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A Bari un Camp sui risultati del programma per i giovani intraprendenti
voluto dalla Giunta Vendola e dall'Assessore Minervini. Il reportage.

 

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Bollenti Spiriti non si sono spenti affatto, anzi sono più bollenti che mai. A cinque anni di distanza dal lancio del programma di politiche giovanili della Regione Puglia, gli inventori di questa iniziativa che ha scosso l’intera regione, facendo sentire la sua eco non solo nel resto del paese ma anche oltre i confini nazionali, fanno un bilancio e rilanciano. Sì, perché il bilancio è positivo, i numeri parlano chiaro; e la straordinaria partecipazione al Bollenti Spiriti Camp che si è svolto a Bari il 6 febbraio, ne è l’ulteriore conferma.

Bollenti Spiriti è un programma regionale di politiche giovanili, avviato nel 2005 dall’Assessorato alla Trasparenza e alla cittadinanza attiva Guglielmo Minervini, uno degli uomini della giunta dell’allora neo-eletto Nichi Vendola. L’idea alla base del programma è quella di aiutare i giovani pugliesi a diventare protagonisti del loro futuro. Un’idea che produce una vera e propria rivoluzione culturale, in una regione in cui per decenni, a farla da padrone erano i centri di formazione professionale e i loro politici di riferimento, riducendo le politiche giovanili ad un’inutile, interminabile – ed incredibilmente redditizia per alcuni - fabbrica di corsi di formazione e di meccanismi clientelari.

 

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Questo non è un paese per giovani.

Ma se l’impero dei corsi di formazione non ha mai prodotto risultati rilevanti in termini di occupazione dei giovani, cosa ha lasciato credere a Minervini e alla sua squadra che il nuovo sistema avrebbe fatto di meglio? E’ lo stesso assessore, in apertura del Bollenti Spiriti Camp a chiarire, parlando ad una platea numerosissima e attenta, quale sia la chiave di volta del programma, l’intuizione che allora ha ispirato le azioni concrete che poi, in questi cinque anni, hanno cambiato il volto delle politiche giovanili in Puglia: “Bollenti Spiriti ha osato sovvertire le consuetudini”. E poi spiega: “Le politiche giovanili, quando si facevano, potevano essere soltanto politiche di contenimento del disagio giovanile”. La sfida nuova è consistita nel pensare a “politiche il cui obiettivo fosse liberare le energie giovanili, creare opportunità attraverso le quali, finalmente, i giovani potessero esprimersi”.

Si diceva dei numeri: “44,5 milioni di euro, 170 laboratori urbani in cui i giovani per la prima volta avranno la possibilità di mettersi alla prova, scoprire dei talenti”… “100 milioni di euro per la formazione di eccellenza, 10.000 laureati pugliesi in giro per il mondo alla ricerca della migliore offerta formativa più confacente ai propri bisogni, 12,5 milioni di euro destinati a Principi Attivi, 440 progetti in mostra al Camp… il più grande investimento pubblico mai fatto nella nostra regione a favore di una generazione intera”.

L’appassionato intervento di Minervini prosegue: “Questo non è un paese per giovani, solo lo 0.9% di under 40 sono in posti chiave della società italiana, come se il nostro paese stesse sbattendo la porta sul muso di un’intera generazione”. E ancora: “Principi Attivi è stata una possibilità per i giovani pugliesi di rialzare la testa, mettendo in campo giovani idee per una Puglia migliore”.

 

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L’economia nuova è un’economia della conoscenza”

Ma quali idee? L’intuizione di tutto il programma Bollenti Spiriti, ed in particolare di Principi Attivi si basa sulla constatazione che – per dirla con le parole dell’assessore Minervini – è nato dentro una fase di grande cambiamento del mondo, in una fase di crisi in cui “c’è bisogno di cambiare sguardo”- E prosegue arrivando al cuore del problema: “E’ finito quel mondo, anche per la nostra regione, fatto di manifattura, di lavoro precario e lavoro nero. Sta nascendo un altro mondo determinato da altri fattori di competizione: i saperi e le idee. L’economia nuova è un’economia della conoscenza… conta la capacità di un territorio di creare le condizione per una circolazione fertile delle idee… Bollenti Spiriti è anche una misura di politica economica, perché consente di creare una leva… Costruire nei territori degli agglomerati di creatività, di saperi, di conoscenza che si concentrano, fanno coagulo, e ad un certo punto diventano come le calamite: quando superi la massa critica cominciano ad attrarsi… La Puglia sta diventando una gigantesca calamita della creatività, dei nuovi mestieri e delle nuove professioni, dell’innovazione, della ricerca, della sperimentazione… io penso che sia questo sogno, oggi, ad animare tanti sguardi e tante energie…”

I giovani che si sono attivati, in effetti sono consapevoli di essere protagonisti della rottura di uno schema consolidato che vede un Sud sempre pronto a autocommiserarsi e a delegare.

