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Monza invivibile

Tra gli agglomerati dormitori della città di Milano


A

vevo ventisei anni, vivevo in una bellissima cittadina veneta, Bassano del Grappa; ero un po confusa e stanca di vivere con i genitori, amareggiata per una delusione d’amore e per i continui insuccessi nella ricerca di un lavoro che non fosse temporaneo. Volevo tentare di cavarmela da sola. L’inizio della mia avventura a Monza non è stato facile, fui ospitata per alcuni mesi da mia sorella in attesa di trovare una sistemazione autonoma.

In quel periodo per me Monza era una città bellissima, vivevo in via Pesa del Lino in pieno centro e mi pareva che la vita fosse piena di promesse, moltissimi amici da conoscere, luoghi nuovi da scoprire. Mi sembrava di avere molte opportunità, ma queste illusioni si rivelarono presto per quello che erano. Anche qui faticavo a trovare un impiego e quando lo trovavo durava poco, perché era come al solito temporaneo.

Tuttavia era piacevole vivere nel centro, si poteva raggiungere in breve tempo a piedi tutti i servizi comunali, il mercato e alcuni caratteristici negozi artigianali, come il “Centro di Mutamento” o il laboratorio di pelletteria di “Robe” in vicolo Lambro, un bellissimo squarcio storico con la torretta Teodolinda.


Dopo qualche mese incontrai casualmente nel parco della Villa Reale un giovane che sarebbe diventato mio marito, con cui dopo qualche tempo iniziai a convivere. Andammo ad abitare a San Rocco, nella periferia confinante con Sesto San Giovanni. Il quartiere era maleodorante, grigio, con scarsi servizi e luoghi di ritrovo. Tutto mi sembrava anonimo. La gente stessa non sembrava nemmeno avere la voglia di rivolgerti la parola. A San Rocco non ci vivevo, andavo solo a dormirci. Una volta capitò che fummo invitati a cena da un amico di Triante, ci trovammo in compagnia anche di una vecchia amica di mio marito che aveva perso di vista. Fu singolare scoprire che abitava nello stesso caseggiato, esattamente al piano proprio sopra il nostro, ma non ci era mai capitato di incontrarci sulle scale o nell'atrio, gli orari di lavoro non erano coincidenti.

Prima della nascita delle due figlie frequentavamo quasi esclusivamente gli ambienti milanesi, soprattutto il Cs. Leoncavallo e il Cox18. Al sabato si andava spesso alla fiera di Sinigallia e Sant'Eustorgio. A Monza non c'era mai nessun evento culturale rilevante. Unica eccezione fu lo storico concerto dei Pink Floyd nel 1988 svoltosi all'autodromo, un evento davvero molto inconsueto che trasformò la città a dimensione europea, per una sola sera, solo per una sera. Quando nacque la prima figlia nella casa di San Rocco, ricevemmo lo sfratto, i proprietari erano allarmati per la possibilità di non riavere l'appartamento concesso in affitto. Molti piccoli proprietari di case erano infatti piccoli investitori immobiliari, soprattutto con lo scopo di assicurare ai propri figli una casa di proprietà. Era difficilissimo, quasi impossibile, trovare appartamenti in affitto.

Andammo a vivere nelle case popolari di via Carlo Antonietti, due stanze dal soffitto altissimo ma molto luminose. La gente del quartiere era diversa, forse la possibilità di affacciarsi su un grande cortile la rendeva più disposta a chiacchierare e a interessarsi di ciò che le stava intorno. I bambini potevano stare fuori a giocare e io potevo finalmente parlare con qualcuno. Soprattutto c'era una nutrita presenza di coppie coetanee con gli stessi interessi, già forte di una rete amicale consolidata con il tempo nel quartiere Cederna. Però anche lì, al di fuori del cortile non esisteva niente, nessuna piazza, nessun giardino dove andare se non in quelli di via Azzone Visconti, piuttosto lontani per i bambini da raggiungere a piedi.

Lago di Pusiano, sullo sfondo Monza.

Lago di Pusiano, sullo sfondo Monza.

Dopo la nascita della seconda figlia ci siamo trasferiti a Villasanta, cittadina immersa in una dimensione paesana, con ritmi molto meno schizofrenici dei quartieri di Monza. E una nuova dimensione, un piccolo stacco nell'agglomerato dormitorio milanese, restando vicinissimi alla città di Monza, anzi contigui, essendo il comune di Villasanta nato nel 1933 da una frazione staccatasi da Monza e composta da due borghi: La Santa e Villa San Fiorano.

 


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