La rivista che vorrei

Registrazione Tribunale di Monza
n. 1927 del 24/9/2008
N° ROC 17857
ISSN 2283-3269

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Monza by night

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Periplo notturno nella città silenziosa e deserta, dove il pericolo maggiore è il buio

È

strano girare per Monza di sera, o meglio, di notte. Si ha di fronte una città che ti comunica messaggi strani, che ti infonde sensazioni contrastanti. Strade deserte, qualche faccia poco rassicurante, silenzi tombali, aria ferma. Monza è una città sicura? Bisogna avere paura mentre la si gira di notte, aspettando l’ultimo treno sul binario 5, quando si torna a casa dopo una serata, quando si porta fuori il cane? Quanto pericolo c’è tra le strade di Monza?

Via Lecco appare sempre abbastanza trafficata; il suo status di “porta della Brianza” le garantisce un discreto flusso di automobili anche di notte, soprattutto nel weekend. Vuoti i marciapiedi, come anche i parcheggi delle sue traverse, qualche rumore ovattato dalla nebbia che in ogni stagione il Parco fornisce, e poco più.

Vuota anche via Boccaccio, nessuna faccia losca, nessuna faccia in assoluto, come vuota si presenta anche la zona di fronte all’hockey, fino a qualche tempo fa conosciuta per essere una zona di spaccio di droga. Un caso di una sera? Situazione solo invernale? Questo non è possibile saperlo, quando si cammina da quelle parti, di sicuro un po’ toccati dall’inquietudine, un po’ preoccupati da quel sottopassaggio silenzioso e dagli alberi senza foglie dei Boschetti Reali. Nessuno, nessun immigrato, nessun ubriaco, nessuno spacciatore.

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Si ritorna alla luce, e ad un po’ più di movimento se ci si rimette in macchina e si vira per viale Lombardia, dove c’è traffico ad ogni ora, dove c’è sempre qualcuno disposto a lasciarsi la Brianza alla spalle, via verso la Grande Mela lombarda. In questa zona forse la situazione è un po’ più complicata: sporcizia, prostituzione, anche se, chiedendo a due passanti abitanti della zona, non si avverte “paura”, bensì c’è più stanchezza per certe situazioni.

Desolazione è anche ciò che si avverte nella zona di via della Taccona, a San Fruttuoso. Nessuna situazione di pericolo evidente, solo qualche ragazza di colore che esce da un cespuglio, qualche automobile che sfreccia su un asfalto pieno di buche e silenzio, silenzio che cresce man mano che si entra nelle vie che portano il nome dei maggiori fiumi del Nord Italia.

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Ed è in zone come queste che la domanda sul vero e sull’apparente acquista corpo. Certo, a girare per Monza di notte si avverte un senso di inquietudine, che è palpabile. Questo è garantito. Ma quanto fa il pericolo vero e quanto invece è responsabile il clima di abbandono, la vuotezza delle strade, il silenzio tombale?

Avvolto nella notte monzese appare anche San Rocco; semafori che lampeggiano, qualche schiamazzo proveniente da un gruppo di ragazzetti seduti sui motorini, in un parcheggio, rumore di una bottiglia che si infrange a terra. Non molto di più.

Corso Milano, altra arteria della città, non differisce di molto dalle sue sorelle. Qualche macchina, i venditori ambulanti di rose che chiacchierano ad un angolo, qualcuno che cammina verso la stazione. Qui forse la situazione è più delicata, non tanto per la stazione in sé, completamente vuota, se non fosse per qualche senzatetto addormentato all’uscita di Piazza Castello, quanto per le zone vicine. Molta sporcizia di fronte all’uscita principale, su Corso Milano, lattine di birra ovunque, e un passante che lamenta situazioni a rischio che si ripetono spesso, dovute ad ubriachi che frequentano la zona. Zona non bella, se non pericolosa, è quella che si trova uscendo su Piazza Castello, e andando verso via Mentana. Se l’apertura del Teatro Binario 7 ha molto “ripulito” la piazza, il parcheggio dello stadio Sada e la stessa via Mentana, lo stesso non si può dire di via Ghilini, via Timavo e soprattutto della zona verde sul canale Villoresi, apparentemente abbandonata a se stessa, ed allo spaccio di droga. Qui si riesce ad avere paura, a non sentirsi sicuri.

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Poi si ritorna su via Mentana, alla luce, si ritorna alla Monza sonnacchiosa, quella Monza così strana con i suoi vuoti, così città con i suoi numeri, così paesino con i suoi silenzi, così oscura in alcuni punti.

Questa è stata la fotografia di una notte, che non può essere determinante nel capire quanto pericolo reale c’è davvero nelle vie di questa città. Una fotografia che ti fa convincere, però, che non faresti mai tornare a casa tua figlia a piedi, da sola, quello no, ma che forse a Monza si vive ancora bene, che forse ogni tanto è il solo buio che crea i mostri, che nonostante si è stanchi di vedere certe cose si è scelto apposta di non vedere. E il non voler vedere ogni tanto crea indifferenza, il più pericoloso dei criminali.

Gli autori di Vorrei
Author: Carlo Motta

Nato nel maggio 1985 a Monza, dove tuttora vive, a pochi passi dal Parco. Diplomato al Liceo Classico B.Zucchi, è laureando in Economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo, presso l’Univeristà Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Da gennaio 2007 a maggio 2008 scrive per il quotidiano online e settimanale free-press Monza La Città e da ottobre 2007 lavora per l’Associazione Culturale “E.Frette 1860” per la rivalutazione e promozione dell’archivio storico della Frette di Concorezzo. Grande appassionato di musica, è cantante della rock band monzese Lust Wave e si è di recente lanciato in un progetto discografico di musica elettronica e synth-pop con una band di Limbiate. Ama l’arte e la poesia del periodo Romantico, i viaggi, la fotografia, la buona cucina e la Brianza ancora semplice e verde, non quella dell’arrivismo e delle colate di cemento.

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