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Il Progetto Être per il miglioramento artistico e il consolidamento organizzativo delle compagnie, nel quadro di una delle idee-guida di Fondazione Cariplo: la cultura e il teatro costituiscono un fattore di sviluppo e coesione del territorio, di crescita delle persone e delle comunità. La ricognizione dei territori, delle residenze, dei teatri e delle compagnie coinvolte

Riprendiamo in questa pagina l'interessante ricognizione curata da Mimma Gallina per il Quaderno del Progetto Être della Fondazione Cariplo.

 

 

Il Progetto Être è fondato sulla convinzione che la disponibilità anche periodica di una sede possa costituire una condizione importante per il miglioramento artistico e il consolidamento organizzativo delle compagnie, nel quadro di una delle idee-guida di Fondazione Cariplo: che la cultura e il teatro costituiscano un fattore di sviluppo e coesione del territorio, di crescita delle persone e delle comunità.

Gli enti, le organizzazioni, le comunità che hanno accolto i 24 gruppi nelle 22 residenze sono stati protagonisti e destinatari del progetto: in alcuni casi gli insediamenti sono stati novità assolute, veri e propri esperimenti, in altri sono stati momento di sviluppo di un processo già avviato o parte di strategie più ampie di politica culturale locale. Se i numeri danno la dimensione di una presenza significativa (185 spettacoli realizzati nelle sedi di residenza, circa 1700 rappresentazioni fra produzioni e ospitalità e più di 300 laboratori nei 5 anni) è importante integrare le valutazioni dei gruppi con il feedback del territorio, valutare le ricadute del progetto, anche alla luce delle aspettative.

I progetti di residenza sono partiti a volte dopo trattative e messe a punto complesse fra le compagnie e gli enti di riferimento, spesso i problemi – di obiettivi, scelte, convivenza, ma soprattutto politici ed economici — sono emersi in corso: gli anni di ETRE coincidono con l’inizio (e il successivo approfondimento) della crisi. Alcuni enti si sono visti costretti o hanno scelto di ridurre la propria partecipazione economica, molti sono riusciti a confermarla con grandi sforzi e convinzione. Quello delle difficoltà economiche è un tema ricorrente nei feedback raccolti, come l’apprezzamento — pressoché generalizzato — per la crescita qualitativa delle compagnie.

Nelle pagine che seguono si propongono una serie di spunti tematici di particolare interesse per l’analisi dei diversi progetti, tratti dai contributi che amministratori, funzionari e altri operatori coinvolti ci hanno fornito, a titolo di commento delle esperienze fatte nel quadro di ETRE. Li ringraziamo per il loro importante e prezioso apporto.

Gli spazi e le residenze diffuse

Punto di partenza e motore dei processi che porteranno alla collaborazione con le compagnie sono spesso gli spazi: l’importanza e il valore simbolico che si attribuisce a dei luoghi e l’esigenza che si avverte di abitarli.

Luoghi riscoperti, che erano e tornano ad essere cuore delle comunità, come a Cassano Valcuvia (Varese). Dal 1929 Cassano ha un bellissimo teatro, voluto dai cassanesi, che negli anni è stato, con fortune alterne, luogo di incontro, aggregazione e riferimento. Abbiamo pensato di dare impulso a questa realtà, e nel farlo abbiamo anche cercato di portare competenze e professionalità. Crediamo di esserci riusciti, e il miracolo sta nel fatto di aver realizzato tutto ciò con pochissime risorse economiche. Le idee e le convinzioni possono ancora fare la differenza, scrive Claudio Bossi, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura.

Luoghi costruiti ex novo con coraggio e “incoscienza”, come a Tavazzano (Lodi). Il Teatro Nebiolo – scrive Giuseppe Stoppa, sindaco dal 2004 al 2009 si presenta già architettonicamente “obliquo”, volutamente storto, tanto che già al primo sguardo denuncia la sua anomalia. L’Amministrazione Comunale ha voluto investire su questa originalità, nella convinzione e nella consapevolezza del ruolo strategico che hanno i luoghi della socialità, dello scambio e della relazione tra persone. Il nuovo teatro è sorto infatti insieme al centro diurno e mini alloggi per anziani, al centro sociale per i giovani, a nuove piste ciclabili... Con il senno di poi, costruire e aprire un nuovo teatro nel 2007 è stata una avventura da incoscienti e farlo a Tavazzano, in un paese di cinquemila abitanti in provincia di Lodi, una autentica provocazione.

