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Dopo 42 anni di servizio va in pensione una colonna portante, nonché fondatore, del sindacato di base dell'ospedale San Gerardo di Monza Cub-Usis. Abbiamo incontrato Alessandro Balducchi alla festa di congedo. E' stata l'occasione per tracciare un profilo storico personale e di lotte sindacali svoltesi nell'arco di 40 anni

Con il senno di poi posso dire che nel 1973 l’ospedale era il classico luogo di sofferenza, rimasto inalterato per decenni, dove ci si poteva ambientare un racconto ottocentesco. Un piccolo esempio che mi riguarda, in quanto allora ero un inserviente del Pronto Soccorso: per trasportare i pazienti nei reparti, d’inverno dovevo indossare un pesante tabarro lungo fino ai piedi e chiuso da una catenella sotto il mento. Indumenti datati primi novecento.

Per me è stata come una missione: lavorare in una grande struttura con molti lavoratori, mi ha offerto l'opportunità di organizzare lotte

Come comincia la tua avventura di sindacalista?
La mia storia politica-sindacale nasce quando ero ancora molto giovane. Lavoravo in un’autofficina e frequentato un corso serale di apprendistato. Con altri coetanei pensammo di fondare il CAA, comitato autonomo apprendisti e con questo di conquistare diritti e tutele di cui sentivamo la necessità. Eravamo agli inizi degli anni settanta. In quell'epoca c'era un gran fermento di movimenti di lotta nelle fabbriche e nelle scuole, nati da poco, sull'onda della contestazione del 68\69. La pubblicazione di due volantini ci portò immediatamente all’attenzione delle organizzazioni politiche extraparlamentari. Allora erano molto attive nel territorio. Conobbi Lotta Continua, l'organizzazione più consistente presente a Monza e a 18 anni ne divenni militante. Si viveva nel contesto di una grande tensione ideale e carica di aspettative. Così, quando ci fu l’occasione di poter essere assunto in ospedale, considerai questa fortuna come una missione: lavorare in una grande struttura con molti lavoratori avrebbe offerto l'opportunità di organizzare lotte e coinvolgere più persone nel progetto rivoluzionario di Lotta Continua.

 

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Sandro Balducchi nei primi anni '70 a Desio - Foto di Elyzabeth Gaeta

 

Sei diventato subito un sindacalista allora?
Quasi. Al San Gerardo l'attività sindacale era molto limitata. Esistevano due\tre referenti dei sindacati confederali. Si limitavano però ad organizzare le assemblee in occasione dei rinnovi contrattuali. A spiegare cosa era stato sottoscritto negli accordi, dovevano venire i funzionari sindacali da Milano! Il fatto di essermi permesso di organizzare una piccola lotta in pronto soccorso, dopo solo tre mesi dall’assunzione, sconvolse tutti: rappresentanti sindacali, direzione ospedaliera e gli stessi lavoratori. Per un mese non si è parlò d’altro. Come conseguenza immediata passai 48 ore critiche: venni prima licenziato poi, su pressione popolare, il licenziamento fu revocato e trasformato in una ammonizione scritta. Da quell’anno in poi venni regolarmente eletto delegato di reparto nel Consiglio dei Delegati. Era l'organo della rappresentanza di tutti il lavoratori dell'ospedale. I rappresentanti erano eletti senza l'obbligo di essere tesserati a nessun sindacato.

Poi però incominciò a venir meno la spinta politica?
Quando Lotta Continua si sciolse nel 1975, in ospedale costituimmo il Collettivo Lavoratori Ospedalieri, a sostegno dei nostri delegati di reparto. Per diversi anni il Collettivo pubblicò un giornalino interno di controinformazione Ospedalieri Contro, molto letto e partecipato. Nel 1978 una grande lotta autonoma, partita dagli ospedali di Firenze, si estese a livello nazionale. A Monza fu il solo Collettivo Lavoratori Ospedalieri a sostenerla, vincendo nelle assemblee le posizioni di Cgil, Cisl, e Uil. Lo sciopero durò una settimana. Conquistammo finalmente un contratto nazionale decente. Subito dopo, per somma di procedimenti disciplinari, venni sospeso dal lavoro per sei mesi.

