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Con l'arresto dei vertici di Infrastrutture Lombarde per l'Ospedale San Gerardo di Monza il rischio è che si blocchi il cantiere. I sindacati sono preoccupati. Anche l’ex direttore Giuseppe Spata definisce il progetto di ristrutturazione più un frutto di interessi economici che sanitari. Una operazione di 207 milioni di euro è pur sempre un bel piattino

Il primo allarme in maniera pubblica lo lanciò Maurizio Laini, segretario generale della Cgil Monza e Brianza. Era la sera del 16 maggio del 2012. Nel salone della Camera del Lavoro, in via Premuda 17, alla presenza anche del magistrato Walter Mapelli, del direttore de Il Cittadino (allora fresco di nomina) Giorgio Bardaglio, del portavoce di Libera, Valerio D’Ippolito e del sottoscritto in veste di relatore, la Cgil ricordò il ventennale della famosa tangentopoli monzese. E’ in quella occasione che il segretario Laini, rivolgendosi soprattutto al magistrato, ebbe a mettere in guardia tutti poichè si era alla vigilia di una realizzazione certamente non da poco: la ristrutturazione dell’ospedale San Gerardo. “ Stiamo tutti con gli occhi bene aperti perché questa opera non diventi l’ennesima occasione di nuove porcherie “. Cito a memoria, ma il senso del suo allarme fu questo. E noi lo prendemmo sul serio.

Il successivo 20 agosto, era un lunedì, pubblicammo su “La rivista che vorrei”  una sorta di storia del San Gerardo nel tentativo di spiegare come mai si era arrivati alla necessità di una sua ristrutturazione. Titolammo con grande evidenza: Ospedale San Gerardo, una ristrutturazione che scotta. Fummo facili profeti. E non mollammo l’osso.

Mercoledì 12 giugno dell’anno seguente, cioè il 2013, commentammo le dimissioni, non proprio chiarissime, del direttore generale Francesco Beretta, ciellino di ferro, e la conseguente nomina, in veste di commissario, della dott.ssa Simona Bettelini, sponsorizzata dal nuovo assessore regionale dott.ssa Cristina Cantù, chiamata a sua volta da Roberto Maroni nel quadro di una ampia manovra di de-formighizzazione (come direbbe Maurizio Crozza) degli apparati della Regione. Ci soffermammo anche su alcune dichiarazioni di un altro ex direttore generale, Giuseppe Spata, in merito alla bontà del progetto. Ne uscì un pezzo che titolammo con un’altra previsione: la riorganizzazione del San Gerardo sarebbe diventato un incubo. Per i cittadini, per i malati, ma anche per Formigoni, Comunione e liberazione e la famosa compagnia delle Opere.

E veniamo ai giorni nostri, partendo da una notizia che a nostro avviso non è stata sufficientemente sottolineata. Mercoledì 19 marzo alle ore 15 presso la Camera del lavoro viene convocata una conferenza stampa unitaria (a fianco della Cgil, ci sono anche i dirigenti di Cisl e Uil e dei rispettivi sindacati di categoria, compresi i funzionari impegnati sul cantiere). Tema: lo stato di avanzamento dei lavori di ristrutturazione dell’Ospedale, situazione dei cantieri ormai aperti e il lavoro dell’Osservatorio, costituito presso il Comune di Monza. Andiamo anche noi. E veniamo a sapere che ormai si è prossimi alla firma di un protocollo sulla legalità tra sindacati, Infrastutture lombarde che funge da general contractor (ovvero da società appaltante, di diretta emanazione della Regione) e l’associazione provinciale degli imprenditori.

Con l’aria che tira in provincia, caratterizzata da una presenza dranghetista sempre più sviluppata e forte, non è una cosa da poco. E i sindacati lo dicono a chiare lettere sottolineando i punti positivi del protocollo, faticosamente stilato e che avrebbe dovuto essere firmato nel pomeriggio di venerdì 21 marzo. Qualcuno parla, giustamente, di strumento atto a blindare il cantiere. Ma giovedì, vigilia della firma, i vertici di Infrastrutture spa, una macchina da 11 miliardi di lavori (era il cuore – scrive il Corriere della Sera – del potere di Roberto Formigoni) vengono arrestati: in testa all’elenco ci sono l’ex presidente Antonio Giulio Rognoni, detto anche il satrapo, il responsabile dell'ufficio gare e contratto Pier Paolo Perez, il direttore amministrativo Maurizio Malandra, gli avvocati Fabrizio Magri, Carmen Leo, Giorgia Romitelli e Sergio De Sio e l’ingegnere Salvatore Primerano. Ad altri 9 il gip applica il divieto di esercitare la professione o dirigere società. Fra questi spicca il nome di Giuseppe De Donno, l’ex colonnello dei Ros imputato nel processo di Palermo sulla presunta trattativa Stato-mafia e ingaggiato “irregolarmente” dal Celeste come membro esterno del comitato per la legalità e la trasparenza delle procedure regionali.

