Home Rubriche WallSound Lo strano matrimonio tra Kurt Cobain e i Sigur Ros: i Manetti


Lo strano matrimonio tra Kurt Cobain e i Sigur Ros: i Manetti

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È

contradditoriamente affascinante la musica dei Manetti!. Sembra quasi una formula algebrica, formata da termini positivi e negativi: violenza e fragilità, grida e sospiri, accordi incazzati e armonie soffuse. Una cosa è certa: in ogni brano traspare una grande malinconia. Che sia urlata o sussurrata poco importa, perché in ogni caso arriva dritta alla pancia.

 

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Questa musica incantata è il frutto dell’unione di tre ragazzi del lecchese, Andrea, 24 anni, chitarra e voce, Simon, 28 anni, chitarra e Claudio,28 anni, batteria. Per i Manetti! Tutto è cominciato due anni e mezzo fa, quando Andrea e Simon fanno i rodies per i Milaus, gruppo molto noto sulla scena underground italiana. Il batterista dei Milaus è Claudio, che diventa molto amico di Andrea e Simon. Ci è voluto un po’ per convincerlo, ma alla fine Claudio accetta di entrare in sala prove con loro. Dopo qualche ora di musica in libertà nascono i Manetti!.

Che è un gruppo originale lo si può capire anche solo leggendo le influenze indicate sul loro My Space: Sigur Ros e Mogwai, Nirvana, Pixies e Sonic Youth. Tutti grandi gruppi di due generi completamente diversi. Da un lato, ariose cavalcate strumentali permeate da un’atmosfera soprannaturale, con la parte cantata ridotta ai minimi termini. Dall’altro, tanta rabbia, tanta ribellione convogliata in pochi accordi sgraziati e assordanti. Ma il punto forte dei Manetti! è proprio questo, la capacità di armonizzare due modi di fare musica tanto distanti fra loro: ipnotici crescendo sonori, diluiti in brani lunghi e uniti a improvvisi rigurgiti strumentali e vocali.

I brani del loro My Space esemplificano molto bene questo loro punto di forza: “La Giardini” è una straziante ballata in cui tutto, dalla chitarra, alla voce, alla batteria, geme e sussulta, creando una melodia lenta e cristallina, molto vicino a certi capolavori dei Sigur Ros. “Mudhoney” unisce la struttura ripetititiva e ammaliante dei Mogwai al grunge dei Nirvana, alternando momenti di quiete a disperati sfoghi di voce e di chitarra. “Yes Kids” è particolarmente toccante: non c’è la parte cantata, ma non è necessaria. Il brano è perfetto così com’è, perché certi suoi picchi sonori sono talmente emozionanti da sostituire le parole.

La musica dei Manetti! va ascoltata e riascoltata, bisogna lasciarla fluire dentro e accoglierla in ogni sua accezione, oscura o limpida che sia. Due facce opposte ma complementari, che danno origine a una musica davvero preziosa.

Manetti!
Città: Lecco
Componenti: Andrea Maglia
Claudio Palo
Simon Pietro Scaccabarozzi
Genere: sperimentale

My Space: http://www.myspace.com/manettimanetti

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Intervista

 

La maggior parte dei brani presenti sul vostro My Space sono solo strumentali. Non avete paura che sia una scelta impopolare, che possa rendere più difficile l'ascolto?
L'idea del nostro primo lavoro era proprio quella di proporre pezzi per la maggior parte strumentali, anche perché abbiamo registrato solo cinque mesi dopo la nostra formazione e tutto quello che avevamo in comune riuscivamo ad esprimerlo solo con le note, non con le parole. In effetti questa scelta ci ha un po' spaventato perché rischiavamo di restringere troppo la nostra cerchia di ascoltatori …Inspiegabilmente abbiamo notato che succede esattamente il contrario! Comunque nel prossimo album (“Grunge's Not Dead”), in uscita a gennaio 2009, ci saranno molti pezzi cantati.

Il vostro è un genere molto particolare, a chi vi sentite ispirati?
Sicuramente dai Mogwai, ma anche da At the Drive In e dai Cure, tutti artisti che abbiamo usato come punti di riferimento per scrivere tre pezzi omonimi che si trovano sul nostro primo album. Ovviamente non posso fare a meno di citare anche i Nirvana…ma questi sono solo alcuni dei nostri tanti modelli musicali.

Riuscireste a descrivere a parole la vostra musica?
Energica, grintosa, malinconica, incazzata, emozionante... Sono talmente tanti i sentimenti che vogliamo esprimere, e speriamo davvero di riuscirci!

Parliamo del vostro disco. Come vi siete organizzati per la produzione/distribuzione? Avete trovato disponibilità da parte delle etichette indie?
Il nostro unico disco è stato autoprodotto ed è uscito per una piccola etichetta di Lecco chiamata Subcasotto. Il cd è stato promosso grazie ad una sessantina di date che con fatica abbiamo trovato da soli in Italia e all'estero(Olanda, Francia e Spagna), ma anche aprendo concerti a gruppi come Disco Drive, Il Teatro degli Orrori, Dead Meadow e Tre Allegri Ragazzi Morti.

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Quindi non è facile organizzare delle date…
Il più delle volte usiamo Internet per trovare dei locali. Facendo così, come ho detto prima, siamo riusciti anche a suonare all’estero. Cerchiamo di esibirci il più possibile, perché i live sono la prova per capire se tutti gli sforzi fatti in sala prove siano serviti a qualcosa. Purtroppo, nella nostra zona, di posti dove si può suonare ce ne sono pochi, e i gruppi per la maggior parte delle volte vengono trattati malissimo (soprattutto a Merone, quel posto di rock non ha proprio nulla!)

Ci sono dei gruppi emergenti della zona che trovate interessanti?
Ma certo che ci sono! I Fuseaux, da Sondrio, con la loro psichedelia, i Dirty Sanchez , gli Aim, i Keibe, i nostri compaesani Cranshaw, gli Psycovox da Lecco, i Waiting for Memories…Ce ne sono tantissimi, per fortuna, trovo che la nostra zona dal punto di vista musicale sia molto stimolante.

Per voi fare musica è un hobby o vorreste che diventasse una professione?
Per quanto mi riguarda (Andrea) ho iniziato a crederci a quattordici anni e ci credo tuttora. Spero tanto che presto diventi una professione. Ma mi rendo conto che siamo solo all’inizio, ed è ancora lunga…proprio come dice la frase di benvenuto sul nostro My Space: “It's a long way to the top if you wanna rock 'n roll!”

 


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