 

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Sandro Balducchi - Foto di Elyzabeth Gaeta

 

Nel 1978, per somma di procedimenti disciplinari, venni sospeso dal lavoro per sei mesi. Al rientro fui confinato in archivio

Un provvedimento pesante. Come hai trovato la forza per continuare?
Dopo i primi quattro anni di lavoro al pronto soccorso e due al trasporto ammalati, arrivò la sospensione di sei mesi. Al rientro fui confinato in archivio. Nell'ospedale vecchio era nei sotterranei. Fu un intento persecutorio malriuscito. Perché il mio impegno sindacale era così riconosciuto che i colleghi stessi, vedendone l’importanza, mi aiutarono a conseguire quell’agibilità sindacale di cui non ho mai potuto beneficiare ufficialmente, in quanto prerogativa di Cgil, Cisl, e Uil. Alla fine degli anni ottanta il Consiglio dei Delegati dell’ospedale era praticamente gestito da noi, mentre Cgil, Cisl, e Uil, per poter avere voce in capitolo alle trattative, furono costrette a commissariare le loro rappresentanze. A questo punto per noi la scelta obbligata fu di fondare un sindacato autogestito: il Cub. Quasi subito divenne il primo sindacato per numero di tessere.

Quindi la vostra azione divenne più agevole?
Non del tutto. Anzi, il percorso è continuato con difficoltà crescenti. Il contratto nazionale garantiva la piena agibilità solo alle organizzazioni nazionali firmatarie. Noi, essendo una organizzazione di base presente solo a Monza, non potevamo usufruire di permessi e di altre funzioni, appannaggio piuttosto per gli altri sindacati. A onor del vero devo dire che le abbiamo provate tutte per cercare l'unità sindacale e con questa dare maggiore forza ai lavoratori. Abbiano tentato sia con la Cgil che con la Uil. Ma poi, io e Andrea Amato decidemmo di rompere definitivamente con la Cgil. A breve si unì a noi Donata Di Nella e a seguire Ottavio Scalet, Tino Basile e tanti altri delegati, divenuti colonne portanti negli anni seguenti. Per noi era ammissibile soltanto il volere dei lavoratori, piuttosto che le decisioni dei vertici sindacali. Abbiamo mantenuto la nostra coerenza e siamo rimasti un sindacato di base. A condurre le rivendicazioni insieme al Consiglio dei Delegati degli anni ’80. Battaglie che avevano come obiettivo principale il miglioramento dell’assistenza e delle condizioni di lavoro. Abbiamo contrastato e ridotto il ricorso forzato allo straordinario e agli ordini di servizio facili

Abbiamo mantenuto la nostra coerenza e siamo rimasti un sindacato di base

Perché avete aderito a Usis nazionale?
Per conquistare agibilità sindacale. Nel 1991 è nato il Cub-Usis, un sindacato autogestito fondato sull'organizzazione sindacale diretta dal basso e contro la logica della delega. Poi alla fine degli anni '90, per poter continuare a fare attività in difesa dei diritti dei lavoratori, abbiamo dovuto accettare di entrare nella Rsu, rappresentanza sindacale unitaria a sostituzione del Consiglio dei Delegati. Questa struttura in realtà è stata pensata per metterci fuorigioco: è parte di una riforma contenente leggi repressive antisindacali, nata dagli accordi nazionali del 1993 tra Cgil, Cisl, Uil e governo. Da allora, infatti, il Cub-Usis non usufruisce né di permessi sindacali, né di ore di assemblea in orario di servizio. E questo rappresenta un fattore limitante all'attività sindacale in azienda.

Oltre all'intensa conflittualità che ci hai narrato, ci sono vittorie e situazioni appaganti da ricordare?
Non posso dire quale sia il ricordo più bello. Sono stati tanti e troppi per doverli allineare in gerarchie valoriali. Abbiamo ottenuto molte conquiste, ma dopo queste, purtroppo, lo sconforto è stato crescente. Per esempio nel vedere l’affermarsi, lentamente nel tempo, rappresentanze sindacali sempre più legate alle corporazioni: il sindacato degli infermieri o quello dei tecnici. Prerogativa della frantumazione che aveva da sempre contraddistinto i medici, divisi nel loro mondo addirittura per specialità. Tuttavia sono sicuro che questo modello corporativo di rappresentanza non possa durare a lungo e avere un futuro.

La gestione del San Gerardo nell'ultimo anno ha passato fasi molto critiche. Qui un nostro servizio sul tema. Che prospettive intravedi?
Le dimissioni di De Vitis, che di fatto risalgono a tre mesi fa, già hanno segnato un freno nelle relazioni sindacali e quindi alla risoluzione di tanti piccoli problemi che quotidianamente incombono su una azienda di queste dimensioni. Dal punto di vista strategico non vedo chi altro, tra cortigiane e cortigiani pretendenti, possa sostituirlo. La situazione sembra destinata a complicarsi, al prevalere di interessi negativi.

Dal 1990 al 1991 sono stato consigliere comunale di opposizione a Monza, eletto nelle liste di Democrazia Proletaria.