Luoghi simbolici e di pregio, che trovano un nuovo senso, come spiega Piersanti Di Biase, assessore alla cultura del Comune di Cusano milanino (Milano) negli anni 2011 e 2012. La Torre dell’Acquedotto rappresenta non solo un simbolo storico di un luogo ben preciso ma anche un simbolo di speranza artistica e creativa. Avere un punto di riferimento per alcune eccellenze significa poter dare seguito ai sogni e alla fantasia. Non è affatto semplice dare il via ad un progetto del genere che richiede un forte investimento di risorse umane e intellettuali, ma quando la passione e il desiderio superano l’ immediatezza delle risposte positive che potrebbero tardare ad arrivare si può fare tutto.

Torre dell’Acquedotto non è il solo caso di riconversione di architetture industriali. A Sesto San Giovanni (Milano), lo spazio orienta e caratterizza le scelte artistiche e di gestione. Il progetto è nato intorno ad uno spazio (dice Emilio Russo, direttore di TieffeTeatro Stabile di Milano), anzi all’ idea dell’utilizzo di un luogo non nato per il teatro, ma per altre finalità (Mil museo industria e lavoro). Sin dall’avvio del progetto complessivo che ha dato il via alla trasformazione dello Spazio Mil (nel 2007) come luogo di esperienza e costruzione di un pensiero e di un fare teatro non convenzionale, ci siamo posti l’esigenza di condividere il nostro sforzo con quello di una nuova creatività emergente. L’ incontro con le compagnie (babygang, Sanpapiè e Band à Part) è andato nella direzione di trasformare lo Spazio Mil, in un laboratorio teatrale permanente ed in un luogo di scambio tra giovani artisti ed esperienze.(...). Da sottolineare, purtroppo, l’assenza totale delle istituzioni locali. Il Comune di Sesto San Giovanni, considerando esaurita la propria funzione esclusivamente nel concedere lo spazio, non è stato in grado di valorizzare un’esperienza.

La nuova vita degli spazi può essere sorprendente: sul Lago di Varese, antichi depositi per il ghiaccio sono diventati un centro d’arte contemporanea, come racconta Massimo Nicora, Sindaco di Cazzago Brabbia (Varese) nel corso della Residenza I Giazer. Quando nel 2004 abbiamo completato il restauro delle Ghiacciaie di Cazzago Brabbia ci siamo subito posti un quesito: cosa possono essere le Ghiacciaie adesso? Quale la loro nuova vocazione? Ritengo che un Festival come Castelli di Lago sia stata la migliore risposta a questa domanda e il progetto di “residenza” ha ancora di più accentuato le peculiarità di questo luogo e del paese che le ospita, diventando la scintilla che ha dato il via a un vero e proprio “Rinascimento” delle Ghiacciaie.

Ma i luoghi possono avere un valore emblematico al di là degli aspetti architettonici. E’ il caso di Vimercate (Monza Brianza), sottolinea Roberto Rampi, assessore alla cultura nel corso della residenza Textura. Come non mai il bisogno più impellente, a mio parere, nel campo delle politiche culturali, è l’educazione alla complessità. “Textura” è partita proprio da qui, facendo dell’ incontro tra elementi differenti e distanti il suo epicentro: a partire dalla scelta dei luoghi in cui si è sviluppata la residenza, ovvero l’Oratorio e la Casa del popolo di Vimercate, all’ incontro delle diverse arti e discipline, al confronto con le marginalità. Ecco nella nostra “tessitura” questo vissuto era la complessità stessa, il pluralismo delle trame e dei contenuti, l’andare oltre gli schemi.

La scoperta dei luoghi non solo denota la crescita della consapevolezza che le comunità hanno della propria storia ed identità ma può diventare anche fattore di richiamo turistico e quindi di sviluppo economico. Ancora nel caso di Cazzago Brabbia. La fama delle Ghiacciaie è andata decisamente oltre Provincia e, direi, addirittura oltre regione. Per il paese, dunque, Castelli di Lago è stato un elemento direi imprescindibile per un vero e proprio rilancio culturale e turistico e allo stesso tempo, un momento in cui tutta la comunità si è ritrovata unita intorno al simbolo del paese e della sua storia.