Quindi Bollenti Spiriti non è un programma direttamente rivolto al mondo del lavoro, ma che incide su aspetti di partecipazione attiva e di stimolo alla creatività, con ripercussioni tutt’altro che trascurabili sul piano culturale ed economico. È una risposta che probabilmente non produce frutti immediati in termini di occupazione, ma getta le basi per una cultura del lavoro diversa, stimolando i giovani ad investire su quello che, come lo ha definito il presidente Vendola nel suo intervento conclusivo, è il vero petrolio del nostro territorio.

Ma continuiamo in questo viaggio, tra uno stand e l’altro della Fiera del Levante, nella consapevolezza dell’impossibilità di visitarli tutti in maniera approfondita, guidati dalla domanda che costituisce il filo rosso della nostra inchiesta: un programma di politiche giovanili come Bollenti Spiriti può avere anche un impatto occupazionale? O, riformulando la domanda alla luce delle parole di Minervini, può essere una risposta nuova alle sfide inedite dinanzi alle quali la globalizzazione e il mercato del lavoro mondiale ci pongono? La crisi di un sistema, si è detto, il profilarsi di uno scenario completamente nuovo, e l’ostinazione di altri centri di potere politico e decisionale a cercare risposte scritte con un vocabolario (se non addirittura un alfabeto) vecchio e superato dalla storia. Bollenti Spiriti potrebbe essere la risposta giusta, o non è piuttosto la solita vecchia politica basata su finanziamenti a pioggia e assistenzialismo, sia pure ridipinta con vernice fresca e riproposta in salsa moderna? Una semplice operazione di make-up o qualcosa di importante che sta cambiando alla radice il protagonismo dei giovani nella società e il loro approccio al futuro?

Annibale D’Elia è uno che conosce la vicenda Bollenti Spiriti sin dai suoi esordi. Ha fatto parte dello staff che ha realizzato la ricerca Cosa bolle in pentola, la prima indagine conoscitiva regionale sulle politiche,  le risorse e la partecipazione giovanile ed è tra gli organizzatori del Camp. Lui ha le idee molto chiare sul rapporto tra questa iniziativa e il tema del lavoro: “Bollenti Spiriti non serve a sistemare i giovani, ma ad incoraggiarli. Noi crediamo che le politiche del lavoro di nuova generazione per il terzo millennio, per la società della conoscenza, sono cose che non si possono fare senza il contributo attivo dei giovani. Bollenti Spiriti responsabilizza i ragazzi, aumenta le loro competenze e mette basi solide per quella che si chiama occupabilità – e che noi chiamiamo autonomia, cioè la possibilità per i ragazzi pugliesi non solo di camminare sulle loro gambe, ma di essere protagonisti attivi dello sviluppo della nostra regione”.

 

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Cyberlenticchie e webradio

Il primo bando di Principi Attivi, come si è detto, ha finanziato 440 progetti. Un gruppo informale composto da almeno due persone, un finanziamento a fondo perduto fino a 25 mila euro, una opportunità di realizzare la propria idea, con un occhio o anche entrambi al lavoro. I progetti sono nati, e al Camp li abbiamo visti, non tutti ottimi, ovviamente, ma per la gran parte innovativi, creativi, inclusivi, sostenibili, secondo lo spirito del bando. Inarrivabili, avremmo detto solo qualche anno fa.. Eppure concreti. Sapranno superare le intemperie del mercato, quando mamma Regione smetterà di accudirli? Paolo Direnzo pensa di sì. Il gruppo informale di cui faceva parte ha dato vita all’associazione Agrogreen Service. Un’idea nuova e allo stesso tempo antichissima, la loro: “capire come le nuove tecnologie e il web 2.0 – i social network – potevano essere utili per la promozione di prodotti agroalimentari”. Una sfida curiosa, che associa “una cosa molto materiale come l’agricoltura con quanto di più immateriale possa esistere, cioè il web”. Sulla ricaduta di questa esperienza in termini occupazionali, Paolo ci parla di riscontri positivi: “Abbiamo lavorato su un prodotto tipico, la lenticchia di Altamura, che dopo essere stato esportato in tutto il mondo fino agli anni ’50, è caduta in disgrazia a vantaggio di altre coltivazioni. Da alcuni anni, grazie anche all’impegno dell’Università degli Studi di Bari, si sta tentando di rilanciare questo prodotto. Il nostro contributo è andato soprattutto in direzione del marketing, con un blog in italiano e in inglese, e già si vedono i primi risultati perché gli agricoltori hanno più facilità a collocare il prodotto. Per i ragazzi di Agrogreen Service, quindi, da Principi Attivi sta nascendo un lavoro: la commercializzazione su scala mondiale di un prodotto tipico che rischiava l’estinzione. Ma il valore di questa esperienza, sottolinea Paolo, non sta solo nel riscontro lavorativo: “Principi Attivi ci ha permesso di conoscere persone fantastiche sia in Regione che tra gli altri vincitori; in più ci ha permesso di strutturare un’idea che agli inizi era solo tale, ma che si sta concretizzando in qualcosa di importante, e questo sarebbe stato molto più difficile da fare senza il sostegno sia economico che motivazionale dello staff dei Bollenti Spiriti”.

