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Francesco Schino - Diario di una vita lavorativa

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Dopo gli studi ho fatto il servizio militare e dopo di esso sono stato costretto a migrare dal profondo Sud al profondo Nord con la solita valigia... senza spago. A mio padre, operaio che non sapeva nè leggere e nè scrivere avevo promesso che sarei diventato qualcuno. Oggi posso dire di aver raggiunto l'obiettivo ma dopo un tirocinio abbastanza duro.

Nel settembre 1968 mi recai ancora a Milano per ritentare la fortuna dopo la prima esperienza del 1962. Ebbi modo di fare amicizia con Bruno, un mio commilitone durante il servizio militare. Bruno era a conoscenza che al mio ritorno a Bari sarei poi ripartito per Milano e così mi trovò la pensione e un lavoro. Il lavoro era provvisorio e quindi non fui messo in regola con i contributi. Era una piccola azienda artigianale che preparava le griglie per i condizionatori d'aria. Qui dovevo scaricare i cartoni contenenti il materiale sfuso, per poi riempirli con le griglie montate e ricaricarli poi sul camion. Durante la mia permanenza a Milano, mio padre decise di non lasciarmi solo e di tentare ancora fortuna a Milano. Così mi raggiunse. Fummo inizialmente ospitati da amici e poi trovai un appartamento in via Imbriani. I miei si trasferirono in seguito con i pochi mobili che si potevano portare perchè la casa non era molto grande e noi in famiglia eravamo in 6, due genitori, due fratelli e due sorelle. Mio padre fu assunto ancora nell'azienda di mobili dove era stato nel 1962, le mie due sorelle furono assunte in una azienda di tessuti ed io continuavo a lavorare in modo precario nella piccola azienda artigianale.

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Per aumentare le entrate, mio padre ed io andavamo alla sera in un cinema vicino casa (si chiamava Perla) a vendere i gelati e le bibite. Tante volte ho visto mio padre piangere. Io di giorno continuavo a lavorare nell'azienda piccola e artigianale di griglie. Nel febbraio 1969 fui assunto dalla Magnetofoni Castelli con la funzione di assistente in un progetto di studio per la realizzazione di un registratore magnetico e studio per migliorare la catena di produzione e la produttività. Ricordo che in una giornata di neve mi presentai al colloquio, presi diversi mezzi per arrivarci. Non so se ero stato l'unico a presentarsi o cosa, sta di fatto che mi assunsero, con grande gioia dei miei genitori e mia. Passavano i giorni e un giorno arrivò la comunicazione dal comune di Bari che finalmente alla mia famiglia era stata assegnata una casa popolare.
Questa lettera fu la scintilla del ritorno a Bari. I miei si erano già abituati alla vita milanese però sapendo che avevano avuto dopo tantissimi anni la sospirata casa popolare e avendo sopportato numerosi stenti in una casa vecchia e insufficiente pensarono che il destino li voleva ancora a Bari. Così fu. Io rimasi a Milano, per me le opportunità a Bari erano nulle.

Purtroppo per me sul lavoro le cose non andarono bene. Ci fu il rapimento del figlio della famiglia Geloso alla quale andava la produzione dei prodotti della Magnetofoni Castelli. L'azienda incominciò ad avere problemi, ci furono gli scioperi. Io nonostante fossi ancora in prova, partecipai agli scioperi al fianco della classe operaia, e così, a scioperi terminati, fui licenziato. Era il giugno del 1969. Ritornai all'azienda artigianale dove si assemblavano griglie per condizionatori. La ricerca di un nuovo posto di lavoro era quotidiana. Mi ricordo che la paga non era sufficiente, bastava a stento a coprire le spese e quando arrivava il fine settimana incominciava il calvario perchè non sapevo cosa fare e dove andare. Non conoscevo nessuno. Così nei due pomeriggi di sabato e domenica, mi rintanavo in un cinema economico subito dopo l'apertura e ne uscivo dopo aver visto lo stesso spettacolo per diverse volte.

