Vorrei | Rivista non profit

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Intervista all'assessore Claudio Colombo sul trasferimento del supermercato in Viale Libertà: «Abbiamo promesso di rifarci al Piano Faglia/Viganò che quel trasferimento prevedeva. Decongestionerà il quartiere e ci permetterà di incassare una cifra indispensabile a rispettare il patto di stabilità, che è un cappio al collo».

 

A

ssessore, l'accusa è pesante. Il portavoce del Comitato beni comuni di Monza dice che state venendo meno ad uno dei vostri impegni pre-elettorali, quello di salvaguardare le ultime aree libere dal cemento. Cosa risponde?

Il nostro impegno elettorale è anzitutto quello di attenerci al Piano di Governo del Territorio Viganò/Faglia approvato nel 2007, la cui impostazione era stata condivisa dalle forze ambientaliste e che aveva ottenuto unanimi riconoscimenti, proprio per la sua qualità ambientale. Ricordo che per difendere questo piano la popolazione era scesa in piazza, organizzando una partecipata fiaccolata. Il trasferimento del punto vendita Esselunga da Via Lecco è previsto come obiettivo strategico di questo piano e l’area dove dovrebbe sorgere il nuovo supermercato ha destinazione industriale e non agricola.

Nel nostro operare non intendiamo sacrificare altre aree con destinazione agricola: per esempio stiamo esaminando il contratto di quartiere “Cantalupo” di edilizia popolare, limitando l’edificazione ad aree che hanno questa destinazione e senza comprometterne altre agricole (come invece era nelle intenzioni dell’Amministrazione Mariani).

A dicembre scadrà il documento di piano e la nostra intenzione è quella di ripianificare il territorio libero, limitando il più possibile il consumo di suolo: il risultato dovrà essere nel senso di un’ulteriore sostenibilità ambientale rispetto al piano Viganò/Faglia.

Perché Esselunga vuole trasferirsi da una via al centro di un quartiere in un'area periferica?

 Penso che il loro obiettivo sia commerciale: offrire ai propri clienti standard analoghi, sia in termini di accessibilità che di diversificazione del prodotto, analoghi a quelli di altri punti vendita presenti sul territorio ed anche a Monza.

Questo trasferimento, tuttavia, corrisponde anche ad una scelta dettata dall’interesse generale, contenuta sia nel piano urbanistico vigente Viganò/Faglia che nella stessa variante Mariani, ora revocata. La zona di via Lecco, alla confluenza con via Libertà è già fortemente congestionata per il grande afflusso di traffico intercomunale e locale. Il supermercato Esselunga aggiunge ulteriore congestione, creando un effetto “camera a gas” in un contesto residenziale.

 

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Quando è stata acquistata quell'area?

L’area in fondo alla via Libertà, che era di proprietà comunale, è stata venduta durante l’Amministrazione Mariani, all’interno del cosiddetto Piano delle alienazioni.

Davvero è stata pagata «due soldi»?

È stata pagata, se non ricordo male, circa 24 milioni di euro.

Attualmente l'area su cui Esselunga vorrebbe trasferirsi è a destinazione industriale, invece che commerciale può «ritornare agricola»?

Il Comune può sempre decidere di modificare la destinazione urbanistica di aree di proprietà privata, anche riducendo o eliminando la facoltà di edificare. Qui, tuttavia, c’è una situazione particolare perché il Comune è contemporaneamente nella posizione di venditore del bene. Esiste nel nostro codice civile un principio di buona fede, che impedisce ad una delle parti di alterare l’equilibrio contrattuale.

Esiste una reale possibilità di offrire a Esselunga un'altra area, dismessa invece che libera?

Dismessa non mi pare. Tra l’altro, vista la posizione delle aree dismesse, il problema che ha fatto optare per il trasferimento rischierebbe di riproporsi altrove.
Non abbiamo, invece, mai pensato di sacrificare un’altra area libera di proprietà comunale, per realizzarvi un supermercato. Io penso che le aree comunali debbano essere destinate a servizi: anzitutto il verde e poi lo sport, l’edilizia sociale, la cultura. Eventualmente la promozione di iniziative imprenditoriali innovative, che portino al territorio ricerca ed innovazione.

Cosa succederà all'area attualmente occupata da Esselunga in via Lecco?

Dopo la realizzazione del nuovo punto vendita è prevista la demolizione di quello esistente, il restauro del fabbricato abbandonato che si trova tra le vie Lecco e Merelli e l’aggiunta di un nuovo corpo in continuità con la via Merelli, avente altezza analoga alle costruzioni esistenti (3 piani in tutto); il piano terreno di questo edificio dovrà ospitare funzioni commerciali di prossimità (necessariamente un punto vendita alimentare a servizio del quartiere). I piani superiori ospiteranno una quindicina di alloggi a canone moderato. Ci sarà una piazza con verde e due piani interrati di parcheggi, da vendere ai residenti.

Non è possibile fermare tutto e ragionarci ancora un po', magari aprendo la discussione alla città?

