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Riprendiamo l'intervista a Carlo Edoardo Valli (presidente della Camera di Commercio e degli industriali di Monza , oltre che consigliere di amministrazione di una lunga serie di enti e società, come la Triennale di Milano) pubblicata all'interno del dossier Lombardia pubblicato da Economy, la rivista del Gruppo Mondadori.

La recessione vista da vicino, nel cuore della locomotiva industriale italiana. Il termometro di Carlo Edoardo Valli, industriale (maniglie e accessori arredo-bagno- nella foto la sede ), presidente della sede brianzola di Confindustria e della Camera di commercio di Monza e Brianza, è molto significativo per capire che cosa ci aspetta nei prossimi mesi. E quali sono gli umori dei nostri Brambilla, in un territorio dove si contano 350 aziende ogni chilometro quadrato, considerando Monza città, e un’impresa ogni nove abitanti.
Voi industriali brianzoli come state reagendo alla crisi?
Con un misto di preoccupazione e di ottimismo. Ma anche con una straordinaria voglia di non mollare.


Mi parli prima delle preoccupazioni.
È in forte aumento la cassa integrazione, anche se di breve durata, almeno per il momento. E siamo molto preoccupati per i nostri collaboratori.

Che cosa ci vorrebbe subito?
Una scossa fiscale sulle buste paga, a partire dalle tredicesime. I lavoratori devono poter portare a casa più soldi: soldi che serviranno anche a rilanciare i consumi. E proprio a questo proposito vorrei dire una cosa…

Dica.
È vero che i consumi debbono riprendersi, perché se non si consuma le aziende chiudono, però è anche vero che noi dobbiamo abituarci a nuovi stili di vita. Più cose essenziali e meno acquisti superflui. Più acquisti utili e meno sprechi. Proprio quello che lei ha scritto nel suo ultimo libro Non sprecare, mi pare.

Sono contento che l’abbia letto. Ma torniamo al punto: per alleggerire il peso fiscale sulle buste paga mancano i fondi. Lo dice il ministro Giulio Tremonti. E bisogna credergli.
Spero che li trovi. Lui è un mago dell’economia e deve rendersi conto di quali sono oggi le priorità. A partire dai redditi più bassi, quelli dei nostri dipendenti in fabbrica.

Ma lei ha un consiglio per trovare i soldi?
Tagliare, tagliare, tagliare. C’è una spesa pubblica ancora molto improduttiva e ci sono i margini per ridurre gli sprechi della pubblica amministrazione.

Per esempio, abolendo le province.
È una buona idea, ma bisognerebbe essere certi del risparmio economico. Tra l’altro, si punta il dito sulle province e si dimenticano i tanti sprechi e la spesa improduttiva di altre amministrazioni ed enti sino alla proliferazione di grandi e piccole municipalizzate. Anche del federalismo, che condivido in toto, registro che si parla sempre meno.

Però voi, nel frattempo, ne fate una nuova di zecca: la provincia di Monza e Brianza. Una bella contraddizione.
Ma questa serviva! Abbiamo un territorio con 800 mila abitanti, un tessuto industriale tra i più fitti e vitali del Paese. Per noi la provincia dovrà avere una valenza economica, dovrà essere capace di sostenere e tutelare una delle aree a più forte vocazione imprenditoriale del Paese, con migliaia di imprese che ogni giorno si confrontano a livello internazionale con distretti produttivi più organizzati e servizi e infrastrutture che consentono ai nostri competitor di superarci.

Vedremo che cosa vi porterà la nuova provincia. Veniamo ora ai segnali positivi dell’economia.
Le aziende stanno uscendo dalla crisi del credito. E questo grazie a una spinta del sistema locale e delle alleanze che, come associazione imprenditoriale, abbiamo fatto con le banche.

Un’alleanza per sbloccare i prestiti alle imprese.
Ci siamo seduti a un tavolo: imprenditori, Camera di commercio e banche. Alla fine è venuta fuori una soluzione che considero, con orgoglio, un modello.

La spieghi questa soluzione.
La Camera di commercio si è fatta carico di coprire con delle polizze assicurative, a proprie spese, i finanziamenti alle piccole imprese fino a un plafond di 50 mila euro. Di colpo i rubinetti delle banche si sono riaperti.

Le crisi portano anche opportunità: lei dove le vede?
Noi imprenditori dobbiamo spingere sulla qualità dei nostri prodotti e sull’espansione sui mercati esteri, sull’internazionalizzazione. È vero: sotto questo punto di vista, la crisi è un’opportunità per il made in Italy.

Lei però ha venduto la sua azienda, la Valli & Valli, creata da suo padre Pasquale negli anni Trenta, a una multinazionale svedese.
Solo una parte dell’azienda, quella relativa alla produzione delle maniglie.

