Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Print Friendly, PDF & Email

20121023-orfeo-1

Teatro. L’America razzista e il desiderio di vivere nel testo di Tennessee Williams. In scena fino al 4 novembre all'Elfo di Milano con la regia di Elio De Capitani

 

C'è
una pulsione ancestrale che agita il cuore di ogni essere umano ed è la volontà di vivere: Vivere, ad ogni costo, ergersi a dispetto della morte, anche quando essa non è ancora giunta ma un destino amaro sembra averci condannato ad un’agonizzante sopravvivenza. “La Discesa di Orfeo” di Tennessee Williams, in scena all’Elfo fino al 4 novembre per la regia di Elio De Capitani, ci racconta questa pulsione in un toccante inno alla vita dei sopravvissuti alla morte, i sognatori in fuga da un triste e ineluttabile destino. La scena è ambientata in un interno industriale dove la compagnia sta provando e, nelle finte prove, in un sapiente artificio scenico, si compie il dramma di Williams che ci riporta indietro nel tempo, in una Contea del Sud degli Stati Uniti. Proprio lì, nel cuore sudista, la violenza razzista appicca fuochi e moltiplica l’odio con la meschina complicità dei suoi pettegoli abitanti. Gli attori sul palco sono undici e danno vita ad una rappresentazione corale del paese, che viene turbato dall’arrivo del forestiero, Valentine (Val), un vagabondo sciupa femmine accompagnato solo da uno zaino e dalla chitarra. Il fascino di Val, la sua sensualità, quella “pelle di serpente” che indossa, emblema di diversità e “barbara dolcezza”, smuove l’anima di chi non è ancora morto dentro, dei tre personaggi femminili che escono dal coro per presentarsi nella loro umana individualità. C’è Carol, la figlia ribelle di una ricca famiglia della contea, folle e fragile nel rifiuto della società razzista e maschilista in cui vive. C’è poi Vee, la moglie dello sceriffo, che rifugge nella pittura e in un cristianesimo visionario, alla ricerca di quella bellezza che la realtà circostante non sa offrirle. Infine c’è Lady, figlia di immigrati italiani, sposa quasi bambina del brutale Jabe che è in procinto di morire. Proprio Lady è l’indiscussa protagonista del dramma, lei, già vittima della violenza razzista che uccise il padre, lei, che fu costretta a vendersi sposando il vecchio Jabe, riscopre la vita nel sensuale e profondo amore per Val. Come nel mito di Orfeo, Val scende negli inferi in cui Lady, moderna Euridice, dimora per riportarla alla vita; come nel mito di Orfeo, l’ineluttabile destino si abbatte sugli amanti.
Il testo di Tennessee Williams ci presenta ombre e meschinità di una certa cultura americana, quella della libertà individualista e violenta che coniuga l’egoismo con la caccia al “negro”. Tuttavia, il testo va oltre la storia e la cultura americana e indaga l’animo umano, con le sue contraddizioni, svelando la costante tensione tra la vita e la morte, il bello e il brutto, ciò che è giusto e ciò che non lo è.
La regia di Elio De Capitani è magistrale perché, con semplicità ed efficacia, riesce a ricostruire l’ambiente sociale e umano in cui si svolge la vicenda. Infatti, la lettura delle didascalie affidate alle voci fuori campo, l’essenzialità della scenografia e l’organizzazione scenica ordinata e pulita, consente allo spettatore di seguire con partecipazione sia i momenti corali sia quelli più intimi dei singoli personaggi, che vengono accompagnati dalla suggestiva chitarra di Alessandra Novaga. Gli undici attori in scena interpretano con grande passione umana e maestria teatrale i diversi ruoli. Splendida Cristina Crippa nei panni di Lady a cui dà un volto umano, commovente e intimamente femminile. Nel ruolo di Val troviamo, invece, un selvaggio e dolce Edoardo Ribatto, già acclamato in “Angels in America”.
Da vedere se amate il mito, la letteratura americana e le produzioni dell’Elfo.
Per chi ama il cinema, la versione cinematografica del testo, “Pelle di Serpente”, è di Sidney Lumet (1959) con Anna Magnani e Marlon Brando.

 

La Discesa di Orfeo
Di Tennessee Williams
Traduzione di Gerardo Guerrieri
Drammaturgia e regia di Elio De Capitani
Scene e costumi di Carlo Sala
Luci di Nando Frigerio
Suono Giuseppe Marzoli
Con:
Cristina Crippa - LADY TORRANCE
Edoardo Ribatto - VAL XAVIER
Elena Russo Arman – CAROL CUTRERE
Luca Toracca – JABE TORRANCE
Elio De Capitani – SCERIFFO JACK TALBOTT
Corinna Agustoni – VEE TALBOTT
Cristian Giammarini – DAVID CUTRERE/DOG HAMMA
Debora Zuin – INFERMIERA PORTER
Sara Borsarelli – BEULAH BINNINGS
Carolina Cametti – DOLLY HAMMA
Marco Bonadei – PEE WEE BINNINGS
Chitarra elettrica Alessandra Novaga
Produzione Teatro dell’Elfo

 


Iscriviti alla newsletter
Iscriviti gratis alla nostra newsletter per ricevere gli aggiornamenti e le novità sugli articoli e le iniziative di Vorrei

Per iscriverti devi accettare i nostri termini di utilizzo dei tuoi dati, ovvero la nostra politica riguardo la privacy. Non li cediamo a nessuno e non abusiamo mai! :)