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Vorrei | Rivista non profit


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Considerazioni finali sulle manifestazioni monzesi con Sergio Civati

 

Per quale motivo inizialmente ha deciso di partecipare all’organizzazione della Giornata senza Immigrati del 1° Marzo?

E’ stata una prima reazione emotiva constatando, dopo i fatti di Rosario, l’indifferenza e la mancanza di reazione dell’opinione pubblica, anche locale. E’ stato un voler reagire davanti al fatto che per la maggior parte delle persone pensa che immigrato sia uguale a: criminalità, ignoranza, irregolarità.

L’iniziativa nazionale “Senza di Noi” è capitata in contemporanea, infatti proprio in quei giorni si è svolta l’assemblea nazionale alla quale ho partecipato e da lì sono rimasto coinvolto. Ciò che mi ha convinto da subito, più che lo sciopero degli stranieri, è stata la necessità di fare emergere la “vera clandestinità” che è quella di milioni di persone che da anni lavorano, studiano e pagano le tasse nel nostro paese.

Quale ruolo ha ricoperto all’interno del Comitato?

Sono stato il promotore e poi coordinatore con altri del Comitato 1°Marzo Monza e Brianza. Ho cercato di mettere a disposizione le mie esperienze di coordinamento, di attivazione delle reti sindacali, politiche e sociali che ho da anni in città. In questa coinvolgente avventura ho messo le risorse necessarie per le mediazioni operative e politiche ma soprattutto molta passione.

Quali problemi ha riscontrato dal punto di vista ideologico?

Un mese di esperienza non ha permesso di evidenziare grandi differenze ideologiche. Differenze culturali e politiche sì ma che per ora sono state superate dalla consapevolezza di tutti di voler realizzare un’impresa difficile che chiedeva a tutti di lavorare con collaborazione. Così è stato sia tra i sindacati e associazioni aderenti e sia tra le diverse comunità immigrate che per la prima volta lavoravano insieme

Quali invece a livello pratico – organizzativo?

Il poco tempo, i soldi mancanti, la complessità operativa.

Il tutto in un difficile compito di riuscire a tenere assieme scelte condivise democraticamente e necessità di essere efficienti e concreti. Credo che, pur con qualche imperfezione, ce l’abbiamo fatta anche da questo punto di vista. Infatti se non ci fosse stata una squadra di organizzazioni e di persone ognuna con il proprio contributo oggi non saremmo qui a festeggiare il successo delle iniziative

Quale iniziativa secondo lei è stata più incisiva tra tutte?

Non è possibile parlare di un’iniziativa, proprio perché il programma è stato pensato con iniziative che avessero obiettivi diversi.

E’ stata simbolicamente ed emotivamente importante l’iniziativa di Desio per ricordare le morti sul lavoro di molti immigrati, anche l’intervento in conferenza stampa di un imprenditore dell’alta Brianza mi ha colpito perché ha sottolineato quanto sono indispensabili gli immigrati per la sua azienda in termini di qualità e quantità

Malgrado la pioggia e il freddo la presenza di 500 partecipanti (a maggioranza immigrati) ad una manifestazione è stata la prima a Monza e in Brianza fatta non per ma con gli immigrati e anche questo è stato un traguardo importante.

In ultimo devo ricordare “l’invasione” delle comunità migranti che, lunedì sera, seduti sui banchi dei Consiglieri Comunali hanno sancito simbolicamente il diritto al voto e alla cittadinanza davanti al Sindaco. Marco Mariani è sembrato spiazzato ma anche positivamente colpito dalla serietà di questa iniziativa istituzionale.

Qual è il bilancio al termine degli appuntamenti del lungo weekend di mobilitazione (partecipazione, eventi particolari commenti)?

Non sta a me e a noi monzesi dirlo… mi limito a constatare che al di là dei numeri, la soddisfazione l’ho letta in tanti occhi lucidi  di donne e uomini immigrati decisamente soddisfatti e orgoglioso per quanto hanno fatto e visto.

Una stima dei partecipanti per sabato, domenica e lunedì? Quanti stranieri e quanti italiani?

Per la questura 50 per gli organizzatori 10 mila… ovviamente scherzo. Non gradisco particolarmente queste dispute sulle cifre, eravamo in tanti e soprattutto ognuno portatore di storie personali e collettive italiane e straniere e questo è ciò che vale.

Come hanno reagito le istituzioni? E i cittadini?

L’impatto con i cittadini non è stato misurabile perché domenica il blocco del traffico e la pioggia non hanno permesso un serio test. Il clima respirato ai gazebo non è stato ostile, in molti ci hanno incoraggiato e altri hanno segnato la loro contrarietà nel rifiutare il volantino

Riguardo invece le istituzioni: credo invece che l’impatto numerico e qualitativo della nostra presenza in consiglio comunale abbia condizionato e costretto sindaco e assessori presenti a prendere atto e riconoscere un interlocutore anche per il futuro, cosa negata giusto due giorni prima quando furono bocciati due emendamenti dell’opposizione che proponevano un osservatorio migranti in città e una consulta delle comunità migranti: un bel dietrofront, non c’è che dire!

Come, cosa, quando e dove continua la protesta?

E’ indicativo che la parola “protesta” non è quasi mai comparsa, non perché non ci fossero motivi ma perché abbiamo preferito dare un taglio propositivo alla manifestazione per   mantenerci in collegamento con un’opinione pubblica ostile per pregiudizio nei confronti della presenza degli immigrati in città e in Italia.

C’è una domanda di continuità da non trascurare ma è opportuna un’attenta verifica perché nella prossima fase non basterà la buon volontà e l’entusiasmo del momento, saranno necessarie idee, maturità e capacità di rappresentare la reale situazione degli  immigrati oggi.

Cosa le è rimasto più impresso di questa esperienza in giallo ?

Mi è rimasto il giallo! Giallo come la volontà di voler essere e comunicare senza strumentalizzazioni da parte di partiti e organizzazioni, giallo come il cambiamento e l’antirazzismo. Il giallo è cromaticamente frutto di più colori diversi tra loro, appunto, come noi, che vogliamo fare della diversità un valore.