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Vorrei | Rivista non profit


Comunicati stampa

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ELETTROSMOG: SALUTE A RISCHIO

Con l’incremento esponenziale, avvenuto in questi ultimi 20/30 anni, dalla diffusione di tecnologie wireless (telefoni cellulari, cordless, wi-fi, etc.), si è assistito a una esposizione a quantità abnormi di energia artificiale bioattiva senza precedenti sulla popolazione.

Questo fenomeno si somma alla ben più datata presenza di imponenti elettrodotti che passano sopra le nostre teste e troppo spesso si trovano vicino alle nostre abitazioni o ai nostri luoghi di lavoro. Noi cittadini di Brugherio siamo coinvolti più di altri, perché il nostro comune è tagliato a fettine da un groviglio di elettrodotti e ospita la centrale di Terna che modula e smista energia elettrica.

Quando parliamo di inquinamento siamo abituati a immaginare qualcosa di materiale e visibile, pensiamo ad esempio alle immagini dell’immondizia non raccolta, dei fusti in fondo al mare, dei fiumi con la schiuma etc., ma non sempre è così; siamo immersi costantemente in un mare di onde invisibili, ma che a volte ci possono far male. Nessuno di noi acquisterebbe una casa per vivere o un ufficio per lavorare a fianco di una discarica, ma la acquistiamo vicino a un traliccio oppure in cambio delle spese condominiali pagate ci facciamo installare sopra la testa un ripetitore di telefonia cellulare; così come non ci insospettiamo se le case costruttrici dei nostri telefonini consiglino di non farne uso per più di un quarto d’ora al giorno.

Da tempo ci sono segnalazioni che correlano l’esposizione ai campi elettromagnetici, sia in alta che in bassa frequenza, con effetti biologico sanitari sugli esposti, sia per motivi professionali che residenziali. Non è vero che non ci siano ancora dati sufficienti per sapere se e come i campi elettromagnetici interagiscano con il nostro organismo. La letteratura scientifica parla chiaro: l’esposizione all’elettrosmog (lo chiameremo così per semplicità) può essere causa di tumori, malattie neurodegenerative (SLA, Alzheimer), cardiovascolari, aborti spontanei, elettrosensibilità, ma non solo. A supporto si rimanda al monumentale rapporto Bioinitiative del 2012, redatto da 29 scienziati che hanno riportato oltre 3000 articoli in cui emerge una chiara correlazione tra esposizione a campi elettromagnetici e sviluppo di effetti biologico-sanitari a breve e lungo termine (www.bioinitiative.org).

Una delle vittime più illustri dell’elettrosmog è una ghiandola del nostro cervello, la pineale; questa ghiandola, nel buio della notte produce melatonina, un importante ormone che ci induce e mantiene il sonno e regola il nostro sistema nervoso. Inoltre coordina la produzione di un tipo di cellule del sistema immunitario, i linfociti T fondamentali per combattere batteri e virus e, senza scendere troppo in tecnicismi, regola anche la produzione di citochine che hanno la funzione di indurre crescita, morte e differenziazione cellulare. E’ ormai noto come, sottoponendo a campi magnetici la ghiandola pineale, questa si attivi alterando la produzione di melatonina con conseguenze gravi sull’equilibrio chimico del nostro organismo. Uno degli effetti è la depressione. Non è un caso che gli accessi ai centri di cura dei disturbi del sonno siano per larga parte rappresentati da 30-40enni cosiddetti “nottambuli digitali” e da adolescenti della stessa categoria, sovrappeso, utilizzatori di alcol e droga, sempre più depressi.

E la depressione a volte spinge al suicidio.

Il dato Istat aggiornato al 2010 riporta che nella Provincia di Monza e Brianza in quell’anno sono avvenuti 36 suicidi (spalmati sui 55 comuni della provincia stessa) con un’incidenza media di 4,3 ogni 100.000 abitanti. Brugherio ne fa, uno più uno meno, 33.478 e quindi il dato brugherese dovrebbe essere di 1,43 casi/anno. Dopo un mese dall’inizio dell’anno siamo già a 2, e di mesi ne mancano ancora 11 per arrivare a fine anno. Solo una coincidenza o un fenomeno da iniziare a osservare?

Camminando per la strada molti dei nostri concittadini ricordano di tizio o di caio, morti suicidi… così come ti raccontano di quanta malattia psichica ci sia in città, anche qui solo una coincidenza?

Il prof. Angelo Gino Levis, già professore ordinario di Mutagenesi Ambientale
presso l’Università di Padova; già membro della Commissione Tossicologica Nazionale, della Commissione Oncologica Nazionale e membro del Comitato Scientifico ISDE, fondatore di A.p.p.l.e. Associazione per la prevenzione e la lotta contro l’elettrosmog, ha evidenziato in un rapporto tra esposizione ai campi elettromagnatici a bassa frequenza e malattie neurodegenerative, come siano stati identificati possibili meccanismi biologici che potrebbero essere alla base dell’induzione di malattie neurodegenerative.

E’ inoltre nota da tempo la genesi tumorale nel lungo periodo che si manifesta ad esempio in utilizzatori di telefoni cellulari e cordless con tumori del nervo acustico e del cervello (gliomi), portando recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità attraverso lo IARC a riconoscere le medio-alte frequenze (cellulari, wi-fi, antenne di telefonia) come “possibili cancerogeni per l’uomo” con livello di evidenza 2B (31.05.2012).