Lo stesso fenomeno può riguardare un’area più vasta, come nella valorizzazione del borgo di Campsirago (LC), dove un edificio del ‘600, Palazzo Gambassi, è sede della residenza della compagnia Scarlattine. Isabella Lavelli, Assessore alla Cultura di Olgiate Molgora, sottolinea le ricadute sul territorio circostante. Il legame con una realtà geografica riconoscibile quale il Monte di Brianza si è inserito in un percorso di tutela e marketing territoriale che ha coinvolto comuni e società civile della zona in questi anni, che porterà a breve all’ istituzione di un Parco Locale.

L’esperienza de i Giazer (che ha coinvolto numerosi comuni intorno al lago di Varese e oltre) e della residenza di Campsirago (attiva in tutta l’alta Brianza) corrisponde a una delle modalità frequenti nell’attuazione del progetto ETRE: la “residenza diffusa”, operativa in più spazi, spesso in centri molto piccoli, e al servizio di comunità diverse.

Alcune compagnie hanno saputo far fronte a questa dimensione senza rinunciare alla “contemporaneità”, sviluppando anche vocazioni internazionali, spesso con la piena adesione degli enti. E’ il caso ancora di Campsirago.

Venendo al valore più culturale la Residenza ha rappresentato un luogo di formazione e scambio tra diverse compagnie e ha portato su un territorio lontano dai grandi e consolidati circuiti teatrali urbani delle produzioni internazionali alle quali mai avremmo potuto accedere. E proprio in termini di apertura mentale e possibilità di confrontarsi con spettacoli meno convenzionali si può misurare il valore di questa realtà per il nostro territorio.

Altrettanto significativo il radicamento della compagnia Nudo e Crudo a Bollate (Milano). Lo sottolinea Giancarlo Cattaneo, Responsabile U.O. Servizi Culturali del Comune. La presenza della Residenza Teatrale Suburbia è stata particolarmente rilevante per il territorio del Bollatese, anzitutto perché ha consentito lo sviluppo di un’attività culturale e teatrale continuativa che ha saputo interagire molto bene non solo col pubblico ma anche con i diversi soggetti operanti nel territorio: la biblioteca, il tessuto associativo e le scuole. Ha inoltre contribuito a dar vita ad un rapporto diverso con il teatro, non solo visto come “evento da fruire” ma con la possibilità di comprendere l’ intero processo creativo e parteciparvi. Inoltre quello che inizialmente sembrava rappresentare una difficoltà, con la dislocazione in più sedi della Residenza (biblioteca di Bollate, Villa Arconati, Spazio Po) ha in realtà contribuito a radicarla ancora di più sul territorio, coinvolgendo e stimolando diversi segmenti di pubblici e diverse parti della città.

Più impegnativa, la scommessa di Qui e Ora che col suo progetto sui sentimenti ha coinvolto 7 comuni del territorio di Dalmine (BG). Il progetto ETRE nella media pianura bergamasca si è sviluppato in stretta sinergia fra le compagnie e le amministrazioni coinvolte con l’obiettivo prioritario (e in larga parte centrato) d’ integrare le politiche culturali a livello sovracomunale. Resta purtroppo difficile dare continuità a questo tipo di percorsi (che necessitano di un’attenta programmazione dato il numero di attori coinvolti) in virtù delle incertezze finanziarie dei Comuni generate dalla contraddittorietà delle politiche nazionali. E’ la constatazione di Gianluca Iodice, Assessore alla Cultura, Tradizione, Pubblica Istruzione Città di Dalmine fino al maggio 2013: le difficoltà citate hanno consentito di portare a termine il programma della residenza in tempi più lunghi del previsto, ma forse proprio questa insistenza ha rafforzato i rapporti con alcune comunità e il progetto – rimodulato prosegue.

