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Vorrei | Rivista non profit

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Anche se con colpevole ritardo, vorremmo segnalare un'intervento a quattro mani di Roberto Rampi e Giuseppe Civati su una questione, quella dei diritti degli immigrati in Lombardia e più in generale in Italia, che usualmente viene "nascosta" da quella della sicurezza, molto più utile per la raccolta del consenso e molto più vendibile per giornali e tigì.

Nel documento ci sono precisi riferimenti ad iniziative intraprese di recente sia in luoghi a noi molto vicini (la Vimercate del vicesindaco Rampi) sia in altri più lontani (come la Toscana ma non solo), dove si tenta di dare rappresentanza ai quasi 3 milioni di residenti regolari che nel nostro Paese vivono, lavorano, pagano tasse, amano ma non hanno possibilità di dire la propria solo perchè nati altrove. Allora ecco che tirare fuori dalla melma delle pagine di cronaca famiglie e persone rispettabilissime per collocarle in quelle molto più dignitose e giuste della cittadinanza è - crediamo - una iniziativa che merita l'attenzione della nostra piccola rivista e dei suoi lettori.

La foto è di Antonio De Matteo, tratta dalle sue bellissime pagine su Flickr

 

Cittadini finalmente, con diritti e doveri

Cittadini finalmente, con diritti e doveri
“In dieci anni sono raddoppiati gli ingressi (...).
La maggior parte ha una casa, un lavoro, manda
i figli a scuola, paga le tasse”
Corriere della Sera del 30 aprile 2008