Lo stesso fu fatto nel 2002 dalla stessa agenzia, classificando allo stesso modo le basse frequenze per la possibilità di indurre leucemie linfoblastiche acute nei bambini a livelli di induzione magnetica drammaticamente ridotti (0.4 microTesla) rispetto ai valori stabiliti per legge di 3-10 microTesla) in Italia.

Si documentano infatti effetti deleteri anche a valori di esposizione notevolmente più bassi rispetto a quelli minimi consentiti per legge. Ecco un altro motivo per cui l’argomento elettrosmog deve essere riconsiderato e trattato con maggiore approfondimento.

Come già successo in altre occasioni simili (benzene, amianto, etc.), allarmisti e ottimisti si accusano a vicenda, e allo stesso tempo tutti incontrano difficoltà a documentarsi e orientarsi. Due i motivi fondamentali: il primo riguarda i grossi interessi in campo, e ne parleremo di seguito, il secondo la complessità del tema che rende le valutazioni molto articolate,  ricche di variabili, e pertanto difficili da stilare e impegnative anche dal punto di vista del tempo da dedicare.

Purtroppo per molti anni la comunità scientifica non ha lavorato nella stessa direzione. Troppo spesso si è buttato “fumo negli occhi per impedire o quantomeno ritardare, una importante decisione di salute pubblica pubblicando risultati contrastanti e contradditori, in modo da iniettare dubbi sulla validità di dati scomodamente positivi” (da “L’ombra del dubbio”, R. Tomatis).

Per troppi anni gli esperti del settore incaricati di pronunciarsi erano in palese conflitto di interessi, in quanto finanziati nelle loro ricerche da compagnie elettriche o di telefonia mobile.

Esiste inoltre il Principio di Precauzione, sottoscritto da tutti i firmatari del Trattato di Maastricht nel 1994 (fra cui l’Italia), che afferma come “qualora esista il rischio di danni gravi e irreparabili (come nel caso dell’esposizione a campi elettromagnetici, ndr), la mancanza di piena certezza scientifica non può costituire il pretesto per rinviare l’adozione di misure efficaci, anche non a costo zero, per la prevenzione del degrado ambientale”. Con i successivi trattati di Amsterdam e Roma il Principio di Precauzione è diventato principio generale dell’Unione Europea non solo in materia ambientale, ma anche di tutela della salute e dei diritti del consumatore.

Perché allora quando si parla di elettrosmog non lo si tiene in considerazione?

Ma l’elettrosmog non è solo depressione, suicidi, malattie neurodegenerative, tumori… Esiste un’altra patologia, purtroppo non ancora riconosciuta dall’OMS, ma che sta assumendo caratteri di pandemia per la vasta diffusione. E’ l’Elettrosensibilità. Le persone colpite manifestano svariati sintomi di differente gravità che possono giungere sino alla totale disabilità.

In Italia esiste una associazione (www.elettrosensibili.it) che si occupa di coagulare attorno a se tutte le persone colpite da questa sindrome e fornire un primo centro di aiuto. Associazioni analoghe sono presenti in quasi tutti i Paesi del mondo.  La Svezia è il primo Stato al mondo ad avere riconosciuto gli elettrosensibili come “disabili” fornendo pertanto tutti quegli aiuti concreti che meritano persone in queste condizioni.

A tal riguardo il Parlamento Europeo (Risoluzione del 2009) con una storica risoluzione esorta gli stati membri a riconoscere l’elettrosensibilità (art. 28) come disabilità come ha fatto la Svezia e ad attuare tutte quelle misure ormai necessarie (vista la mole di dati scientifici) per minimizzare l’impatto dei campi elettromagnetici wireless nei più comuni ambienti di vita con particolare riferimento alle fasce più deboli esposte (bambini, adolescenti, anziani, malati) adottando ove possibile le connessione via cavo. Di ieri la notizia che a Civitanova Marche una scuola ha deciso di smantellare il wi-fi e di tornare al cavo per proteggere la salute degli studenti. Ecco una vera applicazione del principio di precauzione!

Le associazioni: AIE Associazione Italiana Elettrosensibili, La Lampada di Aladino onlus per l’assistenza globale al malato oncologico, Lorenzo Perrone per la prevenzione delle malattie oncologiche e oncoematologiche onlus, Associazione di via P. Sottocorno, da tempo sono in rete per cercare, unendo conoscenze e competenze, di fare massa critica, e partecipando attivamente al dibattito sul tema, contribuire (almeno lo speriamo) alla diffusione e messa in opera di buone pratiche tanto utili su questo pericolo invisibile e su cui troppo spesso cala il silenzio mediatico.

Sul territorio brugherese, sicuramente uno dei comuni italiani più inquinati da elettrosmog, sarebbe auspicabile in sinergia con l’amministrazione comunale, l’insediamento di un tavolo tecnico permanente, uno studio approfondito del territorio e della popolazione in alcune aree di particolare esposizione,  un piano di governo del territorio che, sempre per il principio di precauzione, non permetta di costruire nuove abitazioni sotto ai tralicci (come ancora oggi al contrario stiamo osservando), campagne pubblicitarie che favoriscano la conoscenza e la consapevolezza. E se non vogliamo parlare di letteratura e prove scientifiche, basterebbe fare tutto ciò in ottemperanza al principio di precauzione a cui si faceva riferimento sopra. Un virtuoso processo di prevenzione primaria che sta alla base di tutti i fondamenti di vita democratica.