Se tutti in Brianza facessero così….
Non avevo un’alternativa come imprenditore, se non quella di trasferire una buona parte della produzione in Cina, per mantenere la competitività.

E che cosa ha fatto?
Ho preferito salvare il posto di lavoro a 150 operai. Intanto, continuo a occuparmi del design delle mie maniglie e ho mantenuto l’altra società di mia proprietà che produce accessori e complementi per l’arredamento del bagno. I brianzoli non si ritirano mai…

È vero che i prototipi delle maniglie, magari disegnati da Gae Aulenti, prima di mandarli in produzione, vuole toccarli con gli occhi bendati?
È una tecnica che ho imparato da mio padre. Lei può fare il disegno più elegante del mondo, ma poi se la maniglia non ha una sua praticità, diciamo una sua ergonomia, non riuscirà mai a venderla.

E allora?
Quando il prototipo è pronto, lo tocco con gli occhi bendati. Se al tatto funziona, si va avanti. Altrimenti il modello finisce nel cestino.

Esiste ancora un modello industriale brianzolo?
Oggi è ancora più forte. Riguarda i rapporti umani, prima delle leggi dell’economia: qui gli operai e i padroni sono dalla stessa parte.

Capitalismo paternalista.
Io conosco tutti i miei operai, uno per uno. Parliamo dei nostri problemi in famiglia, dell’educazione dei figli, perfino delle crisi e delle traversie che toccano le loro famiglie. È un mondo dove si vive e si lavora insieme. Pensi che nelle mie aziende non ho mai avuto un giorno di sciopero.

Magari ha aiutato qualche suo dipendente in prima persona.
Mi è capitato spesso.

E ha pagato anche straordinari in nero, immagino.
No, ma si ricordi quello che le ho detto all’inizio: le buste paga sono troppo leggere e la pressione fiscale troppo pesante.

Si torna a parlare di infrastrutture. Secondo lei, si faranno finalmente?
Ho sentito fiumi di parole e ho visto con i miei occhi la moltiplicazione dei veti. Risultato: non riusciamo a sistemare la nostra Pedemontana. E lei non immagina a quanti bravi operai ho dovuto rinunciare, mi dicevano sempre la stessa cosa: «Caro Valli, da lei non posso venire a lavorare. Dovrei fare tre ore di macchina, andata e ritorno».

Della Pedemontana ha parlato con il governatore Formigoni?
Ne ho parlato con lui e con diversi ministri. La soluzione è una sola: nominare Formigoni commissario con pieni poteri per la realizzazione dell’opera. Punto.

Intanto volevate Malpensa, però non decolla.
Volevamo e vogliamo Malpensa. Per noi è un hub vitale, e guai a chi pensa di ridimensionarlo.

Ma in Italia possono reggere due hub?
Faccia Fiumicino un piccolo passo indietro: mi sembra più logico.

Che cosa pensa del futuro della Cai-Alitalia?
Qui facciamo tutti il tifo per Lufthansa. Sarebbe la definitiva salvezza di Malpensa. E anche per questo Umberto Bossi e Roberto Maroni mi sono molto simpatici….

Lei ha votato per la Lega?
Ho votato per il centrodestra, ma il mio cuore resta democristiano.

Morirà democristiano.
Sono stato segretario organizzativo di zona della Dc e sindaco del mio paese, Renate, per dieci anni. Qui la Dc ha dato benessere e democrazia.

Corrente?
Andreottiano doc.

È vero che la sinistra, senza un’alleanza con il centro moderato, perderà sempre nelle regioni del Nord?
In Brianza sicuramente. Siamo un popolo di moderati, e non ci fidiamo degli estremisti di sinistra. Con loro tra i piedi, Berlusconi sarà al governo per altri trent’anni…

Ha una certa ammirazione, ma non da ex democristiano, per Berlusconi.
Ne riconosco i meriti, le capacità, il fiuto imprenditoriale e la passione con la quale si dedica al suo lavoro. Inoltre, apprezzo anche alcuni dei ministri che formano la sua squadra. Piuttosto non mi convince il muro contro muro con l’opposizione e con i sindacalisti della Cgil.

Un errore che un presidente del consiglio dc della Prima repubblica non avrebbe mai fatto.
Non riesco a capire, con la maggioranza di cui dispone, dove sta l’interesse di Berlusconi a tenere chiusa la porta all’opposizione. Ha una maggioranza blindata in Parlamento e, con la crisi che c’è, abbiamo bisogno soltanto di coesione sociale, non di insulti e di polemiche. Il muro contro muro, oggi, è molto pericoloso.

Un’ultima curiosità: che cosa si aspetta da Expo 2015?
Mi aspetto che ci sia ricchezza per tutta la Lombardia, Brianza compresa. E invece…

Invece?
I milanesi vogliono fare tutto da soli. E sbagliano.

Da www.blogonomy.it

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