Sulla questione immigrazione è venuto il momento che il Partito Democratico si ponga il problema
di uscire dai luoghi comuni e dai pregiudizi, nonché da quella prospettiva esclusivamente
sicuritaria che continua a fare il gioco della destra, confondendo non poco la visione e la
percezione politica del nostro partito.
E' un fatto ormai strutturale, quello che riguarda la presenza di cittadini stranieri sul territorio
nazionale. Un fatto di natura sociale, sicuramente, ma con profonde ricadute in campo culturale ‐
sistematicamente trascurate dall'azione politica della Regione Lombardia ‐ e sul campo dei diritti
civili e politici.
La rincorsa verso destra obnubila e confonde l'analisi dei dati statistici e ci allontana dalla realtà
effettiva nella quale viviamo. Un razzismo strisciante contribuisce ad alimentare scelte politiche
del tutto discutibili quando non palesemente anti‐costituzionali. Una totale assenza della politica
crea molto disagio e ulteriore confusione.
Vorremmo un partito coraggioso e consapevole dell'importanza del tema che sottoponiamo
all'attenzione dell'assemblea regionale lombarda, perché le battaglie giuste si devono fare anche
se non sono immediatamente salutate dal consenso popolare, perché qualificano la nostra
proposta politica, precisano la famosa "questione identitaria" e danno l'idea di un partito che
affronti le vere trasformazioni sociali che sono in campo nel nostro Paese e in tutto il mondo
occidentale.
La politica è indubbiamente relazionata alla capacità di rappresentanza e costruzione del consenso
attorno alla propria proposta politica, ma, nella formulazione di questa proposta, la Politica è
visione del futuro, una visone che deve essere di ampio respiro e medio periodo, presbite
piuttosto che miope, di stimolo e di innovazione.
In questo senso si muove la proposta di legge costituzionale annunciata da Veltroni per il diritto di
voto nelle elezioni amministrative e nelle altre elezioni locali a tutti coloro che sono residenti in
Italia da un certo numero di anni, anche se non in possesso della cittadinanza italiana, perché ogni
individuo che qui è nato o che qui vive e lavora da anni, e che spesso da anni paga le tasse, sia un
soggetto riconosciuto in quanto possiede dei diritti e dei doveri. Affinché gli immigrati non siano
braccia ma uomini, con piena dignità, è necessari consentire loro di votare, perlomeno alle
amministrative
La crescente stabilizzazione degli stranieri è una tendenza ormai consolidata nel panorama
dell'immigrazione in Italia e in Lombardia.
Secondo le rilevazioni ISTAT, gli stranieri residenti in Italia ed in possesso del necessario titolo di
soggiorno sono passati dai 573.258 del 1992 ai 2.938.922 del 2007; quasi un quarto di questi
(728.647, il 24,8%) risiedono in Lombardia.
Consistenti segmenti di questa popolazione hanno abbandonato l'intenzione di far ritorno nel
proprio paese e deciso di stabilizzarsi in Italia; significativi a tal proposito sono alcuni aspetti
qualitativi del fenomeno migratorio: sono aumentati i nuclei familiari, i permessi per motivi di
ricongiungimento familiare, i proprietari di case, gli affittuari regolari, si sta alzando l'età media
degli immigrati, si sta abbassando la quota di disoccupazione.
L'immigrazione ha cambiato e sta cambiando profondamente il paesaggio sociale e culturale delle
città e dei luoghi.
La multiculturalità non è solo un dato di fatto, ma un tratto quotidiano con il quale è necessario
fare i conti; tuttavia, all'interno delle politiche e delle azioni pubbliche, i progetti e gli indirizzi
relativi alla gestione quotidiana e permanente dell'integrazione, alla convivenza, all'interazione, al
dialogo sono spesso marginali.
Nonostante in questi anni, grazie all'apporto e alla collaborazione degli Enti Locali,
dell'associazionismo, del privato sociale, siano stati realizzati diversi interventi, mancano politiche
e visioni di più ampio respiro.
Emerge in questo contesto la necessità di un approccio interculturale all'integrazione, finalizzato
alla costruzione di una società interculturale.
Il modello dell'integrazione interculturale riconosce i diritti e i doveri dei singoli ma è attento
anche al processo di scambio, contaminazione reciproca, stratificazione, che si compie
nell'incontro tra storie e culture differenti.
Nell'ambito di una convivenza democratica in questa “nuova” società, assume, dunque, una
valenza importante il tema dei diritti politici degli immigrati.
È significativo come già nel 1992 gli Stati membri del Consiglio d'Europa firmatari della
“Convenzione di Strasburgo sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale”,
abbiano considerato il risiedere degli stranieri nel territorio nazionale come una caratteristica
permanente delle società europee ed abbiano evidenziato il legame esistente tra il miglioramento
dell'integrazione e la possibilità di partecipazione agli affari pubblici locali.
Partecipazione, responsabilità, democrazia sono concetti chiave in relazione ai diritti di
cittadinanza, ai diritti e ai doveri politici degli stranieri, in particolare il diritto di elettorato attivo e
passivo.
A livello internazionale ed europeo documenti e dichiarazioni importanti, quali la “Convenzione di
Strasburgo” del 1992, la Dichiarazione del Forum Universale delle Culture di Barcellona del 2004,
l'”Handbook on Integration for policy‐makers and pratictioners” della Commissione Europea del
2007 evidenziano come la partecipazione degli immigrati, soprattutto a livello locale, sia connessa
alla loro integrazione, come le politiche per l'integrazione siano più efficaci se condivise e
partecipate dall'intera comunità, come sia, dunque, necessario sviluppare gli strumenti e le
metodologie appropriati per garantire la partecipazione democratica dei cittadini nella
formulazione, l'esercizio e la valutazione delle politiche pubbliche.
Tuttavia l'Unione Europea, nonostante indicazioni ed inviti agli Stati per la concessione del diritto
di voto almeno amministrativo, ha lasciato il potere di disporre in materia alla sovranità dei singoli
Stati.
In Italia il dibattito è articolato e alimentato da molteplici fonti normative che mettono in evidenza
come il diritto di elettorato attivo e passivo sia trasversale ad altre tematiche fondamentali: la
questione della cittadinanza e dei diritti ad essa associati (artt., 48 e 51 comma 1 della
Costituzione), il rapporto fra l'ordinamento giuridico italiano e le norme di diritto internazionale
(art. 10 commi 1 e 2 della Costituzione), gli ambiti dell'autonomia, degli statuti, dei poteri, delle
funzioni di Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni (art. 114 della Costituzione).
Dal punto di vista fiscale, inoltre, è da evidenziare come gli immigrati paghino le tasse per effetto