Dalla pianura alla Collina bergamasca: un altro progetto e processo faticoso, alla fine riuscito, nelle parole di Nicola Bombardieri, Assessore alla gestione del Territorio del Comune di Sorisole (da marzo 2010) e Componente del Consiglio di Gestione del Parco dei Colli di Bergamo (da febbraio 2012). Una residenza teatrale in un ex monastero, oggi sede dell’ente “Parco dei Colli di Bergamo”. Un Parco regionale di 4.700 ettari e circa 130.000 residenti di 10 comuni dell’ hinterland di Bergamo. Un strano esperimento dove l’arte si lega all’amministrazione pubblica e viceversa, dove l’amministrazione diventa strumento promotore per la residenza teatrale e la residenza teatrale diffonde sul territorio spettacoli di elevata qualità professionale promuovendo l’ente. Da “Parco dei Colli” a “Palco dei Colli”. Se la prima edizione della rassegna promossa da Initinere ha trovato con difficoltà sei sedi per sei spettacoli, la cittadinanza ha invece risposto a colpi di sold-out nelle varie sale e cineteatri. E nella seconda rassegna le amministrazioni locali si sono contese gli spettacoli. Un esperimento riuscito che necessita continuità e probabilmente spazi più idonei alle esigenze tecniche, per potere continuare a soddisfare le necessità di una comunità vasta.

I programmi e il pubblico

Anche la residenza Carte Vive ha svolto la sua attività al servizio di più Comuni della provincia di Monza e Brianza Meda, Limbiate e Bovisio Masciago dove ha contribuito al rilancio del Centro Polifunzionale parrocchiale La Campanella, come scrive il responsabile Giorgio Vago. L’ incontro con Teatro In-Folio è arrivato in un momento “strategico” (...). La sinergia tra i tre soggetti organizzatori, Assessorato alla Cultura del Comune di Bovisio Masciago, il Centro Polifunzionale La Campanella e il Teatro In-Folio, ha permesso la realizzazione di eventi teatrali di alto livello. La continuità con appuntamenti abbastanza fissi distribuiti nell’anno, le scelte degli spettacoli e le tematiche degli stessi hanno dato un’ impronta innovativa al fare teatro a Bovisio Masciago. ... il lavoro di ”semina” è stato duro ma molto presto siamo confidenti di raccogliere frutti interessanti. Pensiamo di aver dato un contributo alle nuove generazioni.

La qualità della programmazione – uno dei problemi principali del sistema teatrale lombardo è fra i punti più apprezzati o discussi nell’attività delle residenze. Ed è anche una rivendicazione ancora da Bovisio. Nei nostri paesi paghiamo forse ancora troppo la “ dipendenza” da Milano; il teatro sotto casa anche se bello, accogliente, con programmazione di altissimo livello (con le stesse compagnie teatrali che lavorano nei grandi teatri)… non è ritenuto “appetibile” come i teatri storici e rinomati. L’ impegno per modificare questo luogo comune sarà uno dei prossimi obiettivi.

Totalmente proiettata verso i giovani – e riuscita la produzione e la programmazione di Ilinx, a Inzago (Milano), come ci dice Enrica Borsari, Assessore alla cultura, ai giovani e allo sport. Cultura è incontro. Ilinx è un incontro importante e speciale per la nostra comunità, perché porta stupore. Per Inzago gli Ilinx sono la possibilità di respirare gli infiniti mondi che generosamente ci porgono. Ilinx è un gruppo capace di grande creatività, visionarietà e insieme del saper fare, saper realizzare. L’auditorium delle scuola medie di Inzago è diventato residenza teatrale a pieno titolo, frequentata ed apprezzata da un pubblico prevalentemente giovane di Inzago e del territorio. L’attività di Ilinx riesce ad essere insieme risposta e proposta, attraendo nel loro movimento creativo in primis i giovani , non solo anagraficamente, e questo è un valore in più, un valore grande per cui apprezzarli e sostenerli. Il sostegno del Comune – anche con una nuova sede ha favorito il dinamismo della compagnia, che ha esteso la sua attività a 6 paesi a cavallo fra le provincie di Milano e Bergamo.

Compagnie giovani intercettano pubblico giovane e caratterizzano in questo senso gli spazi. Ancora a Sesto. I risultati raccolti nel triennio sono stati progressivamente molto soddisfacenti anche dal punto di vista comunicativo e di rapporto con un pubblico prevalentemente giovane, sempre crescente e spesso in rapporto osmotico con le altre iniziative proposte allo Spazio Mil, che diventava sempre di più, anche grazie al Progetto Pul, un luogo riconosciuto nell’articolata mappa culturale milanese.