Sarebbe bello ed anche a noi non piace dover operare in tempi molto contenuti. Tuttavia va detto che questo programma integrato ha anche lo scopo di consentire al Comune di incamerare un importo indispensabile entro la fine dell’anno, per non sforare il patto di stabilità. La situazione finanziaria del Comune è pesante: per esempio la precedente Amministrazione aveva impostato il bilancio con una previsione di entrate per oneri di urbanizzazione per 29 milioni di Euro, quando il Comune ne incassa al massimo una decina ogni anno. A ciò va aggiunto che il Governo Berlusconi prima e quello Monti poi hanno messo il cappio al collo dei comuni, costringendoli al rispetto di parametri finanziari sempre più insostenibili.

 

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Qui di seguito il comunicato che abbiamo ricevuto nei giorni scorsi.

 

COMUNICATO STAMPA

ESSELUNGA:
QUEL PIANO INTEGRATO DI INTERVENTO NON SA DA FARE.

LA NUOVA GIUNTA NON MANTIENE GLI IMPEGNI SUL CONSUMO DEL TERRITORIO PRESI CON GLI ELETTORI.

Il Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza è venuto a conoscenza che l'amministrazione comunale di Monza vorrebbe dare corso al PII in oggetto che permetterebbe di cementificare una parte verde del territorio monzese che attualmente è a vocazione industriale ma che invece di passare a commerciale potrebbe tornare agricola. Visto che il territorio Brianzolo è un bene comune riteniamo opportuno far conoscere la nostra posizione in merito alla vicenda.

Detto questo il Comitato Beni Comuni richiama l'Assessore Colombo ad un minimo di coerenza, visto che si fregia di parteciapre ad incontri dove si discute di territorio "consumo zero", per altro impegno assunto anche dal candidato sindaco Scanagatti nel quale programma scrive a pag 12: (....) "Elementi distintivi del nuovo modo di governare il territorio di Monza saranno la SALVAGUARDIA DEL SUOLO E DELLE AREELIBERE, TUTELANDO LE AREE VERDI.
Dunque l'unica scelta coerente è quella di trasformare quell'area ad agricola ed eventualmente indicare a Esselunga un'area dismessa dove poter sviluppare la compensazione. Per altro Esselunga è nota per essere soggetto poco affidabile sotto il profilo degli impegni con l'amministrazione comunale di Monza perchè già in altre occasioni proprio in caso di spostamenti, pur di ottenerli, si impegnava a fare ma poi non manteneva gli accordi sottoscritti, come fine anni 90 quando si sposto da viale Lombardia in viale Campania.

A Monza come del resto in Brianza ci sono centinaia di capannoni vuoti, oltre a migliaia di appartamenti. La logica è la solita: rendita catastale e rendita agraria. Ma la giunta di sinistra cosa fa? Pare che voglia nascondersi dietro la solita litania di aver ereditato dalla vecchia amministrazione il progetto e non possono fare nulla?

L'Esselunga, le banche e i palazzinari ci guadagneranno quattro volte. Vendita dell'attuale sede di Via Lecco. una gargiante palazzina a oltre 4000 euro al metro quadro. l'area verde interessata al centro commerciale, acquistata a due soldi e alè il gioco è fatto.(speculatori, banche, affaristi, palazzinari, e politicanti hanno coronato il loro sogno).

Riteniamo, che tale visione ricalchi le logiche che per far cassa bisogna ubanizzare e cementificare e vendersi i beni comuni.Tale situazione è da respingere perchè è anti economica e contro ogni principio di riorganizzazione del vivere urbano autenticamente ecosostenibile, così come ci insegnano i nostri fratelli europei di Amburgo, Monaco di Baviera, Berlino, Vienna e migliaia di centri piccoli e grandi.

Questa amministrazione venderà i beni comuni, il suolo, continuerà con le privatizzazioni e poi venderanno cosa?

A Monza va fatta una vera rivoluzione copernicana. partiamo dall'appalto mega galattico della raccolta dei rifiuti che costa alla città circa 20 milioni di euro anno, rimetterlo indiscussione con una strategia a medio termine di rifiuti zero si potrebbero risparmiare la metà dei soldi spesi ora. Bisogna abbattere tutte le

consulenze, le esternalizzazzioni che hanno portato a un aumento dei costi e abbassato la qualità dei servizi e precarizzato i rapporti di lavoro delle persone che sono costrette a lavorare per 4 euro all'ora. Che si introduca il bilancio comunale partecipato con profonda riqualificazione dello stesso.

Riqualificazione energetica dell'edilizia comunale, della illuminazione. Che l'amministrazione comunale, riorganizzi tutti i CDA delle partecipate per raggrupparli in un solo ente al fine di abbattere costi inutili e ridondanze amministrative e di ruolo. E' urgente una rivoluzione culturale e amministrativa per dire no ad una città confusa e invivibile.

Chiediamo ai comitati di quartiere di organizzare la protesta e rilanciare la proposta e noi ci schiereremo al loro fianco.

Comitato Beni Comuni MB
http://www.facebook.com/#!/groups/comitatobenicomuni/benicomunimb@gmail.com

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Mi chiamo Antonio Cornacchia, per gli amici Ant (nel senso di formica). Sono art director e designer della comunicazione, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Come esperto di comunicazione visiva, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Studio e realizzo siti web per giornali, istituzioni, aziende, enti non profit.
Dal 2008 dirigo la rivista non-profit Vorrei di cui ho ideato anche il progetto editoriale. Sono giornalista pubblicista dal 1996.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.


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