Altre volte ero invitato a pranzo alla domenica dalla famiglia barese Giovanni De Palo. La mia pensione era in viale Zara, l'amico Giovanni abitava al quartiere Gallaratese. Ebbene, l'andata e ritorno la facevo a piedi. Uno stratagemma per riempire la domenica.
Altre volte prendevo un tram a caso e scendevo al capolinea. Poi ritornavo a piedi seguendo la linea tranviaria e i cartelli delle fermate. Altro stratagemma per riempire il fine settimana.

Il proprietario dell'azienda artigianale delle griglie, parlò con qualcuno dell'azienda destinataria delle stesse, da questo colloquio nacque la mia assunzione nella Delchi di Villasanta nell'ottobre del 1969, come operario di 3° categoria.

La pensione che lasciai a Milano non era un granchè, gente strana, poco ordine e pulizia, poco rispetto verso il prossimo, insomma un ambiente al quale io non ero certo abituato. Non avevo altra scelta, dovevo restare lì sino a quando la situazione non fosse migliorata. E questo avvenne appunto quando venni assunto dall'azienda di Villasanta.

Trovai un nuovo alloggio a Monza e feci il mio primo documento di viaggio.

Fui inserito nel reparto tranceria, un grandissimo cappannone dove arrivavano fogli enormi di laminati che dovevano essere tranciati a misura per formare in seguito la scatola del condizionatore. Mi diedero un grembiule di cuoio foderato con tanti anelli di acciaio, con due guanti, anch' essi molto robusti per resistere al taglio dei laminati. Si dovevano prendere i fogli che venivano trasportati dalla gru verso la trancia, noi lo dovevamo mettere sotto la macchina e con un rumore assordante il foglio veniva tranciato in lungo e in largo per preparare tutti i pezzi. La fase successiva era la piegatura, portare questi pezzi alla pressa e farli sagomare. I più anziani poi pensavano alla saldatura con altre macchine.

Un ambiente molto rumoroso, alla sera avevo ancora problemi di udito dopo quelle tremende discese delle lamine della trancia sul profilato. Ricordo che si lavorava a cottimo, più lavori più guadagni. Però sino a un certo punto, perchè una volta che il lavoro era finito non incominciava un altro per non rovinare la tempistica stabilita dagli uffici.

Da ottobre 1969 a febbraio 1970 fui operaio, poi mi informarono che ero stato promosso e mi riqualificarono come impiegato di 3° categoria. Fui messo sempre nel reparto tranceria ma questa volta dovevo aiutare il capo-officina nel disbrigo delle bolle di lavoro verso gli operai e mantenere i contatti con gli uffici. Il lavoro era senz'altro migliore ma l'ambiente era sempre lo stesso. Fortunatamente i buoni rapporti che avevo con gli operai mi furono molto di aiuto nel nuovo lavoro. Ero senz'altro già conosciuto e stimato. Penso di aver svolto anche quella tipologia di attività nel migliore dei modi.

A Milano c'era anche il mio amico di infanzia Michele. Con lui avevo frequentato la scuola elementare, poi ci separammo, io frequentai l'Istituto di Avviamento Professionale e lui la Scuola Media, poi ci incontrammo di nuovo all'Istituto Tecnico Industriale Panetti di Bari.
Al servizio militare ci dividemmo ancora. Lui era stato assunto dall'azienda GT&E, situata in via Bernina, zona Farini. L'azienda stava cercando giovani diplomati da avviare alla formazione della nuova classe dirigente (così ci dissero) e così accettai volentieri un colloquio. L'intervistatore era un giovane... barese.
Dopo un breve colloquio informativo e una lunga discussione sulla nostra città di origine ero nella lista dei probabili assunti.

A fine giugno diedi le dimissioni dall'azienda Delchi per essere assunto dall'azienda GT&E di Milano.

Francesco Schino http://www.schino.com

 


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