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 BIENNALE   GIOVANI MONZA 2015

                               Vincitori                                   

Monza, Arengario, Piazza Roma 1

 Decretati i vincitori della sesta edizione della Biennale Giovani   Monza. L’esposizione è prorogata fino al 12 luglio per dare modo al pubblico   di ammirare le opere vincitrici.

 

LE OPERE   VINCITRICI

Carola   Ducoli, Vasilij Vasil’evič Kandinskij, 2014

Gli scatti fotografici cercano di stabilire   una relazione tra corpo, movimento e colore. Un trittico che si rifà alla   concezione di Kandinskij, ai possibili effetti fisici e psichici sullo   spettatore, il passaggio dalla ricezione retinica alla vibrazione spirituale.   Opera premiata perché rilegge la vasta tradizione della teoria del colore e   la sa coniugare con il movimento del corpo di una ballerina di danza   contemporanea e ne fissa il timbro emotivo che corrisponde a un certo stato   d’animo.

Elisabetta   Falanga, Sepolto   in casa, 2014

La fotografia documenta l’installazione   riproposta nel chiostro dei Musei Civici di Monza – Casa degli Umiliati e   funge da finestra che si affaccia su questo interno che ricrea la camera del   fratello il cui letto è sepolto sotto la coltre di terra. Il dolore della   malattia e della perdita, il vuoto causato dall’assenza trovano conforto nel   gesto di innaffiare e di prendersi cura di questo prato d’erba per vederlo   crescere all’insegna della vita. Opera premiata per la forza evocativa di un   interno riletto in chiave naturalistica e per avere saputo ricondurre il   dramma esistenziale in una dimensione non più antropocentrica.  

Massimiliano   Gatti, In   superficie, 2014

Le fotografie valgono da monito per chi   resta sulla superficie delle cose e si accontenta dell’apparente verità della   storia. La ricognizione fotografica si incentra sugli oggetti rinvenuti   nell’ambito di scavi archeologici effettuati nell’Iraq del nord, un   territorio memore di civiltà millenarie e sconvolto dalle recenti guerre.   Opera premiata per la capacità di mettere in luce la drammatica ambiguità   degli oggetti rinvenuti, le cui proprietà estetiche sono messe sullo stesso   piano anche se gli uni sono dei preziosi manufatti d’epoca, mentre gli altri   sono dei residuati bellici.  

Saba   Masoumian, Natura   morta, 2014

L’opera ripropone lo spaccato di un interno   abitato da creature inverosimili sorte dall’immaginazione creativa   dell’artista che può essersi ispirata alla cultura iconografica del proprio   paese d’origine e a quella europea riconducibile alle poetiche surrealiste.   Ne emerge un senso di abbandono che dà spazio alle forze primigenie della   natura che sfuggono al controllo dell’uomo. L’opera è stata apprezzata per la   qualità della fattura plastica, per l’immediata freschezza del taglio domestico   e per la capacità di evocare immagini oniriche degne di un incubo. 

Lorenzo   Vitturi, Hairy   orange, yellow ballons and rotten camote #2, 2013, dalla serie Dalston   Anatomy

Il cibo e gli oggetti recuperati nel mercato   londinese di Dalston formano una scultura totemica che sintetizza gli odori e   i colori della vita multietnica di quartiere. Anche con gli scarti alimentari   delle bancarelle e il loro sapiente riutilizzo si trasformano i frutti e gli   ortaggi in nuove forme plastiche capaci di irradiare un’inedita energia, che   andrà consumandosi nel tempo. Dell’opera si è apprezzata l’idea di scultura   organica, del suo essere in divenire, capace di testimoniare un melting pot di culture, la loro   organica convivenza.    

Virginia Zanetti, Oiseau   rebelle / Dans le flux, 2015

Il video fonde lo scorrere delle acque con   il flusso sonoro della musica interpretata da musicisti immersi nel fiume   fino alle ginocchia. Questa performance dal respiro corale si svolge in piena   armonia con l’ambiente naturale e si consuma all’insegna dell’energia. Opera   apprezzata per la capacità di integrare la natura con la cultura, nel   rispetto reciproco, secondo una liaison   musicale che è energia allo stato puro.    

 

PREMIO CAMERA DI COMMERCIO

Casali +   Roubini, Riff   Raff, 2015

L’opera riesce a rileggere in chiave poetica   il palazzo dell’Arengario attraverso un approccio multimediale che interessa   diversi generi artistici: fotografico, letterario, sonoro e performativo. Lo   storico edificio, luogo di alto valore simbolico per il centro della città,   si vede sospeso nella nebbia generata dai fumogeni e si cala in una   dimensione altra, data dalla profondità di campo dell’inquadratura che coglie   un suggestivo scorcio del porticato dove aleggiano parole a commento dello   stile architettonico e della performance fumogena. 

PREMIO ROTTAPHARM BIOTECH

Silvia   Inselvini, I   giorni, 2014

Fonte di nutrimento fondamentale per la   sopravvivenza di numerosi popoli,  il   riso diviene qui il mezzo per dipingere, per macchiare i fogli di carta   alimentare. Ne viene un esercizio di scrittura raffinato e d’ampio respiro   che si rifà alla cultura alimentare e al segno puntiforme del singolo chicco   annerito nell’inchiostro. Un polittico composto da una serie di fogli   ciascuno dei quali registra l’impronta lasciata da manciate dei riso secondo   la regola della ripetizione differente. Opera premiata per la qualità   estetica della scrittura puntiforme e per averla coniugata con la cultura del   cibo.

LE OPERE   MENZIONATE

Francesca   Pasquali, Spiderball   Cloud, 2014

Spiderball   Cloud sfrutta la possibilità di riutilizzare un   oggetto ordinario, prodotto in serie, come elemento indispensabile alla   composizione di una scultura di grandi dimensioni. La menzione speciale è   conferita a quest’opera per la sua monumentale forza magnetica, la cui   capacità di sintesi iconografica non inciampa nell’aneddoto perché riesce a   mascherare il dettaglio del singolo ragnatore di cui è composta; menzione   aggiudicata anche per la capacità di adattamento e di dialogo con   l’architettura circostante: la cosiddetta torre di vetro si vede così riletta   in una chiave nuova, come gabbia di contenimento di una creatura plastica non   prevista dagli architetti del Museo.     

Mario   Scudeletti, Orifiamma,   2015

 Orifiamma consta in un gelsomino che cresce con moto spontaneo attorno a una   bandiera di ferro. La menzione speciale va a quest’opera per avere saputo   risolvere il conflitto tra la civiltà industriale e la natura; perché ha   ideato un site-specific che si   integra nel paesaggio urbano di via Italia a sostegno della natura che   prolifica secondo le stagioni lasciandosi così seguire e apprezzare dai   cittadini di passaggio.

Le opere vincitrici   vengono ora acquisite e donate ai Musei Civici - Casa degli Umiliati. In   questa sede è presente una sezione permanente dedicata alla Biennale Giovani,   che include parte delle opere vincitrici delle varie edizioni, periodicamente   affiancata da una mostra temporanea che consente di ammirare a rotazione le   altre opere.                                       

     
            
     

     

         

Ingresso libero

 

ORARI ESTIVI: da martedì a domenica 17-23; chiuso lunedì

 

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