Al centro della inchiesta, avviata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, c’è innanzitutto l’Expo ma dai 67 capi di imputazione fanno capolino anche gli incarichi esterni relativi alla ristrutturazione dell’ospedale di Monza, al recupero edilizio della Villa Reale, all’ospedale di Vimercate e ad altro ancora. I magistrati considerano i vertici di Infrastrutture spa i promotori di una “associazione a delinquere” finalizzata ad una miriade di turbative d’asta, di truffe alla Regione Lombardia e di falsi in atto pubblico nell’assegnazione di incarichi di servizio legale e ingegneristici. Il tutto condito da intercettazioni telefoniche nelle quali appare evidente l’intreccio affaristico tra manager, Regione e Compagnia delle Opere. La Regione ora ha varato una commissione di inchiesta. Staremo a vedere.

Ma a Monza che succederà? Il rischio è che si blocchi il cantiere. Ed è un rischio serio. I sindacati sono giustamente preoccupati e chiedono il mantenimento degli impegni e la firma del protocollo, a lungo discusso e ora congelato. Anche l’ex direttore Giuseppe Spata, sostituito per contrasti proprio con Infrastrutture, definisce il progetto di ristrutturazione del San Gerardo più un frutto di interessi economici che sanitari. Una operazione di 207 milioni di euro è pur sempre un bel piattino.

Risentiamo Maurizio Laini. “Abbiamo fatto di tutto per evitare le infiltrazioni della ‘drangheta e improvvisamente si scopre che il malaffare lo avevamo in casa. C’è da rimanere allibiti”. Alla luce di quanto la magistratura sta svelando, alcuni fatti che sembravano misteriosi, oggi si spiegano. L’allontanamento del direttore generale Giuseppe Spata, ad esempio: evidentemente era di intralcio. Le stesse dimissioni per ragioni familiari del suo successore Francesco Beretta ora si capiscono di più e meglio si interpreta il suo atteggiamento nei confronti dei sindacati quando chiedevano lumi. “Io non so niente, io non c’entro, chiedete a Infrastrutture”. E l’arrivo di Simona Bettelini che significato ha? Sostituzione di personale fedele a Formigoni con altro di marchio leghista oppure già si era scoperto in ceri cassetti dell’altro materiale scottante?

“Le supposizioni da fare sono tante e tutte sono legittime. Ma noi vogliamo restare con i piedi per terra e dire che bisogna evitare - dice ancora Laini - che il cantiere venga bloccato, altrimenti sarebbe un guaio serio. Per il momento si va avanti, ma come? Occorre allora evitare che i controlli previsti finiscano nel dimenticatoio. Il protocollo va salvaguardato, noi addirittura vorremmo arrivare a poter controllare la qualità del cantiere stesso”.

Proprio in questi giorni ci è capitato fra le mani un avviso ironico (ma mica tanto) del novembre 2012, stilato da un gruppo di dipendenti che diceva: «Informiamo che il San Gerardo è gravemente malato. La prognosi è infausta. La malattia si è sviluppata attraverso la contaminazione di agenti patogeni e parassiti, la cui origine è endogena nella popolazione che occupa le stanze del potere politico e del malaffare di Regione Lombardia. Il nome della malattia è Pirellon Informinchius. San Gerardo, già da alcuni anni seriamente debilitato, è stato indotto al coma irreversibile dagli interessi delle lobbie, degli affaristi e da politicanti beceri e concussi... lo sperpero di 207 milioni di euro (prelevati dalle tasche dei contribuenti) gestiti da una creatura formigoniana (Infrastrutture Lombarde), decine di migliaia di euro destinati a consulenti e strani intrecci con Fondazioni e altre aziende sono da annoverare alla responsabilità di scellerati gestori della cosa pubblica che hanno fatto diventare la Sanità “cosa loro”!!! La sanità e gli ospedali sono diventati una piazza di mercato, dove affaristi e politici scorretti e corrotti rubano, intascano. Si arricchiscono sulle spalle dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori. Good bye San Gerardo».

Avevano ed hanno ragione. Allora come oggi.

 


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