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Eurostar. Fate girare la palla! Stampa E-mail
Di Mino Vicenti   
Mercoledì 25 Giugno 2008

I
Aprile 2008. Salisburgo. Arrivo in albergo e finalmente incontro Verena. Manteniamo contatti via email da almeno un anno, ma è la prima volta che ci incontriamo. Poi arrivano tutti gli altri, un po' da tutta Europa. Fra due mesi ci sono gli europei di calcio, mi dicono orgogliosi gli austriaci, ma non che non fosse facile indovinarlo anche per un cieco: palloni e palloncini dappertutto, di carta cartoncino e gommapiuma, bianconeri o colorati, all'aeroporto e in ogni vetrina, e una quantità mostruosa di gadget pallonari alla reception dell'albergo.

Giugno 2008. Andrea, Saverio e Antonio sono in Austria, volontari europei, tra altri 80 giovani di tutta Europa, divisi tra Salisburgo e Vienna. I campionati di calcio visti da vicino, ma anche con un'altra prospettiva, per fare dei campionati europei di calcio un'occasione di scambio interculturale. Questo sport, alla fine, è meno peggio di quanto non pensassi.

II
Ore 21,30. Fuori un silenzio irreale, la città sembra morta, come in una domenica d'agosto. Ho deciso di rimanere in ufficio: quale migliore occasione per completare il mio lavoro arretrato, se non mentre tutti guardano la partita? Provo a concentrarmi, ma un sms mi distrae. E' Remco. Sicuramente vuole sapere se ho fatto il bonifico per il rimborso del suo biglietto, penso. Apro il messaggio e leggo: “Do you feel like loosing? Greetings from NL”.

Bastardo! E' vero, gioca l'Italia, ma non avevo realizzato che il nostro avversario era l'Olanda. Quasi mi sento in colpa, spengo il computer e vado a casa, a fare il mio dover d'italiano, a tifare per la nazionale. Peccato che la visione della partita non mi abbia dato spunti per un sms di risposta. Ho preferito tacere.

III
Dagli anni Novanta la Nazionale francese è ritenuta un esempio di moderna convivenza pacifica tra etnie diverse per la sua capacità di incarnare l'ideale multiculturale della Francia (fonte: Washington Post). Nonostante questo non piaccia a Jean-Marie Le Pen. Vi ho già raccontato di come si è risvegliata la mia passione (da anni sopita) per il calcio, quindi per la partita decisiva con-tro la Francia non mi ha neanche sfiorato l'idea di godermi la tranquillità del mio ufficio, approfittando dello schermo acchiappatutti. E che culo! C'abbiamo pure un francese da mettere in croce, prima durante e soprattutto dopo la partita. Francese, sì, anche se si chiama Belkacem.

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