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La vera poesia è dalla parte dei deboli

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A dieci anni dalla scomparsa di De Andrè. La poesia arriva ancora prima
che la voce cominci a cantare, è come se sapessimo già che la poesia è dentro la musica.

U

n decennale illustre come quello che riguarda Fabrizio De Andrè non può certo lasciare insensibili coloro che si appassionano di musica e poesia. Per questo credo sia lecita una deroga alle normali regole di questa rubrica.

Il mio personalissimo modo di ricordare l'artista genovese passa attraverso una delle sue canzoni più famose: si tratta di Via del Campo, tratta dall’album Volume I del 1967. Credo che anche solo con questa canzone De Andrè avesse dimostrato di essere più di un comune cantautore, un poeta a tutti gli effetti. Solo un poeta infatti non ha paura di chiamare le cose con il loro nome, e riesce a guardare il suo prossimo e scorgervi nient’altro che un essere umano che merita la stessa dignità di tutti. È di questo che parla il brano, della dignità che nemmeno ai diseredati deve essere tolta. E se i benpensanti credono di poterlo fare impunemente dall’alto dell’ingiustizia sociale che li protegge, allora interviene la poesia con il suo potere di rovesciare i pregiudizi. Con le sue verità inconfutabili, il verso poetico è in grado di smascherare un classismo ingiusto. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”: è apodittico, non ammette repliche. Per la durata di quei due novenari il povero, il diverso, l’afflitto sono di nuovo uguali agli altri. Non è molto. Ma di fronte al niente il poeta oppone quello che sa fare meglio.

La forza quieta delle parole di De Andrè che non graffiano nessuno ma si scolpiscono nella mente di tutti è sempre anticipata dalle indovinatissime e fondamentali melodie che le accompagnano. La poesia ci arriva fin dalle prime note, ancora prima che la voce cominci a cantare è come se sapessimo già che la poesia è dentro la musica.

Questo suo essere sempre attento alla condizione dei diseredati avvicina De Andrè ad un altro grande poeta del Novecento, Pablo Neruda. Anche se nella poetica del cileno la componente politica e civile è più marcata (una dimensione alla quale De Andrè non è estraneo, ad ogni modo) per entrambi la poesia è pur sempre lo strumento per dare voce a chi non ne ha. Incredibilmente banale, forse, in un tempo come il nostro che ormai di simili proclami ne ha sentiti a bizzeffe. Eppure ancora in tantissimi restano colpiti dalla musica semplice e dalle parole schiette di Fabrizio De Andrè. Un motivo ci sarà. Forse è perchè la vera poesia non si spegne mai.

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Via del Campo c'è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.
Via del Campo c'è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.
Via del Campo c'è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano
e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.
Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.
Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

 


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