Vorrei | Rivista non profit

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La registrazione integrale dell'intervista a Elio De Capitani e Altan per la rassegna Ripensiamoci di Novaluna. Due personaggi ricchi di cose interessanti da dire, ascoltarli riconcilia con quel mondo vagamente creativo che spesso si autocompiace, come in un eterno, prolisso comunicato stampa.

Sono essenzialmente due i motivi per cui, pur non essendo la mia professione e non ricavandone nulla economicamente, da sempre scrivo e disegno per giornali e riviste. La prima è la legittima difesa: soprattutto in ambito locale, l’informazione — a Monza, dove vivo, come ad Altamura, dove sono nato e cresciuto, ma immagino più o meno ovunque — è soprattutto cronaca nelle sue varie nuance (nera, grigia, bianca, rosa…), annunci funebri e beghe di parrocchia. Le riflessioni, gli approfondimenti, le analisi non hanno mai uno spazio dignitoso. Per questo ho sempre fatto la mia parte perché nascessero testate in controtendenza, in cui trovassero attenzione temi di largo respiro, l’arte e la cultura, soprattutto quella che i media mainstream trascurano, perché non fa i grandi numeri. È così che ho partecipato alla nascita di alcuni esperimenti di giornalismo civico, in gioventù con Carta Libera, nella maturità con Vorrei. Il secondo motivo è che fare giornalismo mi aiuta a soddisfare la curiosità intellettuale che mi tormenta, questa sete di conoscenza che mi porta a seguire le orme di Bergognone, a divorare la bibliografia di Tondelli, ingozzarmi di tutto quello che può aver pubblicato Pazienza o consumare i dischi di Tom Waits, così come ad appassionarmi di teatro… La mia professione, sono grafico e art director, spesso mi mette a contatto con il mondo delle attività culturali, ma in media i tempi per portare a termine una consulenza sono strettissimi e ne rimane assai poco per andare oltre.

 

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Andare oltre è quello che faccio in compenso con il giornalismo, questa specie di hobby a cui mi dedico con tutto l’impegno, la passione e lo studio che mi posso concedere. Con il limite, sì, che non mi porta guadagno ma con il vantaggio di poter scegliere io di cosa occuparmi, quando e quanto mi pare.

Tutta questa premessa (sconsigliatissima nel manuale che io stesso ho preparato e passo ai nuovi collaboratori di Vorrei, qui si predica bene e si razzola male…) per provare a rendere l’idea della curiosità con cui mi sono avvicinato al ruolo di intervistatore che Novaluna mi ha assegnato per l’incontro con Elio De Capitani e Francesco Tullio Altan dello scorso 11 gennaio.

 

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De Capitani è un artista che stimo davvero molto. Negli anni ho potuto assistere ad alcune delle sue produzioni teatrali apprezzandone sempre la grande qualità, la capacità di innescare ragionamenti con un linguaggio che non sacrifica mai il piacere di esserci. Caratteristiche che mantiene anche quando racconta il suo lavoro o interviene su questioni che escono dall’ambito teatrale, ovvero sociali politiche e culturali più in generale.

Altan poi è semplicemente il più grande vignettista italiano di tutti i tempi. Nessuno come lui è capace di sfornare classici della satira, con quella ineguagliabile cifra stilistica, frutto di sintesi spietata ma soprattutto del rovesciamento del punto di vista: lì dove la maggior parte degli autori focalizza l’attenzione verso gli eletti, lui lo fa verso gli elettori. Smascherandone tutti quei vizi, difetti, tic, piccinerie che media, politici e colleghi invece solleticano e accudiscono. Dagli anni Settanta Altan non è mai consolatorio, non solleva gli italiani delle loro colpe attribuendole solo a presidenti e onorevoli. Ce le sbatte in faccia con la sublime ironia che lo rendono Altan.
È ovvio che due personaggi di questo livello mi abbiano portato a mettere giù una lista lunghissima di domande sulla loro formazione, sul loro metodo, sulla poetica, sugli episodi che ne hanno segnato la carriera, uscendo bellamente dalla traccia che Novaluna mi aveva assegnato (Giornali, spettacolo e satira: sale della democrazia o cortocircuito mediatico?). Come avrei potuto soffocare la mia bestiale curiosità?

 

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Il risultato di quelle due ore abbondanti di botta e risposta sono nella registrazione integrale che potete riascoltare qui, magari un po’ per volta, magari mentre preparate la cena o andate a lavoro (potete infatti scaricarla sul vostro smartphone).

C’è molto da sentire, non certo per merito mio per carità. De Capitani e Altan sono due autori ricchi di cose interessanti da dire, ascoltarli riconcilia con quel mondo vagamente creativo che spesso si autocompiace, come in un eterno, prolisso comunicato stampa. Dicono cose profonde e leggere, commuovono e divertono. Svelano aspetti della propria biografia che nulla hanno a che fare con il gossip (davvero ho scritto questa parola?!) e provano a dare risposte alle domande, le mie e quelle del pubblico che numerose sono arrivate in chiusura. Da quella lunghissima, articolata, dettagliata, appassionata della signora nelle prime file a cui Altan ha risposto con un laconico “Forse.” risucchiandoci tutti all’istante in una sua vignetta, a quella di mia figlia Medea — cuordipapà — rivolta a De Capitani, che ha generosamente replicato a quella giovane appassionata di teatro.

 

L'audio integrale della serata.
Cliccando sull'icona a destra si può scaricare il file per ascoltarlo anche da smartphone e senza connessione.

 

Due autori consapevoli del proprio ruolo, consci anche delle responsabilità che il loro essere popolari comporta. Entrambi, quando ho chiesto se avessero mai rinunciato ad affrontare un tema, hanno risposto di averlo fatto solo quando avevano temuto di essere fraintesi, strumentalizzati. Detto da due che non fanno certo mistero delle proprie posizioni, è segno di un senso di responsabilità prezioso. Abituati come siamo a gente che prima spara cazzate e poi si nasconde dietro un “era una provocazione”, ce ne fossero di De Capitani e di Altan.

 

La foto di apertura è di Antonio Cornacchia, le altre di Fabrizio Radaelli.

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Mi chiamo Antonio Cornacchia, per gli amici Ant (nel senso di formica). Sono art director e designer della comunicazione, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Come esperto di comunicazione visiva, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Studio e realizzo siti web per giornali, istituzioni, aziende, enti non profit.
Dal 2008 dirigo la rivista non-profit Vorrei di cui ho ideato anche il progetto editoriale. Sono giornalista pubblicista dal 1996.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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