A Vorrei tifiamo per la pace. Vorrei per una Europa dei popoli, non delle banche.

La rivista che vorrei

Registrazione Tribunale di Monza n. 1927 del 24/9/2008 N° ROC 17857 ISSN 2283-3269 Colophon completo

Se a battezzare è Don Gallo

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Una famiglia di fatto con 3 figli che da Monza va a Genova per far battezzare la piccola Alice da Don Andrea Gallo. Ecco come.

 

"Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior.."
Accolti da Faber, "il vangelo laico", entriamo nella chiesa della SS Trinità e di San Benedetto a Genova, sull'altare ci sono ad aspettarci alcuni ospiti della comunità, come vuole l'uso di Don Andrea, che non ama le distanze coi fedeli, tutti uguali, tutti vicini a Dio allo stesso modo, tutti figli dello stesso padre.
In braccio, anzi nella fascia, la nostra Alice sonnecchia beata.
Aspettiamo il Gallo, e anche noi abbiamo il nostro posto vicino all'altare, tra visi sorridenti che ci chiedono da dove veniamo, accanto a noi un altra famiglia di Bergamo con un bimbo, Riccardo, che succhia il suo ciuccio beato in braccio al papà.
Eh si. "Noi Veniamo da Monza". Inseguendo un sogno. Quello di una chiesa coerente, coraggiosa, impegnata.
Lontana da compromessi, critica con i potenti, libera, dalla parte degli ultimi. Contro la guerra.
Nelle orecchie gli ultimi scandali dello Ior, le parole di fuoco contro i gay, il Family Day che non ci include, noi, famiglia di fatto con tre bambini, un mutuo e le spalle larghe.
Si noi scappiamo da Monza. Veniamo da voi, qui, a Genova.
Perchè qui voi avete Don Gallo, il simbolo della chiesa che vorremmo.
Quella di cui chiediamo che nostra figlia faccia parte.
Quella dove crediamo che Gesù si sentirebbe a casa.
È bastata una mail scritta alla comunità di San Benedetto al Porto, a cui è seguita una rapidissima risposta:
"Cara Anna siamo disponibili per il Battesimo in Comunità chiamate la Lilli per accertarvi che io sia a casa, dico Messa la domenica alle 12,30
Ciao Don Gallo "


Così eccoci qui, La Lilli ci ha aiutato a organizzare il "nostro" battesimo , e ci ha invitato a pranzo in comunità.
"Cosa vi dò Lilli, per il pranzo?"
"Il motto della comunità, Anna, è niente chiedere, niente rifiutare"
"Vi porto almeno la torta?"
"Ma vuoi che non facciamo la torta per Alice? dai, vi aspettiamo."

Mi sembra quasi che potrei tornare bambina, qui. A credere ancora che qualcosa di buono ci sia nel marcio che mi ha allontanata sideralmente da oratori e parrocchie.
De Andrè continua a cantare, mentre arriva lui, lentamente e lo accoglie un applauso, caldo.
Se lo merita tutto.
Un vita dalla parte degli ultimi, un prete da marciapiede.
Parla, lentamente, e si svela.
Si arrabbia per la parata del 2 giugno. Si arrabbia per le guerre mascherate da missioni di pace. Si arrabbia per la politica che va a braccetto con la chiesa che serve due padroni.
 È quello che volevamo sentire, è quello che da sempre avremmo voluto sentire in un luogo sacro. Un messaggio scomodo e coerente col Vangelo.
La funzione procede, Alice continua a dormire.
"Io ti battezzo" e l'acqua santa scivola sulla testina nuda.
Apre gli occhi, la piccola Alice.
Ehi, bambolina, buona vita.
Che tu possa riempire tutto quello che fai di significato, che tu non abbia paura di andare in direzione ostinata e contraria, come quest'uomo qui, che vedi accanto a me, ha sempre fatto. Che se sceglierai di essere cristiana tu abbia il coraggio di esserlo fino in fondo, ad ogni condizione.
Questo abbia voluto regalarti oggi con questo battesimo dal Gallo, "Una goccia di splendore di umanità di verità ."

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