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Il post grunge degli Overdose

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«Vige la cultura del divertimento e del soldo, e non la “cultura della cultura”, i gruppi badano solo all’apparire e non più al suonare»

Immaginate i Pearl Jam che suonano i Nirvana mentre ascoltano i Doors. Ecco, avete ottenuto il sound degli Overdose: chitarra sferragliante, batteria poliedrica e basso onnipresente, che ricordano il trio di Aberdeen, voce alla Eddie Wedder da giovane, il tutto ingentilito e impreziosito da giri di tastiera che donano ai pezzi talvolta un taglio sixties, altre uno prog, mentre altre ancora giocano il ruolo, in modo originale, di una seconda chitarra. È così che lo schiaffo dato dalle distorsioni si alterna alla carezza dei tasti bianchi e neri, alternanza riflessa anche nel genere. Gli Overdose infatti (nome da pronunciare imperativamente all’italiana!) puntano dritti al cuore, con uno stile diretto capace di proporre sia canzoni rabbiose e violente, sia ballads rock dalle atmosfere malinconiche, il tutto a volte all’interno dello stesso pezzo. È qui che si nota la più grande influenza del genere progressive: oltre alla presenza della tastiera, lo testimoniano le canzoni dalla struttura molto più articolata e più lunghe rispetto al classico sound di Seattle. Il che, mi viene da dire, dimostra che il grunge non è morto, ma è solamente maturato. In qualcosa che definire alternative rock riesce comunque a risultare restrittivo.

 

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L’INTERVISTA

 

Quando e come è nato il gruppo?
Il gruppo nasce negli ultimi mesi del 2006 dall’esigenza di creare musica nuova. All’inizio c’erano solo Stefano e Lorenzo, poi a gennaio 2007 si è unito Nicola, e infine a settembre è arrivato Alessandro.

CD/demo/ep all’attivo?
Nel dicembre del 2007 abbiamo registrato la nostra prima demo, contente 7 pezzi, mentre nel 2009 abbiamo registrato il nostro primo ep, da 4 pezzi. Il nostro obiettivo era di vendere almeno 100 copie di questo ep al prezzo di 2 euro, per auto-finanziare una seconda registrazione di altri 4 pezzi, in modo da arrivare ad ottenere un cd da 8 o 9 canzoni.

Concerti all’attivo?
Da quando la band è al completo, ovvero due anni, una trentina di concerti.

Nelle vostre canzoni è molto forte la componente grunge se non addirittura punk. Come nasce l’idea della tastiera?
Alessandro è arrivato che il gruppo era già ben saldo, ma le canzoni erano ancora allo stato grezzo. Avevamo bisogno di un’opera di arrangiamento. Non è stato facile inserire la tastiera in questo genere, ci siamo fatti notti insonni nel cercare di trovare la giusta combinazione! Ora siamo al punto che questo strumento è imprescindibile dalla nostra musica, ed è forse l’elemento che la rende così particolare e così “nostra”.

Che cosa esprime la vostra musica, dal punto di vista musicale e da quello dei testi?
Musicalmente puntiamo alla libera espressione. Dal punto di vista dei testi partiamo sempre dal nostro vissuto, dalle esperienze che abbiamo condiviso in questi anni insieme, oppure da situazioni che ci capita di osservare nel quotidiano. Solo in un’occasione abbiamo scritto un testo politico, riguardo alla teoria “complottista” dell’attacco alle Torri Gemelle, ma si tratta di un caso isolato: pensiamo che la politica e la musica debbano rimanere due ambiti separati.

 Parliamo della situazione della zona di Monza e Brianza…
…abbastanza disastrosa…una zozzeria…

Che cosa intendete?
Fino a qualche anno fa nella nostra zona c’era un movimento di gruppi molto più attivo e una solidarietà, quasi una fratellanza, che con il tempo è andata perdendosi. Purtroppo. Ora che vige la cultura del divertimento e del soldo, e non la “cultura della cultura”, i gruppi badano solo all’apparire e non più al suonare. Si trovano, quindi, o gruppi che “se la tirano” e non suonano in un locale se non è di loro gradimento, altrimenti solo cover band.

E in questo panorama come fate a trovare le date per i live?
Andiamo per così dire porta a porta. Ci presentiamo in un locale, lasciamo la demo se richiesta, e ci accordiamo per una data. Difficilmente ci serviamo di altre conoscenze. Per un genere come il nostro non è semplice trovare locali in cui suonare, ma agendo in questo modo abbiamo, il più delle volte, ottenuto dei risultati. 

Avete in mente delle possibili soluzioni a questo problema?
Sì, la soluzione sarebbe semplicemente un cambiamento nello scenario musicale, cioè mettere a disposizione più strutture e più strumentazioni a favore dei gruppi che propongono pezzi originali.

 

Overdose live @Palko

 

Città: Monza, Villasanta

Componenti: Stefano Siliberti (chitarra & voce); Lorenzo Rossi (basso); Nicola Viola (batteria); Alessandro Pinneri (tastiera).

Genere: post-grunge

Myspace: www.myspace.com/theoverdose88

 

Commenti 

 
+4 #1 Felix 2010-01-13 20:30
l'evoluzione necessita di innovazione! pertanto
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+2 #2 Alex 2010-01-15 19:31
Gruppo unico, con sonorit
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-1 #3 Simone Camassa 2010-01-15 21:31
"Pensiamo che la politica e la musica debbano rimanere due ambiti separati": non sono d'accordo. Una grande parte del rock
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+2 #4 Stef 2010-01-16 13:41
@ Simone Camassa: la tua critica non mi sembra molto fondata. si possono fare canzoni politiche senza parlarne apertamente..
certo, una grande parte di quello che vuoi tu nella musica
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-1 #5 Simone Camassa 2010-01-17 02:41
Sono frasi dietro cui ci si trincera per evitare di prendere posizione. Ad ogni modo, non volevo screditare o denigrare il gruppo, ma solo dire la mia sull'argomento. Quanto all'andare ai concerti, l'attivit
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+1 #6 Stef 2010-01-17 11:33
"Sono frasi dietro cui ci si trincera per evitare di prendere posizione": dovresti conoscere un p
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-1 #7 Simone Camassa 2010-01-17 13:20
Ho esattamente parlato solo di ci
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+1 #8 Ilaria Dambrosio 2010-01-22 13:06
Che bel dibattito acceso ragazzi!
Forse un po' troppo?
Credo che Simone con il termine "politica" intendesse le tematiche sociali - che non credo manchino di essere trattate da qualsivoglia gruppo, soprattutto rock - mentre Stefano credo intendesse "politica" come propaganda.
E io sono convinta che entrambi da 2questo punto di vista vi trovereste d'accordo ;)
E poi, la musica
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