La funzione promozionale delle residenze riguarda anche il territorio pavese e anche qui i giovani sono i principali destinatari. La Provincia di Pavia – spiega Antonio Sacchi, Dirigente del Settore Cultura ha chiesto alla residenza Motoperpetuo di ... sviluppare un percorso territoriale per la promozione del teatro nelle sue diverse declinazioni, attraverso l’organizzazione della Festa del Teatro. Sono stati proposti in centri minori della provincia spettacoli innovativi in luoghi non tradizionali, rivolti a spettatori cui solitamente non veniva offerta la possibilità di accostarsi a esperienze non comuni. (...) La nostra esperienza, in qualità di partner istituzionale, è positiva. Restano intatti problemi relativi all’endemica mancanza di risorse, ma soprattutto, avendo investito in una proposta teatrale nuova, quasi sempre inedita rispetto alla tradizione, la criticità è stata rappresentata dalla necessità di preparare al meglio il pubblico, abituato solo a proposte più consuetudinarie. Il coinvolgimento è stato tuttavia raggiunto, soprattutto da parte dei più giovani.

Comunità e aspettative

La partecipazione, la funzione del progetto per la comunità è al centro delle riflessioni del comune di azzano, sede della Residenza La Mansiòn. Rocco Gregorace, Responsabile Settore Istruzione Cultura e Sport del Comune di Azzano San Paolo (BG) apprezza l’originalità dell’attività proposta da Araucaìma Teater, sottolineando la strada ancora da fare. Credo che la loro costante presenza in questi tre anni abbia strutturato un rapporto ormai consolidato con la cittadinanza che, soprattutto attraverso il festival, ha avuto modo di avvicinarsi al teatro. Un elemento di forza è sicuramente stato la buona collaborazione con l’amministrazione comunale cresciuta nel tempo nel rispetto dei reciproci ruoli ed allargatasi anche alla partecipazione ad iniziative del mondo dell’associazionismo comunale. Se, da una parte, la presenza della compagnia nel centro sportivo ha fatto sì che gli azzanesi ne riconoscessero i membri come “produttori culturali” (...”voi siete quelli del teatro??!”) dall’altra parte ci piacerebbe che in futuro un numero sempre maggiore di cittadini residenti partecipasse alle attività proposte, anche se la particolare struttura sociale di Azzano San Paolo (tipico paese dormitorio dell’ hinterland bergamasco) lo rende complesso.

Luci e ombre nella risposta della collettività al progetto della residenza Anabasi a Tavazzano (LO), secondo Giuseppe Stoppa. Il progetto di Documentazione del Teatro Civile e le numerose iniziative proposte, hanno avuto una qualità indiscussa (...), hanno investito il tessuto sociale attivo (...). Il Pubblico ha risposto a fasi alterne, la comunità locale ha in parte risposto e in parte ignorato. Un bilancio finale esige la sua contabilità. Alla voce INVESTIMENTI mettiamo le risorse pubbliche e private. Ai RICAVI Giulio, Paola, Stefano, i miei compagni di avventura di amministratori. Alla voce PERDITE un po’ di indifferenza, la scarsa propensione delle istituzioni e della “società civile” di mettere le mani in pasta. Infine alla voce UTILI, il passare la sera davanti al teatro e vederlo straripare di ragazzi nell’attesa che inizi Teatrock.

Le criticità non sono mancate a Gallarate (VA) per la Residenza Dionisi in A8, che rappresentava il progetto più affine al modello della “residenza artistica”, e un esperimento rispetto al pubblico nel contesto di un polo teatrale da poco aperto. Scrive Adriano Gallina, direttore durante la residenza di Fondazione Culturale “1860 Gallarate Città”: Credo si possa parlare di esperimento incompiuto: l’ idea progettuale – che sul piano teorico era realmente molto interessante – si è dovuta misurare, in primo luogo, con l’ intermittenza dell’effettiva pratica residenziale (legata ai tempi di produzione della compagnia e alla loro non semplice compatibilità con la nostra ordinaria attività di programmazione): un dato che, anche solo sul piano strettamente relazionale, ha per molti versi reso reciprocamente difficoltosa la percezione di un partenariato stabile e non effimero; al contempo, e più significativamente, credo che poetiche, temi e linguaggi della compagnia – che personalmente apprezzo molto, nella loro carica provocatoria e geneticamente urbana – abbiano costituito un innesto un po’ forzoso (e senz’altro prematuro) in un contesto culturale molto “provinciale” ed ancora largamente impreparato, persino nelle sue espressioni più “avanzate”, a coglierne lo spessore.

