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Uomini che odiano le donne. Dopo la visione.

20091005-uomini

Un giallo caldo, imbiancato dal clima del Nord


Qualche minuto per impostare la vicenda e accomodarsi in poltrona e poi siamo pronti per il decollo. Volano i 153 minuti di pellicola girati dal bravo e poco noto regista svedese, Niels Arden Olev.

"Uomini che odiano le donne" è un film "ying e yang", da godere apprezzandone la rotondità della narrazione. La storia è avvincente e gli attori seguono le tappe del giallo di Larsson senza scivolare in stereotipi. Le riprese non lasciano a bocca aperta ma sono funzionali al dipanarsi della storia.Il romanzo infatti è il reale motivo degli incassi ottenuti dal film. Perchè il biglietto si paga prima di entrare in sala. All'uscita però i commenti soddisfatti sono tutti per regista e cast che dimostrano di saper brillare di luce propria.

Ieri in sala lo si sentiva dalla melodia prodotta dal chiacchiericcio multitonale: sì, il film è piaciuto. Si esce quasi a mezzanotte, solo le gambe un po' addormentate, ciascuno negli occhi trattiene ancora la propria scena madre.

"Lasci perdere, Michael, prima che diventi anche per lei una ossessione" si sente dire il protagonista, curato per una iontera estate d'infanzia da Harriet, la nipote scomparsa. "Sono un porco sadico stupratore" scrive Lisbeth sul petto del nuovo tutore aguzzino. Due storie, binari paralleli su cui si muove la pellicola fino a metà primo tempo. Poi si incontrano e si trasferiscono in uno chalet, al nord. Da qui si procede lungo un sentiero sgombro di macchine e spruzzato di neve curvando a sinistra ad ogni scena aspra e violenta, piegando a destra dolorosi flashback. Ma i paesi freddi lungo la strada offrono anche calde  tazze di te da sorseggiare con un dolce alle mele mentre il cielo è blu e terso. Con l'abbassarsi della temperatura, fuori, dentro cresce la voglia di immergersi negli oscuri segreti di una grande e ricca famiglia svedese.

Ogni tessera comincia a trovare il proprio posto, come le foto e le idee incollate con il nastro adesivo ai muri dell'abitazione seminascosta da un tetto di neve. E' lì che Lisbeth intuisce e ricorda, collega e scava nella vicenda, la ricuce riaprendo invece le proprie ferite.

Film ying e yang, dicevamo. Bianco: il volto della nipote la cui scomparsa ossessiona il vecchio Vanger. Se ne leggono le pagine di diario ma solo al termine del film se ne conosce il destino. Nera la bocca di Lisbeth, ragazza piena di piercing e di spine. Nera la sua giacca, il suo passato e la sua professione: hacker informatica, geniale.

La figura della protagonista e la performance dell'interprete, Noomi Rapoace, sono entrambe degne di nota. Con lei l'appuntamento è il 9 dicembre: è lei "La ragazza che giocava con il fuoco".

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