Claudia Loizzo, ha partecipato ha vinto con un progetto per la produzione di contenuti digitali per la telefonia mobile. Dall’esperienza è nata Bitzmob, una società che si occupa di produzione di etichette indipendenti di musica elettronica che vengono distribuite attraverso una piattaforma digitale indipendente – la prima in Italia – che si occupa di contenuti culturali digitali scaricabili attraverso un normale telefono cellulare. “Non si tratta né di loghi, né di suonerie – ci dice – ma di una sfida al mercato che sta nascendo nel settore della telefonia, dandogli un’accezione culturale e artistica. Questo è reso possibile grazie alla piattaforma Flows, creata da un barese trapiantato a Colonia”. Che da questa idea dovesse nascere il lavoro di un gruppo di persone non c’erano dubbi sin dal principio, tanto che, spiega Claudia “abbiamo deciso, nonostante costasse di più, di trasformare il gruppo informale in una società in accomandita semplice piuttosto che in una associazione. Questo testimonia il fatto che per noi questo progetto è stato a tutti gli effetti un investimento”. D’altra parte Claudia ci tiene a far notare che permangono ancora difficoltà a partecipare a simili progetti per coloro che, non avendo nessun reddito, non potrebbero facilmente risolvere il problema del co-finanziamento.

Procult Puglia è un’associazione barese nata dal progetto MArteLive che si occupa di eventi multidisciplinari. Elvis Ceglie ne è il presidente e rispetto al rapporto tra Principi Attivi e il mondo del lavoro, individua un problema: “una volta finiti i fondi, finisce la festa” ovvero il rischio che a progetto finito non ci sia un seguito. “Quello che è importante – afferma Elvis – è che questi progetti sono dei veri e propri laboratori in cui ognuno sperimenta se stesso, e in un mondo in cui nessuno crede in te, questo ti permette di dimostrare le tue capacità, di confrontarti con altri. Una fantastica palestra per la mente, ma soprattutto per la prassi”.

Anche Alessandro Colella, uno dei responsabili di Radio Onda Attiva - una radio web nata da operatori e utenti di un centro diurno di riabilitazione psichiatrica - non ha dubbi sull’importanza decisiva del contributo regionale per la realizzazione del loro sogno, soprattutto in un progetto come il loro in cui l’acquisto di attrezzature rappresenta una voce importante del budget. “La nostra attività prevalente è l’uso della radio come strumento riabilitativo, ma anche come strumento di reinserimento socio-lavorativo. L’acquisizione di competenze tecniche per ragazzi del centro facilita il loro reinserimento, ma ovviamente occorre considerare che l’effetto positivo più interessante è l’impatto di questa attività da un punto di vista clinico: il fatto di non avere filtri e di essere totalmente liberi di esprimersi, permette di far emergere delle dinamiche che in altri contesti non sarebbero possibili. Per questo – continua Alessandro – vediamo molto positivamente questa esperienza e già stiamo pensando ad un nuovo progetto per la creazione di una web-tv”.

Da questa lunga giornata emerge “un Sud che non ha soggezione, un Sud che con orgoglio ha fiducia nelle proprie potenzialità.

“La Puglia nuova – dice Minervini, parafrasando Danilo Dolci – nasce quando si impara ad impastare la sabbia con sogni inarrivabili, e i progetti esposti al Bollenti Spiriti Camp sono i sogni inarrivabili che state provando ad impastare con la sabbia della realtà concreta”.

“Cerchiamo il talento di una generazione, e il principale talento è la capacità di essere solidali gli uni con gli altri”. Parola di Nichi Vendola, ovvero l’inventore dell’economia della poesia.