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C’è chi fa della vita un lungo brodo, e chi un super-concentrato, a mo’ di dado Star (immagine ricorrente alla Festa Pd di Monza, ma questa è un’altra storia). Ho ancora in testa le travolgenti immagini di The Wrestler, bel film che ha vinto non immeritatamente il Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia. E che, per restare in tema, sembrerebbe un po’ il solito brodo (vecchie icone sul viale del tramonto, miserie suburbane, seconde chance), se non ci fosse a reggerlo sulle spalle un immenso Mickey Rourke, che è per l’appunto un concentrato molto autobiografico di emozioni, con quella faccia un po’ così di chi sa che il cinema è grande perché a volte basta un film per risorgere a nuova vita.

Non credevo mai di dirlo, ma stasera alla solita Festa monzese Bruno Tabacci mi ha ricordato quel wrestler. Il paragone è un po’ tirato per i capelli (oddio, nel caso di Tabacci è difficile), ma il Nostro (?) pareva davvero un lottatore solitario, un resistente che non si spezza, un super-concentrato di visioni. Un dado, forse. L’approccio è laico, civico, etico. E – visto che il tema era la politica di centrosinistra al tempo (volenti o nolenti) delle alleanze – la sua proposta è un cambio di rotta culturale prima ancora che numerico-strategica. Un’alternativa al modello berlusconiano che pensi a un Nord smarcato dal modello forza-leghista; a uno Stato gestito non come una SpA ma con gli strumenti della democrazia parlamentare; a un’attenzione alle istituzioni per cui non si esporti il Porcellum in Europa (vedi post precedente) e non si rischi una deriva della rappresentanza, verso quella politica “dei sindaci” che porterebbe il Caimano al Quirinale; a un’informazione trasparente, cominciando dal Corriere della Sera, che dovrebbe piantarla di piegarsi ai suoi azionisti e prendere invece posizioni ferme sulle dubbie mosse del governo rispetto al caso Alitalia o al “successo” (così dicono) ottenuto in Georgia con la diplomazia delle amicizie russe.

E alla fine la risposta al tema della serata non è un mero tatticismo, come piacerebbe al “pubblico” di oggi, ma una proposta reale di convergenza sui valori, da un antifascismo fermo (e non modaiolo, da chiacchiere sui giornali: vedi il recente caso Fini, che «ogni tanto svolta») al bisogno di un immaginario anti-televisivo. Il dado Tabacci potrebbe seriamente dettare un pezzo di agenda politica anche a noi, che troppo spesso allunghiamo il brodo. Voi direte: seppure da oppositore interno, Tabacci è stato cinque anni nel governo Berlusconi. Ma anche Mickey Rourke nel film spacca le sedie in testa agli avversari, eppure non lo abbiamo mai amato così tanto.

Dal blog Only Connect

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