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Futilismi: i trentenni e la siepe leopardata Stampa E-mail
Di Giuseppe Civati   
Martedì 01 Luglio 2008

Pensavo all'ermo colle, ma soprattutto alla siepe dell'infinito leopardiano (adesso va più di moda il leopardato, ma tant'è). Quella siepe che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Che ci impedisce una visione panottica. Che ci fa stare chiusi in noi stessi. Che ci inibisce e tiene lontani da cose che preferiamo non vedere o che abbiamo paura di guardare. Una sindrome da trentenne abbastanza tipica, devo dire, e forse per questo ancor più 'classica'. La siepe ce la scegliamo noi: a volte non la potiamo, e la nevrosi scivola pericolosamente verso la psicosi. In altri casi la nostra siepe ce la teniamo come nostro unico punto di riferimento. In negativo. Meglio la siepe che niente, insomma. Come in quella famosa battuta: - Vedi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? - Quale bicchiere? Ecco, la siepe c'è. Poi qualcosa o qualcuno ce la tirerà giù e, forse, finalmente, matureremo. Guardando però sempre lì, dove c'era la siepe. Perché ci si affeziona. E non accade solo a Recanati...

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