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La Cascina Masciocco di Natalina Stampa E-mail
Di Pino Timpani   
Giovedì 19 Giugno 2008


Sono nata il 30-ottobre-1930 a Gerno, in una casetta sotto il grande ponte ferroviario della Seregno-Bergamo, in una famiglia di 7 figli di cui io ero la più coccolata. Il papà faceva il barbiere. Ci siamo trasferiti a Lesmo in via Gaetano Ratti, vicino alla Villa Sala, di proprietà del Signor Luigi e alla casa d'angolo dove oggi c'è la pasticceria, al posto della vecchia farmacia.

Lavoravo alla filatura Fratelli dell'Acqua di Peregallo presso Cascina Tintoria, dove con dei grandi macchinari si filava il cotone grezzo in bobine di varie dimensioni. Il 23 ottobre 1954, una volta sposata all'età di 24 anni, insieme a mio marito, di cui ero molto innamorata, sono venuta a vivere alla Masciocco. Per frequetare mia madre e la famiglia, rimasti a Lesmo, mi spostavo in bici, accompagnata dal cane Leo, un pastore tedesco molto affettuoso e paziente, raramente in automobile. Gi abitanti della cascina lavoravano principalmente nei campi. Una quindicina di persone erano quelli chiamati ruè, soprattutto anziani che, con carri trainati da cavalli, andavano di notte a raccogliere, in accordo con gli spazzini, i rifiuti del Verzee, il colorito mercato alimentare di Milano e li rovesciavano sull'aia della cascina; le signore facevano la cernita. Raccoglievano innanzitutto le cose pregiate come i punti Star, Cirio o pasta Agnesi, in cascina si compilavano le schede, anche con scambi e poi si mandavano le cartoline per ricevere i premi. Si trovavano anche bocconcini di prosciutto, che dopo essere stati lavati venivano mangiati. Veniva fatta anche una raccolta di metalli e di stracci che andavano venduti ai rigattieri e agli straccivendoli.

Alla fine si facevano i derruc, cumuli di rifiuti mischiati al letame delle stalle. Il prodotto di questo compostaggio veniva venduto per concimare gli orti. Dopo gli anni '50 per andare al Verzee si usavano anche i camion, ma il tutto durò una decina di anni. La popolazione cominciò a cambiare alla fine degli anni '50, lavorando a tempo pieno nei campi e utilizzando anche i bambini che prima dovevano aiutare ai campi e poi, assolto il compito, andare a scuola. Dopo il lavoro in filatura mi occupai nel lavoro dei campi, lavoravo al ritmo delle stagioni: a marzo c’era il raccolto dell'orzo e ad aprile la semina del granoturco, che bisognava curare più volte, ripristinando le semenze mangiate dagli uccelli e rinfoltendo le piante. C'era anche la coltura dei bachi da seta che venivano comprati dal daziere di Lesmo: un'oncia di bachi da seta e l'accordo con il daziere era del 50% sul ricavato. Si costruivano lastre di legno impagliate che venivano coperte di rami e foglie di gelso e riposte nelle soffitte. Le donne che avevano più figli restavano a casa e si occupavano di badare anche ad altri bimbi dei residenti, in cambio ricevevano un compenso, quasi mai in denaro, perchè tutti ne erano sprovvisti, ma essenzialmente in prodotti agricoli o di allevamento come uova o latte.

Oggi c'è piu responsabilità nelle famiglie e meno relazioni sociali, la gente ha avuto una metamorfosi, sono presenti anche gruppi di immigrati extracomunitari. L'occupazione prevalente è nelle fabbriche, come Lat-Bri, Vismara eccetera, e solo pochi coltivano gli orti, ognuno tende ad interessarsi poco degli altri e starsene di più a casa propria. C'è un grande senso di vuoto, io non ho il computer, i videogiochi, il cellulare.

A partire dal 14 giugno non si celebrerà più la messa nella chiesetta della cascina. La parrocchia, su richiesta del cardinale Tettamanzi, ha deciso di costruire una comunità pastorale di Lesmo-Camparada-Peregallo-Gerno e, a fronte della sensibile riduzione del numero dei sacerdoti, ha anche deciso di ridurre i luoghi per la celebrazione delle messe, escludendo appunto la chiesetta, che peraltro e di nostra proprietà, cioè della cascina Masciocco. Questa cosa mi rattrista molto perche viene a mancare un momento importante per trovarsi e pregare insieme. Questo piccolo spazio rischia nel tempo di andare in rovina, perdendo l'interesse dei residenti e rischiando di diventare in futuro una chiesa sconsacrata.

 
La cascina Masciocco di Camparada e la Corte Giulini di Velate sono i soli grandi complessi rurali sopravvissuti nel contesto del Parco dei Colli, un'insieme di territori a vocazione agricola che i Comuni di Camparada, Arcore e Usmate Velate hanno messo insieme, costituendo un Plis (Parco locale d'interesse sovracomunale), per salvaguardare quel che resta di un ecosistema dall'inurbazione smisurata che si produce da decenni in questi territori.
 

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