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Lettera aperta a Roland Schodu

20100526-twende

Il Congo è così ricco che da molto tempo lascia spazio a tutti: sia a coloro che rubano che a coloro che faticosamente operano per aiutare questo grande Paese a camminare sulle proprie gambe.

 

Sono necessari 31 milioni di dollari perché il piano di sviluppo per la provincia del Kasai Orientale, nella Repubblica democratica del Congo, sia efficace. Lo ha sottolineato il ministro provinciale per gli Affari Sociali, Roland Shodu, durante la presentazione del piano di azione umanitaria per il 2010. Il piano prevede il rafforzamento della protezione della popolazione civile, la riduzione della mortalita’, una migliore assistenza ai rifugiati. “Per essere un buon piano – ha spiegato il ministro in un incontro con la stampa – per esempio nel settore medico, dobbiamo mettere in campo interventi contro la fame, la malnutrizione dei neonati e contro la mortalità. Sul piano delle urgenze vogliamo vedere i nostri partner delle Nazioni Unite più presenti nell’azione e non solo nell’ambito delle valutazioni”. Perché il piano sia efficace, ha concluso il ministro, è necessaria una “stretta collaborazione” tra il governo provinciale e i partner umanitari.

Sono d’accordo con Lei, Signor Ministro, sulla stretta collaborazione con i partner e mi auguro che questa collaborazione La aiuti a scoprire che questi milioni di dollari sono sul posto e per arrivarci forse è sufficiente un decimo di ciò che Lei chiede! Secondo la mia ignoranza combattere la fame significa creare opportunità di lavoro che non soltanto ridaranno dignità alle persone, ma porteranno lo sviluppo e di conseguenza una lotta efficace alla malnutrizione.

Il Congo è così ricco che da molto tempo lascia spazio a tutti: sia a coloro che rubano che a coloro che faticosamente operano per aiutare questo grande Paese a camminare sulle proprie gambe.

Condivido pienamente la riforma nelle scuole tecniche, ma è importante ricordare che su 100 diplomi abbiamo forse 10 possibilità di impiego, quindi credo sia fondamentale valutare meglio ciò che occorre realmente al Congo, cosi da poter sfruttare al massimo gli aiuti che dati.

Le vorrei porre ora alcune domande:

  • che tipo di assistenza pensa per i rifugiati?
  • fino a quando il nostro Paese dovrà sopportare e subire la violenza e la sofferenza fisica e morale di questa ignobile situazione?
  • come si può pensare a uno sviluppo sociale con così tanti congolesi rifugiati politici in tutto il mondo?
  • in che modo pensa di reinserire i rifugiati nella vita “normale” sempre che questo sia realmente possibile?

A marzo nel mio ultimo viaggio in Congo ho parlato con un professore del seminario maggiore di Bukavu  a proposito della presenza dei cinesi nel nostro Paese e del fatto che gli operai che lavorano per loro prendono come compenso un dollaro e mezzo al giorno, lui mi rispose dicendo che la popolazione, contrariamente a quanto noi possiamo pensare, è contenta perché almeno loro hanno portato lavoro!

Mi sorge quindi una domanda: cosa guadagnano i cinesi per tutte le opere che stanno realizzando?

Il Congo ha veramente bisogno di questo o piuttosto ha bisogno di voi, delle persone che lo amano per poter uscire dall’ignoranza che lo rende un Paese così povero e così vulnerabile pur essendo così ricco e generoso con tutti?

Che Dio benedica il Congo e coloro che lo amano!

 

Da www.twende.it

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