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Altro che linee soppresse: il TPL va rilanciato A giugno cambia il contratto di servizio E’ ora di prendere esempio da Savona o Taranto.

Mentre la protesta dei cittadini sembra aver scongiurato, almeno per ora, l’ennesima soppressione di linee di autobus a Monza e in Brianza, questo è il momento per riproporre con forza il tema del rilancio del trasporto pubblico. A giugno, infatti, scadranno i contratti tra enti locali e gestori dei servizi e questa dev’essere occasione per un cambio radicale di mentalità. Come abbiamo più volte lamentato, attualmente il servizio di TPL si basa su un parametro primario: gli enti locali pagano ai gestori un tot a chilometro. I gestori incassano i fondi pubblici ed erogano un minimo servizio. La questione è complessa, ma riducendola all’essenziale cosa accade? Che le linee vengono previste, mantenute e – a volte – riorganizzate in modo da costare il meno possibile agli enti pubblici (chilometri al minimo) e anche ai gestori (itinerari su strade meno affollate, quindi “veloci”, così da effettuare più corse con meno autobus). Non interessa il numero utenti e il loro incremento. Servirebbero invece: una analisi dinamica della domanda potenziale, iniziative promozionali, efficienza del servizio, innovazione, incentivi tariffari. Cioè bisognerebbe affrontare l’organizzazione del TPL con criteri da impresa. Dice Isabella Tavazzi, portavoce dell’associazione HQMonza: “Il pensiero che impera nei nostri enti locali è che il trasporto pubblico è un onere senza speranze da garantire a livelli essenziali. Niente di più sbagliato: il TPL può essere un servizio che pareggia i conti o addirittura fa utili. Ne sono la prova città come Savona o Taranto, per non dire di Milano. Il trasporto locale è un mercato con buone potenzialità da affrontare come una sfida d’impresa. Se non si fa questo, continueremo a trovarci di fronte a periodici tagli insensati, mentre rimane immutato lo sperpero di denaro pubblico”.

Comitato San Fruttuoso 2000

 

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