Questa valutazione è condivisa dalla compagnia (vedi report della residenza). Come si è visto, la risposta della “provincia” non è sempre stata di chiusura nei confronti di proposte innovative, anzi, ma le difficoltà non sono mancate soprattutto dove le compagnie erano esterne al territorio, se pure non così radicalmente “urbane” come Dionisi (è il caso di Qui e ora a Dalmine).

Obiettivi di aggregazione e promozione del tessuto teatrale locale caratterizzavano inizialmente il progetto di Como, dove ad offrire gli spazi per la residenza Torre Rotonda è stato un Teatro di Tradizione. Rispetto alle aspettative, secondo Barbara Minghetti, Presidente del Teatro Sociale di Como Aslico, i risultati si sono spostati in altre direzioni, più congeniali alla compagnia. Era una bella scommessa l’ idea iniziale: riunire tutte le piccole compagnie della città. Purtroppo negli anni la produzione teatrale a Como era diventata debole (...). L’aspettativa di poter realizzare progetti di qualità e di respiro insieme non è riuscita ..... non per colpa di Attivamente, ma sicuramente per le solite colpe di primariato che ognuno nel suo piccolo ha messo in campo. (...) Nei tre anni il gruppo ha capito come migliorare il proprio obiettivo, virando più che sulla produzione teatrale su attività di formazione e di produzione connessa alla educazione sociale.

La funzione promozionale o aggregante rispetto ad altri gruppi del territorio circostante e non ha caratterizzato l’attività di numerose residenze (a Pavia, Campsirago, Inzago, Bollate...). In particolare per Brescia, Monica Terlenghi, del settore Cultura del Comune, sottolinea il carattere aperto come elemento costitutivo della residenza Idra. Uno dei punti più importanti è quello del lavoro in rete, la volontà di costruire e promuovere un polo produttivo con partner qualificati che condividono le stesse finalità. E’ importante l’ idea che unendo le forze si possono ottenere prodotti di più alta qualità con un ridotto dispendio di energie, specializzandosi, coordinandosi, scambiando saperi specifici, puntando così su un’offerta diversificata e di qualità (...) in un panorama che presenta una vasta serie di realtà differenti, diversificate e a volte intrecciate o sovrapposte. Per le politiche culturali del Comune sono molto interessanti due aspetti che la Residenza prende in considerazione: la territorialità e l’ importanza dei giovani. Come ad esempio il Premio Petroni che ha l’obiettivo di mettere in connessione le produzioni delle compagnie emergenti lombarde con gli operatori di settore e con il pubblico.

A Milano e ai confini

La città di Milano richiede una riflessione a parte per l’articolazione delle esperienze e il loro ruolo nel sistema cittadino. Le residenze riconosciute nel quadro del progetto ETRE sono state numerose, caratterizzate con diversi gradi di partecipazione, diretta e indiretta dalla collaborazione del Comune di Milano, ma anche di privati (Pim), di una fondazione come la Triennale e del Ministero della Giustizia - Amministrazione penitenziaria, per la residenza forse più anomala: InStabile presso il Carcere di Bollate, ai confini della città. L’analisi di Antonio Calbi, Direttore Settore Spettacolo, Moda e Design del Comune di Milano, inquadra la situazione. In questi ultimi anni Milano ha rappresentato ancora una volta un vero e proprio laboratorio di politiche, strategie, visioni, esperimenti, che ha portato, a volte, a buone pratiche, casi originali, episodi interessanti. (...) Fra le novità l’allargamento e la riforma del Sistema delle Convenzioni Teatrali del Comune di Milano e il progetto di Fondazione Cariplo, con obiettivi condivisi da pubblico e privato, e l’ampliamento dei fronti operativi anche in chiave sociale.

