupore alla chiusura didattica, trasmissiva e dialogica, di testimonianza, di alcuni docenti che pure avevano partecipato agli eventi della resistenza.

Per questi motivi è necessario riprendere il dialogo con le giovani generazioni, cercando di ricomporre i tasselli della memoria storica che rischia di essere trascurata e dimenticata, a causa di un apporto scolastico impreciso e lacunoso.

Da un'indagine riguardante i bisogni formativi degli insegnanti di storia, compiuta dal Provveditorato agli studi di Milano nel 1997, emerge che la maggioranza degli insegnanti utilizza come strumento fondamentale la lezione frontale e il libro di testo e, inoltre, gli avvenimenti della storia contemporanea vengono trattati in modo limitato, compreso l'Olocausto.

Con il decreto Berlinguer, questa situazione cambia radicalmente.

Il decreto Berlinguer prevede lo studio del ‘900 durante l'ultimo anno di ogni segmento di scuola, ponendo le basi della didattica della storia e innescando una serie di riflessioni da parte di storici, docenti, associazioni professionali, anche attraverso gli istituti storici della resistenza che hanno avuto un ruolo significativo nel promuovere tali cambiamenti, con la ricerca di percorsi più significativi nell'ambito della storia del ‘900, che per la sua grande ricchezza e complessità si offre a una pluralità di interpretazioni e tematizzazioni ed è stata oggetto di un ampio e variegato dibattito che ha coinvolto insegnanti, associazioni professionali e disciplinari e riviste specializzate.

Nel corso degli anni ‘70, nelle scuole medie, gli insegnanti trattavano e spiegavano tematiche collegate alla deportazione e allo sterminio degli ebrei, con la lettura di testi canonici come Il diario di Anna Frank, Se questo è un uomo e La tregua di Primo Levi e collane di volumetti per la scuola media, dove sono commentate molte opere di scrittori del ‘900.

Tali collane di testi hanno avuto una grande diffusione che ha permesso alle tematiche storiche di entrare nella scuola.

Nel 1975, con la celebrazione del trentennale della resistenza, molti insegnanti trattarono in classe degli aspetti più cruenti della storia del ‘900 come l'Olocausto.

Lo sceneggiato televisivo dal titolo Olocausto, di produzione americana, racconta la storia di due famiglie tedesche, una ebraica che subisce le persecuzioni, mentre l'altra si nazifica.

Questo sceneggiato propone tutte le tappe dello sterminio ebraico in Europa, suscitando un ampio dibattito che ha attribuito nuovo impulso alla ricerca storica.

La Regione Piemonte, in collaborazione con l’Aned e il comitato regionale, hanno condotto esperienze durante gli anni ’80 e ‘90, volte all'affermazione dei valori della resistenza e dei principi sanciti dalla carta costituzionale repubblicana e democratica, promuovendo visite di studio nei campi nazisti per le scuole superiori e proponendo tematiche sulle manovre concentrazionarie e sulla deportazione per motivi politici e razziali.

Con il decreto 681, conosciuto come decreto Berlinguer, cresce l'interesse per l'Olocausto e la storia resistenziale.

In questo contesto, le singole istituzioni scolastiche promossero studi e ricerche inerenti la promulgazione delle leggi razziali del 1938 e riguardanti l'espulsione di insegnanti e studenti di origine ebraica da ogni ordine di scuola.

Queste ricerche si basano sull'analisi di documenti d'archivio, conservati nelle scuole stesse e aprono una stagione di rilancio delle tematiche riguardanti la resistenza e la deportazione per ragioni politiche e razziali.

Le ricerche, basate sull’analisi delle documentazioni degli archivi scolastici, hanno riscontrato notevole successo, contribuendo a suscitare un ampio e articolato dibattito storiografico.

A partire dal 1998, il Ministero della Pubblica Istruzione, ha promosso, a livello nazionale, il progetto I giovani, il Novecento e la Memoria e in tutto il territorio nazionale, insegnanti e studenti hanno iniziato un lavoro di notevoli dimensioni, raccogliendo gli esiti dei loro progetti in testi e dattiloscritti, con il supporto di varie agenzie educative presenti nell’ambito territoriale come il CDEC, l’ANED e l’INSMLI.

I percorsi elaborati si sviluppavano attraverso l'incontro con i testimoni delle deportazioni e dei Lager.

In questo contesto di attenzione sull'insegnamento della Shoah, nasce la Task force for international cooperation on holocaust education, remembrance and research, un organismo internazionale costituito nel 1998, finalizzato ad istituire progetti di educazione all'Olocausto e alla memoria, anche nei paesi dell'Est, che dopo il crollo delle ideologie, si trovano impegnati in un difficile processo di ricostruzione della storia.

La Task Force si prefigge come obiettivi principali la formazione degli insegnanti sul tema dell'Olocausto, la traduzione di testi scolastici inerenti tali tematiche, e il recupero e la conservazione dei luoghi della memoria.

La Task Force ha presenziato a livello internazionale al forum sull'Olocausto che si è tenuto a Stoccolma nel 2000, a cui hanno partecipato capi di governo e delegazioni da tutto il mondo, che hanno sottoscritto la dichiarazione di Stoccolma, tramite cui tutti i singoli paesi si sono impegnati a promuovere ed implementare l'educazione all'Olocausto, istituendo in ogni paese un giorno della memoria, per preservare e mantenere la memoria della Shoah e promuovere l'apertura di tutti gli archivi storici.

In base a questi impegni, in Italia, è stato istituito, con una legge del 2000, il giorno della memoria, il 27 gennaio.

 Bibliografia:

 “Il dovere di ricordare. Riflessioni sulla Shoah”: DVD ideato e narrato da Moni Ovadia e curato da Elisa Savi, con la partecipazione di Antonio Albanese, Nicoletta Braschi, Lorenzo Cherubini, Luciano Ligabue, Luciana Littizzetto, Shel Shapiro, Palumbo Editore 2009.

 Chiappano A., Minazzi F., Il presente ha un cuore antico. Atti del Seminario residenziale per insegnanti, Quaderno 1, MIUR 2002

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