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    Monza, venti anni fa

    Dettagli
    Lunedì, 07 Maggio 2012
    Romano Bonifacci

    20120507-tangentopoli

    Anche Monza ha il suo ventennale. Ventennale di che cosa? Ma di Tangentopoli. E aggiungiamo che quella monzese fu una tangentopoli di tutto riguardo. Seconda solo a quella milanese.

    Scoppiò tra giovedì 18 e venerdì 19 giugno in maniera clamorosa e spettacolare. Quella notte la città fu teatro di una vera e propria retata delle forze dell’ordine, su mandato della Procura della Repubblica, allora diretta da Salvatore Cusumano, un magistrato efficiente e coraggioso.

    Furono arrestate 25 persone fra cui sei importanti politici monzesi: Claudio Teruzzi, vicesindaco della città e gli assessori Giuliano Salvi e Francesco Ironico, tutti socialisti del Psi, e i dc Paolo Meregalli , assessore, Filippo Apicella e Francesco Rivolta, consigliere regionale lombardo.

    Gli altri erano funzionari comunali, portaborse e imprenditori. Per la verità, fino a quel momento, la Brianza sembrava intonsa, anzi aveva persino incamerato il merito di avere fra i suoi cittadini quel Luca Magni, imprenditore piccolo ma con il grande ruolo storico di avere avuto il coraggio di smascherare un grande maestro delle tangenti, il socialista Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio ( detto anche Pat, meglio ancora Baggina).

    Ad essere scrupolosi, occorre però dire che già nelle settimane precedenti, qualche segnale di malaffare anche a Monza c’era stato. Il 13 maggio, ad esempio, si era fatto un gran parlare del nuovo stadio comunale passato da un preventivo di 5,5 mld ad un consuntivo di 15 mld. Una sorta di moltiplicazione di pane e pesci, che giustamente aveva sollevato più di un sospetto: poteva “ il miracolo “ nascondere la costituzione di quella che in seguito sarebbe stata chiamata una provvista di denaro da trasformare in tangenti. E infatti la magistratura aveva fatto perquisire gli uffici della segreteria generale del Comune per controllare le varie fasi dell’operazione tra l’azienda costruttrice, la Schiavi di Bergamo, e i committenti monzesi.

    Va altresì ricordato che un mese dopo, il 5 giugno, era scoppiato il caso di un concorso comunale truccato nel quale risultavano coinvolti funzionari comunali , a partire dal segretario generale, il cancelliere capo del Tribunale nelle vesti di padre della concorrente fatta vincere malgrado si fosse piazzata al secondo posto della graduatoria, e un paio di assessori. Anche per questa ragione l’allora sindaco Gianmario Gatti dc aveva rassegnato le dimissioni aprendo una crisi che si sarebbe risolta solo con l’arrivo del commissario prefettizio , Bruno Ferrante in pieno mese d’agosto. Esattamente il 12. Rispetto a quel che ne seguì, i due episodi, pur disdicevoli e non privi di significato, vanno oggi considerati come robetta.

    La stessa retata notturna di metà giugno che pur aveva destato enorme impressione passò in seconda linea rispetto all’ondata di arresti che il 23 giugno colpirono un pezzo da 90 quale era allora considerato il consigliere regionale Vigilio Sironi

    dc , detto anche “ Sua Sanità” e in seguito anche “mister 10%” , un paio di assessori , un consigliere comunale, il solito vicesindaco e un extra muros Natalino Erba, enfant prodige di Cl , leader di Mp ( movimento tanto caro a Roberto Formigoni , “ ma lui non c’entra” precisò immediatamente Natalino).

    Fra il 18 giugno e 8 luglio il mondo politico monzese fu terremotato da tutta una serie di piccoli e grandi fatti ( arresti per corruzioni , concussione, malaffare). Il 21 giugno, tanto per ricordare il clima che si respirava in città, il sindaco dimissionario Gianmario Gatti fu costretto ad abbandonare , travolto dai fischi , la cerimonia per l’anniversario di fondazione della società sportiva Forte e Liberi. Nello stesso giorno all’ Arengario fu addirittura organizzato un brindisi pubblico per festeggiare la svolta morale di Monza.

    Un’ intera classe dirigente della DC e del PSI finì in galera. Si salvarono in pochi, i pidiessini ad esempio, che comunque non riuscirono a trarre alcun vantaggio politico da quel terremoto. Fu la magistratura ad avere il grande merito di svelare, come stava avvenendo a Milano, il grande imbroglio, e di perseguire un sistema corruttivo che ben presto prese il nome di “ mazzetta ferrea “. Dal 1984 al 1992 una valanga di cemento si era abbattuta sulla città, l’aveva imbruttita ma soprattutto l’aveva trasformata in una realtà odiosa e inaccettabile sia sotto il profilo dell’etica che della morale. E dominata da una percentuale, il 5% ( a tanto ammontava la

    “ mazzetta ferrea “ ). Quello dei magistrati fu un lavoro enorme, fatto di avvisi di garanzia, di interrogatori, di carcere, di arresti domiciliari, di bugie, di confessioni, di sequestri di documenti, persino di richieste di estradizione, come nel caso di Raffaele Politanò, segretario dell’ex sindaco di Milano e allora parlamentare in carica, Paolo Pillitteri, il cognato di Bettino Craxi. Si rubava per il Partito, è vero, ma in più di un caso anche per se stessi. I due momenti erano tanto intrecciati tra di loro che districarli non fu sempre facile.