Come per Atir al Ringhiera, con la residenza “eccellenza trasversale”. Nel 2007 alla compagnia Atir viene affidato, attraverso un bando pubblico, il Teatro Ringhiera, periferia sud della città. Grazie a una poetica e a linguaggi diretti, estremamente comunicativi, il Ringhiera è diventato un punto di riferimento per le comunità del quartiere. Con uno spazio da abitare e far abitare, con l’ ingresso nel Sistema delle Convenzioni Teatrali del Comune, con l’avvio dell’esperienza Etre, Atir ha fatto un ulteriore passo in avanti, affinando capacità gestionali e implementando le attività nel segno della ricerca, della qualità, dell’ innovazione, ma con la bellezza di chi mantiene i piedi saldi a terra. Anche grazie a questo esperimento riuscito e in evoluzione, Milano ha fatto un passo in più verso una cultura diffusa su tutto il territorio metropolitano, oltre l’esclusività del centro storico.

Se l’esperienza dell’ATIR si configura come un presidio culturale in periferia, la stabilizzazione della compagnia delle Moire (Home Theater) è rilevante come approdo necessario per una compagnia significativa nel panorama della ricerca milanese. Ancora Calbi. Con Fondazione Cariplo, il Comune di Milano ha condiviso anche l’esperienza del Teatro delle Moire, e il loro LachesiLab, lo scantinato di una residenza popolare. Il tema degli spazi per la creazione, la condivisione e la partecipazione ai fatti culturali resta senza dubbio centrale, ma anch’esso va oggi riconsiderato e ripensato, perché le “case” debbono avere prima di tutto senso, essere abitate da artisti e cittadini non soltanto la sera, ridefinendosi costantemente per restare punti di riferimento multidisciplinari intorno al cuore rappresentato da quell’arte sociale per eccellenza, che è l’esperienza teatrale.

Nell’incontro di Pim-spazio scenico con Animanera (Urbanima) – ci dice Edoardo Favetti, direttore di PIM all’atto dell’insediamento e nel corso della residenza gli obiettivi dello spazio (privato) e della compagnia si intrecciano. Urbanima non è stata solo la prima residenza di una compagnia milanese, è stato un progetto triennale che ha permesso ad un gruppo di artisti una graduale strutturazione e ad una neonata sala il radicamento nel tessuto culturale e urbano milanese. La possibilità di utilizzo delle tre sale nelle due sedi del PIM Spazio Scenico ha infatti generato una spinta produttiva che ha finalmente dato continuità alle produzioni della compagnia che da parte sua ha contribuito alla diffusione del nome e della poetica dell’associazione PIM.

Nelle riflessioni della Triennale, il progetto di ricerca nel campo della danza della residenza Making arts (attuato tanto nella sede di Bovisa che in quella centrale di Palazzo dell’Arte) è particolarmente coerente con la missione e il pubblico di questa istituzione dedicata all’arte contemporanea e al design. Aver ospitato le attività dell’associazione culturale Takla per 3 anni è stata un’esperienza significativa per Triennale perché, data la natura ontologica dell’associazione di concentrarsi sull’ improvvisazione, ha dato l’opportunità al visitatore abituale di Triennale di partecipare attivamente alle diverse esperienze proposte, non limitandosi a fruirne ma diventandone un vero performer. La progettualità delle attività, che hanno coinvolto non solo un pubblico adulto ma anche i bambini, si è inserita perfettamente nella programmazione dell’Istituzione, contribuendo ad ampliarne e a diversificarne di volta in volta l’offerta culturale e ricreativa.

Hanno contribuito a tutti gli effetti a ridisegnare un sistema allargato di offerta per la città di Milano e l’hinterland anche esperienze come quella di Pul a Sesto San Giovanni, Suburbia a Bollate, Torre dell’Acquedotto a Cusano Milanino e le altre più vicine alla città, anche se studi e interventi per promuovere la mobilità del pubblico da Milano verso la provincia e la regione sono tutti da realizzare.

