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LUNEDI’ 5 MAGGIO 2014

Ore 21:00

Presso la sede della LAP – Piazza de Amicis 4 – Nova Milanese

(ex Scuola elementare di via Roma)

INCONTRO CON SIMONA BARTOLENA

 

Work Works: il progetto, i progetti

« Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune...  », così, nel 1892, Giuseppe Pelizza da Volpedo descrive il suo più celebre capolavoro: Il Quarto Stato. Opera capitale nella storia della pittura, Il Quarto Stato è anche un ritratto straordinario di una classe sociale nascente, nonché uno spaccato sociale più eloquente di qualsiasi descrizione scritta. Quarant’anni prima Gustave Courbet ritraeva, in un racconto di disarmante crudezza, due lavoratori impegnati a spaccare pietre al bordo di una strada: un’immagine senza precedenti, in bilico tra nuova poetica pittorica e denuncia sociale. Due opere rivoluzionare nella forma e nel contenuto, che sposano a perfezione estetica e messaggio. Due opere che parlano ancora oggi allo spettatore con la stessa veemenza con cui gli artisti le hanno dipinte. Quello del lavoro – lavoro manuale ma anche lavoro intellettuale – è un filone iconografico complesso, diffuso nella storia dell’arte soprattutto a partire dal XIX secolo, capace di suggerire, oltre che nuove ipotesi formali e stilistiche, riflessioni sociali, storiche, economiche e politiche. In anni di crisi economica, l’argomento assume nuovi motivi di interesse. I rischi connaturati a questa scelta iconografica, però, non sono pochi. Nonostante la stringente attualità e l’urgenza contemporanea, l’iconografia del lavoro dovrebbe saper superare la contingenza di un momento storico per farsi simbolo di qualcosa di universale. I due citati capolavori di Courbet e Pelizza sono lì a ricordarcelo: quegli spaccapietre, quei contadini in marcia sono ottimi rappresentanti del loro tempo ma sono al contempo simboli eterni, presenti qui e oggi. Continuano a esistere con la medesima forza espressiva, vere e proprie icone portatrici di un messaggio assoluto.

Entrare nei meandri di un tema così complesso e tanto presente nel nostro quotidiano non è semplice, direi quasi che potrebbe essere rischioso: la banalità e il pietismo sono alle porte e l’equilibrio precario. Come affrontare un progetto artistico sul lavoro? Impossibile (o quasi) essere esaustivi. Impensabile (o quasi) essere oggettivi. Meglio, a questo punto, scegliere la via dell’eterogeneità, del mosaico visivo, della successione di suggestioni libere, singoli sguardi che compongono un grande affresco, raccontando l’argomento da molteplici punti di vista, con voci diverse.

Questa è stata l’intuizione (notevole) di Luigi Rossi quando, mesi fa, ha immaginato Work / Works: una serie di teli bianchi tutti uguali, di grandi dimensioni, affidati ad artisti di età, formazione e linguaggi diversi, per raccontare secondo il loro punto di vista il lavoro e i suoi riflessi sociali. Questi grandi teli dipinti sono esposti a rotazione sulla facciata di un edificio in via San Sebastiano a Nova Milanese, offerti allo sguardo dei passanti, nella speranza di sollecitare un dibattito, un dialogo, ma anche solo un breve pensiero sul tema. Affianco all’opera una targa spiega il lavoro e l’artista che lo ha realizzato, trasformando l’intervento in una sorta di esposizione a cielo aperto. Work/Works è espressione di un modo aperto, “sociale”, di fare arte. Stimola gli artisti a  esprimersi su un tema attuale, affrontando una superficie di grande dimensioni che si dovrà mettere in dialogo con la collettività, adeguandosi di volta in volta a situazioni ambientali e realtà diverse. Uno sguardo individuale che si fa universale, un’azione che parte dal singolo artista per parlare a tutti.

I teli di Work/Works ora costituiscono una serie complessa ed eterogenea, un corpus composito e interessante, pronto per essere esposto nel suo insieme. Prima tappa di questo nuovo percorso è lo Spazio heart di Vimercate, il centro culturale dell’associazione che, con il Bice Bugatti Club e Street Art+, ha collaborato al progetto. Ma Work/Works ha generato anche una serie di progetti paralleli, che proseguono questo percorso in direzioni diverse, dando vita a un calendario ricco di spunti, con mostre, eventi, incontri, dibattiti.

All’esposizione dei teli si accompagnano altre due esposizione. La prima, Nova 1947 – 1997: il lavoro come dramma, è un toccante racconto fotografico di storia locale, ma capace di sollecitare riflessioni ben più ampie degli stretti confini cittadini. Da tempo Luigi Rossi del Bice Bugatti Club si sta occupando di storia del lavoro e dei lavoratori nel secondo dopo guerra. La mostra costituisce una parte importante di questi studi. La seconda è una collettiva d’arte, con opere di artisti che nella loro ricerca hanno voluto e saputo raccontare il mondo del lavoro, in particolare quello della fabbrica, come luogo di produzione ma, spesso, anche di alienazione. Le opere sono state selezionate da Simona Bartolena e Luigi Rossi e sono firmate da artisti dalle personalità diverse: Dudovich, Ossola, Orazio, Marra, Mossetti, Broggi, Galbusera, Zappaterra, Cerri... Centro nevralgico dell’esposizione è un’installazione creata per l’occasione da Andrea Cereda: Sacrifice (morti bianche). L’opera, di straordinaria forza espressiva racconta con poetico rigore le sempre numerose morti sul lavoro. Le vasche rovesciate di vecchie carriole, ordinatamente allineate come lapidi in un cimitero, diventano simbolo inequivocabile di quelle vittime del lavoro che già nel 1882 Vincenzo Vela rappresentava in una delle sue sculture più sconvolgenti e attuali. Tra simbolo e disarmante fisicità, storia e attualità, Cereda, con l’intelligenza e l’asciuttezza di toni, che caratterizza il suo lavoro, lascia che sia lo spettatore stesso a trarre le proprie conclusioni osservando queste trenta silenziose ma incombenti presenze di ferro arrugginito. 

Simona Bartolena