    Il procuratore Salvatore Cusumano a giugno dichiarò “siamo solo all’ inizio “. Ed era vero. Non tutto, ovviamente, venne scoperto, ci sarebbe voluto un esercito di inquirenti per portare alla luce il sistema tutto per intero. Tuttavia esso venne in gran parte scoperchiato e non fu un bello spettacolo.

    Furono rese note le quote della spartizione della tangente : il 50% alla Dc, il 40% al Psi. Anche la grande stampa dedicò grandi spazi alla tangentopoli monzese , un malaffare miliardario pagato con i soldi dei cittadini contribuenti. Nel gorgo finirono tutte le aziende municipalizzate : Agam ( acqua e gas ), Amsa (trasporti ) e Centrale del latte, dissanguate anche loro, malgrado un rosso che assommava in ottobre a ben 40 mld di vecchie lire.

    In giugno, durante la processione del Corpus Domini vennero rivolti fischi e pesanti insulti all’ ex sindaco Rosella Panzeri , che sarà arrestata il 7 luglio seguente per una tangente di mezzo miliardo di lire : lei alla fine non la nega ma sostiene di averla data in beneficenza. Le suore del Buon Pastore la smentirono .

    L’ospedale San Gerardo, immediatamente definito “ il San Gerardo dei dolori”, è al centro di numerose inchieste. Vigilio Sironi che ne è il ras, si difende tirando in ballo delle persone ormai defunte , come nel caso di Walter Fontana dc , ex senatore, già presidente della Associazione industrialie già segretario amministrativo della Dc monzese. “ Io i soldi io gli ho dati a lui “. Oppure come nel caso del socialista Antonio Natali, l’inventore delle mazzette, oppure di latitanti come nel caso di Giovanni Manzi psi, presidente della Sea.

    Alcune altre curiosità: il 10 settembre venne portato alla luce il patto vecchio di 24 anni, stipulato tra sette imprese per la spartizione degli appalti.

    Sia la dc locale che il psi vengono commissariati rispettivamente con Luigi Granelli e Gianni Mariani.

    Il 12 e 13 dicembre Monza va alle urne: la Lega Nord sfonda, ottiene il 32,1 % dei voti, il doppio di quelli finiti alla Dc ( 17,8 %). Il Psi crolla. Il Pds resiste ma ovviamente non è contento . Ci si aspettava di più. La riflessione è d’ obbligo anche per chi si era comportato correttamente.

    Il 19 ottobre in un dibattito a Seregno, il titolare della Procura monzese afferma :

    “ Da tangentopoli non possiamo tirarci fuori tanto facilmente “. Si rende conto che si tratta di un pozzo senza fondo. E allora, in modo anche autocritico, si chiede : “ Ma noi, dove eravamo? “. Giusto dove eravamo ? Interrogativo assai azzeccato, se si pensa che due anni prima l’architetto Michele Faglia aveva denunciato tanto malaffare da costruirci su persino un dossier. Ma non fu ascoltato.

    E oggi ? Qualcuno ha scritto che è peggio di ieri. Ed ha ragione. La lotta alla corruzione è più che attuale e ha fatto bene il candidato sindaco Roberto Scanagatti a far firmare a tutti i candidati consiglieri delle sei liste che lo appoggiano, quel che è stato definito “ il nostro codice di comportamento nell’amministrazione della cosa pubblica “. E lo ha fatto in piazza, all’Arengario, davanti a tutti. Lo ha fatto in risposta alla marea montante di sfiducia che colpisce indistintamente e ingiustamente tutti ma anche ricordando quel che nel passato Monza ha dovuto sopportare. Avremo modo di riparlarne.

    Ps : un amico, che ha avuto la pazienza di ascoltarmi, si è complimentato per la mia memoria. Che invece non è assolutamente ferrea. Ferreo è il mio archivio , fatto solo di ritagli dei giornali. Consultarlo per credere. Dove si trova ? Presso l’archivio del Lavoro della Cgil, a Sesto San Giovanni.

    Gli autori di Vorrei
    Author: Romano Bonifacci

    Classe 1934, mantovano ma dal 1966 residente a Monza, primo anno di Ingegneria al Politecnico di Milano, poi giornalista come redattore del Il Progresso , organo della Federazione Comunista di Mantova e poi direttore de La tribuna di Mantova, pure esso settimanale. Quindi corrispondente de l’Unità e dal 1966 redattore nella sede milanese del quotidiano comunista in viale Fulvio Testi. Inviato nazionale per i problemi agricoli, caposervizio del settore economico-sindacale, caporedattore. Attualmente in pensione, collabora con Spi insieme, periodico dello Spi-Cgil e con i ragazzi de La rivista che vorrei.

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