Oltre all'attività sindacale sei stato impegnato anche in politica?
Si. Dal 1990 al 1991 sono stato consigliere comunale di opposizione a Monza, eletto nelle liste di Democrazia Proletaria. L'esperienza si è conclusa perché è stato sciolto il Consiglio Comunale, in conseguenza della vicenda mani pulite e tangentopoli. A Monza finirono arrestati e sotto inchiesta il sindaco e gli assessori dell'alleanza Dc-Psi-Psdi.

 

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La festa all'archivio del San Gerardo - Foto di Elyzabeth Gaeta

 

Alessandro Balducchi, oltre alla missione di sindacalista, ha anche avuto una vita privata. Ce ne vuoi parlare?
Mi sono sposato nel 1975, anno in cui è nata anche mia figlia Eva. Nel 1985 mi sono separato e dal 1991 ho cominciato a convivere con Daniela, impiegata anche lei qui in ospedale. Purtroppo deve lavorare ancora 3 anni, prima di raggiungermi nella vita della pensione. Ovviamente, visto che lei deve continuare a lavorare, come prima cosa dovrò occuparmi di più della casa. Dopo il viaggio programmato in Argentina, potrò finalmente dedicarmi con regolarità alle mie passioni di sempre: il disegno, la pittura, il piccolo antiquariato e, compatibilmente con le ferie della mia compagna, i viaggi, che sono un’altra grande passione.

Ti ha sorpreso Cub-Usis, perché ha organizzato è pubblicizzato una festa per il tuo pensionamento?
La festa che mi hanno regalato è stato un momento importante e gratificante. Mi aspettavo qualcosa, ma non di così emozionante. Ha esplicitato l’affetto che ancora moltissimi colleghi hanno per me. Oggi c'è una crisi acuta di rappresentanza. Le tensioni ideali, che mi hanno accompagnato per tutti questi anni, si sono sempre di più affievolite. C'è un mancato ricambio generazionale tra le file del movimento sindacale. Tutto questo contribuisce ancora di più a rendere il mio pensionamento un passaggio delicato per il Cub-Usis e penso anche per tutto il movimento sindacale del San Gerardo.

Per i giovani sindacalisti vale sempre un messaggio a volare alto: siate realisti, chiedete l'impossibile!

Che cosa ti senti di suggerire ai compagni di lavoro che restano e ai giovani sindacalisti?
Per i colleghi mi verrebbe da ribadire la frase di Vittorio Arrigoni: restiamo umani. Per i giovani sindacalisti vale sempre un messaggio a volare alto: siate realisti, chiedete l’impossibile! Non ricordo di chi sia, ma la frase mi è sempre piaciuta e soprattutto, intendendola come propensione ideale, l’ho sempre trovata attuale. Alla direzione dell’ospedale dico: se non siete in grado di percepire quanto l’arroganza e la brama di potere vi ha tenuto lontani dalle persone, dagli utenti e dai lavoratori dell’ospedale, è meglio che il 31 dicembre ve ne torniate da dove siete venuti.

I nostro servizi sul tema della ristrutturazione del San Gerardo:
Il San Gerardo e gli arresti a Infrastrutture Lombarde - 2014-03-27
L’incubo del San Gerardo di Monza - 2013-06-12
Ospedale San Gerardo, una ristrutturazione che scotta - 2012-08-20 

Archivio storico del Cub-Usis di Monza e numeri della rivista Il cubetto di Perfido, scaricabili in pdf:
Il Cubetto N 4 (pag.1) - (pag.2)
Il Cubotto N 2

Il Cubotto N 1
Cubetto di perfido 12 (dal Download e' possibile scaricare tutto il documento diviso in 4 parti).
Oltre la soglia il niente?
Cubetto di Perfido n.11: Genova, le Torri Gemelle, la guerra in Afghanistan, in Palestina,gli scioperi contro il governo, le elezioni delle R.S.U.
Ultima pubblicazione di Gianfranco Pugni: l'Albergo Popolare

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Andrea Amato e Sandro Balducchi -  Foto di Elyzabeth Gaeta

 

Gli autori di Vorrei
Pino Timpani
Author: Pino TimpaniWebsite: http://blog.libero.it/PinoTimpani/

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980)
Pur essendo nato in Calabria, fui trapiantato a Monza nel 1968 e qui brianzolato nel corso di molti anni. Sono impegnato in politica e nell'associazionismo ambientalista brianzolo, presidente dell'Associazione per i Parchi del Vimercatese. Ho lavorato dal 1979 fino al 2014 alla Delchi di Villasanta, industria manifatturiera fondata nel 1908 e acquistata dalla multinazionale Carrier nel 1984 (Orwell qui non c'entra nulla). Nell'adolescenza, in gioventù e poi nell'età adulta, sono stato appassionato cultore della letteratura di Italo Calvino e di James Ballard.

digilander.libero.it/pinotimpani/

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.


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