del carattere territoriale del nostro diritto tributario, ma non possano contribuire a decidere
dell'uso delle risorse pubbliche alla cui formazione concorrono.
Data la complessità del panorama nazionale e considerata l'importanza della partecipazione
politica in primis a livello locale ci si chiede come possano e debbano muoversi gli Enti Autonomi.
Significativa a tal proposito è la sentenza della Corte Costituzionale 372 del 2004 che ha dichiarato
inammissibile la questione di costituzionalità sollevata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri
dello statuto della Regione Toscana nella parte in cui “promuove, nel rispetto dei principi
costituzionali, l'estensione del diritto di voto agli immigrati” (art. 3 comma 6 dello Statuto); la
Corte ha dichiarato inammissibile la questione di costituzionalità in quanto è compito della
Regione indicare i principi e gli indirizzi ispiratori che intende perseguire.
È importante in tal senso la mozione della Commissione Immigrazione dell'ANCI con delibera del 7
ottobre 2007 che propone ai Comuni la revisione dei propri statuti finalizzata alla concessione
dell'elettorato passivo agli stranieri per le elezioni circoscrizionali e comunali.
Al di là della disciplina elettorale riguardante gli organi di governo e le funzioni fondamentale degli
enti locali, è necessario valutare quali possano essere altre esperienze di partecipazione attiva
all'attività amministrativa.
Alcune leggi regionali promuovono forme di presenza nei Consigli degli Enti Locali di
rappresentanti di immigrati (Regione Emilia Romagna) nonché l'istituzione di consulte provinciali,
zonali, comunali per l'effettiva partecipazione degli stranieri immigrati (Regione Emilia Romagna,
Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Liguria).
La legge regionale 38 del 4 luglio 1988 “Interventi a tutela degli immigrati extracomunitari in
Lombardia e delle loro famiglie” della Regione Lombardia non contempla, invece, né la possibilità
del diritto di voto amministrativo né l'istituzione di organi consultivi a livello locale con effettive
funzioni partecipative (la Consulta regionale per i problemi degli immigrati extracomunitari in
Lombardia non può considerarsi tale). Non mancano, tuttavia, nel territorio lombardo esperienze
di questo tipo: Inzago, Pero, Pioltello, Rho, Vimercate.
Particolarmente significativo, anche perché contestualizzato in un articolato percorso di
sensibilizzazione alla partecipazione, di approccio interculturale all'integrazione, è il caso di
Vimercate.
Il regolamento della “Consulta dei residenti privi della Cittadinanza Italiana” è stato studiato ed
elaborato con le associazioni del Territorio che si occupano di immigrazione e integrazione; alla
definizione dei contenuti essenziali del regolamento (criteri di nomina, requisiti per la candidatura
e il voto) è seguita l'attività di coinvolgimento degli stranieri, di sensibilizzazione alla
partecipazione in vista delle elezioni e dell'effettiva istituzione della Consulta.
Le strategie di coinvolgimento sono state ideate e attuate con più mezzi di comunicazione
(incontri, lettere, sportelli di orientamento) e sempre in collaborazione con le associazioni e le
organizzazioni che si occupano di immigrazione e integrazione.
Le elezioni dell'11 maggio 2008 hanno visto la presenza di 100 elettori (su 1378 aventi diritto) e di
19 candidati (su 771 aventi diritto); sono stati eletti 10 rappresentanti, ai quali si sono aggiunti i 4
successivamente nominati dal Consiglio Comunale.
La partecipazione degli stranieri alla costituzione della Consulta è stata significativa tanto dal
punto di vista quantitativo quanto da quello qualitativo.
È importante considerare come l'integrazione degli immigrati non dipenda solo da fattori giuridici;
grande rilievo hanno a riguardo fattori extragiuridici e poco condizionati dal diritto. È evidente,
tuttavia, che i due fattori devono essere concepiti come strettamente interdipendenti; le buone
pratiche spesso attuate sul territorio lombardo (ma anche nazionale) devono trovare nel diritto
garanzia di attuabilità nel lungo termine, di inserimento in una politica interculturale transettoriale
più armonica e coordinata; allo stesso modo i fattori extragiuridici, gli esempi di integrazione
sostanziale devono essere stimolo per una ridefinizione dei contenuti e degli approcci delle
normative locali e non.
Uno dei limiti della normativa prodotta in questi anni è stata la scarsità di indicazioni riguardanti le
risorse, di impegni concreti e verificabili a breve e medio termine, di una progettualità efficace e
lungimirante, di un approccio innovativo e non assistenziale.
È importante che i diversi livelli locali, in primis la Regione, comincino sin d'ora ad agire nell'ambito
delle autonomie concesse loro ed è importante che lo facciano in maniera coordinata ed in
collaborazione con il settore privato e il terzo settore, all'insegna della collaborazione
interistituzionale, della sussidiarietà sociale e della partecipazione democratica, verso l'attuazione
di politiche transettoriali e organiche.
Sono, infatti, queste politiche ‐ quelle dell'immigrazione, dell'integrazione nella “normalità” ‐ le
necessarie premesse per la creazione di una società interculturale basata sul rispetto dell'identità
culturale, sul confronto e sul dialogo, ma anche sulla possibilità e sul diritto effettivi di partecipare
alla vita sociale e politica a diversi livelli.
Si tratta di analisi, esperienze, pratiche e politiche attorno cui il nostro partito deve darsi un piano
d’azione a livello regionale per essere da stimolo e avanguardia anche nel contesto italiano, per
sfidare la Regione sulla concreta soluzione dei problemi e sul sostegno a politiche
dell’integrazione, per supportare con visioni e strumenti i nostri amministratori locali, anche nel
quadro delle politiche europee in materia.
Assemblea Regionale del PD della Lombardia
Contributo alla discussione programmatica


Milano, 6 settembre 2008
Giuseppe Civati – Consigliere Regionale
Roberto Rampi – vicesindaco e assessore alle politiche culturali, Comune di Vimercate

 

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Mi chiamo Antonio Cornacchia, per gli amici Ant (nel senso di formica). Sono art director e designer della comunicazione, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Come esperto di comunicazione visiva, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Studio e realizzo siti web per giornali, istituzioni, aziende, enti non profit.
Dal 2008 dirigo la rivista non-profit Vorrei di cui ho ideato anche il progetto editoriale. Sono giornalista pubblicista dal 1996.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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