Ai confini della città e extraterritoriale, ma ormai a tutti gli effetti parte del sistema milanese, l’esperienza di teatro In-Stabile presso la II Casa di reclusione di Milano a Bollate rappresentata nell’analisi del direttore Massimo Parisi. Una delle dimensioni professionali, educative ed imprenditoriali che meglio ha saputo coniugare i tanti bisogni della popolazione detenuta con le necessità culturali e progettuali del territorio. In primis va evidenziata l’esperienza, unica in Europa, di un teatro aperto al pubblico esterno e pagante, che può contare fino a 60 sere di attività per gli esterni, oltre ad una programmazione laboratoriale per interni ed esterni costante che vede al lavoro gli allievi almeno 4 giorni a settimana. (...) I risultati in termini di produzione teatrale ci sembrano significativi, sia per la qualità degli spettacoli che per la partecipazione di persone detenute, che raggiungono livelli di buona professionalità, in alcuni casi spendibili all’esterno nei laboratori per le scuole medie e superiori, in quest’ultimo caso mirando l’ intervento alla prevenzione, al bullismo ed all’ integrazione culturale. L’attività si estende alle attività tecniche (scenotecnica, luci, audio e video) che, supportate da formazioni qualificanti sostenute dalle Doti di Regione Lombardia, hanno permesso la formazione prima e l’ inserimento poi di oltre 30 persone in ambito tecnico per il service. Mi preme evidenziare quanto il lavoro portato avanti in questi anni abbia per noi un ulteriore significato che riguarda l’accompagnamento delle persone detenute in processi evolutivi e di elaborazione della propria condizione esistenziale.

Uno sguardo al futuro

Come si è visto, le valutazioni espresse dai responsabili degli enti e delle organizzazioni locali rispetto alle esperienze di residenza, benché di segno prevalentemente positivo, sono caratterizzate da sfumature. A fronte di qualche aspettativa delusa, della espressione di qualche riserva che porta a dare giudizi complessivamente prudenti, non mancano manifestazioni di pieno, talora entusiastico apprezzamento, e anche quando le vicende amministrative hanno determinato la chiusura dei progetti o portano a sottolineare le difficoltà, non manca la voglia di ripartire.

Il punto centrale della riflessione è sempre il pubblico e la comunità. Dove il rapporto fra Compagnie e Enti è oggetto di riflessioni approfondite, l’esperienza di ETRE ha contribuito a tracciare un percorso nel rispetto dei ruoli ma – non di rado a condividere idee, strategie, obiettivi concreti e auspici.

E’ il caso di Vimercate. Come nessun’altra arte il teatro trasmette emozioni vere e accompagna lo spettatore in un’esperienza che gli rimane come un pezzo del suo vissuto reale. Ma il contenuto di questa esperienza è deciso, scelto dall’artista che con i suoi mezzi trova la strada per veicolarlo. L’esperienza di delleAli al territorio ha lasciato moltissimo e ha aperto un filone di relazione tra teatro e il Museo del Territorio (MUST) proprio sul tema dell’educazione alla complessità che sta dando esiti proficui e che rappresenta anche un’avanguardia in campo museologico.

Del Parco dei Colli: un esperimento riuscito che necessita continuità e probabilmente spazi più idonei alle esigenze tecniche per potere continuare a soddisfare le necessità di una comunità vasta.

Di Brescia: di certo la Residenza continuerà il suo percorso di affermazione anche in una città che ha tanto da offrire e anche se il periodo non è dei migliori. Di certo, soprattutto in questo periodo, la gente ha bisogno di spettacolo, di cultura, di svago.

L’esperienza di ETRE insegna ad avvertire l’esigenza di collaborare e inventare. Con le parole di Antonio Calbi (Comune di Milano).

Certo, il dialogo fra enti preposti al governo del territorio e privati, fra Comune e Fondazione Cariplo, poteva essere più serrato e fitto. Un dialogo, quello fra i diversi attori in campo, che dovrà farsi necessariamente più stretto da oggi in poi, considerato lo scenario critico che stiamo vivendo e le metamorfosi che il futuro ci chiede. Tutti dobbiamo interrogarci su come mutare formati gestionali di teatri e compagnie, su come debbono ridefinirsi la programmazione, la produzione, il mercato, il rapporto con il pubblico e in definitiva come il teatro debba farsi carico di ridefinirsi in una società fluida e senza àncore come l’attuale. Una sequenza di cicli si è compiuta. Sapranno istituzioni pubbliche, partner privati, artisti e operatori, e perché no, anche le comunità di cittadini, rispondere alle sfide del presente e di domani? Sapremo, tutti, intraprendere nuovi percorsi, sperimentare soluzioni diverse, disegnare inedite visioni e prospettive, trovare nuove forme di sostenibilità e rinnovare, rilanciandole, le nostre missioni e le nostre utopie?

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