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Iniziamo con Monica Borgonovo, referente per Monza e Brianza, una serie di interviste con i protaonisti della giornata 'senza di noi' del 1° marzo.

 

Ecco Monica Borgonovo, abbiamo scelto lei come prima voce del “Primo Marzo 2010”, donna e referente del comitato locale di Monza & Brianza, per farci raccontare le origini e lo scopo dell’iniziativa oltre che per avere uno sguardo concreto e “dall’interno” su queste settimane di preparazione all’evento. Sono giorni di grande impegno sia dal lato pratico sia per quanto riguarda il lavoro di mediazione e di compromesso tra i partecipanti, Monica è attiva e presente in entrambi gli ambiti e con grande disponibilità ci ha aperto la porta sul “dietro le quinte” della manifestazione.

 

Quando, dove, perché? Che succede il 1° marzo? Raccontaci in breve la vostra iniziativa.

“Primo marzo 2010” si propone di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all'opinione pubblica italiana quanto sia determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società. Sarà una grande mobilitazione in tutta Italia per far sentire la voce di quanti, italiani e non, si sentono 'stranieri' in questo Paese, per il fatto che non si riconoscono nel clima di razzismo e nella condizione di mancanza di diritti in cui ci troviamo a vivere. E' una battaglia di civiltà. Il nostro colore di riferimento è il giallo, perché è il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica, siamo tutti invitati quindi ad usare già da oggi un braccialettino o un nastrino giallo come segno di riconoscimento.

Questo movimento si ispira a “La journée sans immigrés: 24h sans nous”, il movimento che in Francia sta organizzando uno sciopero degli immigrati per il 1° marzo 2010.

Noi della zona di Monza&Brianza concentreremo le iniziative a Monza ma la mobilitazione è estesa a tutta la Brianza: già la prima sarà decentrata, a Desio, per commemorare il primo morto di quest'anno sul lavoro, Rashid, un ragazzo originario del Marocco. Sarà l’'occasione per ricordare e approfondire il problema del diritto alla sicurezza sul lavoro.

 

Che ruolo stai ricoprendo all'interno dell'organizzazione?

Sono una dei referenti del comitato locale, mi occupo di tenere i contatti con il comitato nazionale e gli altri comitati, di coordinare una parte delle attività e della preparazione e gestione del materiale promozionale, soprattutto in rete. Tengo anche i contatti con le comunità dei migranti e assieme alle altre donne del Primo marzo il pomeriggio di domenica 28 animeremo e “coloreremo di giallo” piazza Trento Trieste.

 

Cosa ti ha portato a partecipare in modo attivo?

Le relazioni e i diritti. Non c'è niente di più importante nella vita di ognuno di noi delle relazioni umane. Nel bene e nel male, sono quelle che ci fanno crescere, più di qualsiasi altra cosa. Mi interessano le persone e tutto ciò che è diverso da me. La diversità mi ha sempre arricchito, anche se può creare qualche difficoltà di gestione. Il tema dell'integrazione è tra quelli che più mi coinvolgono, forse perchè insegno e vedo i sogni e la fatica di famiglie e bambini fin dai primi giorni del loro arrivo in un paese nuovo, non sempre accogliente e non sempre attrezzato per sostenerli e aiutarli nel percorso d’integrazione.

 

Problemi pratici incontrati?

I problemi pratici sono molti, ma tutti superabili o superati in tempi più o meno brevi grazie alla collaborazione delle persone coinvolte. Il problema più significativo, la fatica più grande, è stata quella di riuscire a rendere visibili le comunità dei migranti, a portarli fuori. E' però solo l'inizio del percorso: paure e diffidenza si vinceranno insieme, strada facendo.

 

Problemi ideologici o di collaborazione riscontrati?

Il livello di collaborazione è decisamente buono. Tutti si danno da fare, singoli e associazioni. Non dimentichiamo il contributo e il sostegno preziosi dei sindacati e delle forze politiche. Certo, a volte è necessario trovare una mediazione tra le varie componenti e sensibilità, tra i ritmi e gli obiettivi di ciascuno e questo richiede la disponibilità a mediare per trovare un percorso condiviso. Possiamo considerarla una fatica, ma la si è sempre affrontata e superata in vista del fine, che è la cosa più importante.

 

Sei un’insegnante, puoi raccontarci quali sono i maggiori problemi degli immigrati nel mondo della scuola? Come agire?

I bambini e i ragazzi che arrivano a scuola hanno principalmente un problema: la lingua. Tutti gli apprendimenti risentono di questa carenza che non si  risolve sempre in tempi brevi. Questo è solo l'aspetto più evidente. Tutto il resto riusciamo solo vagamente ad immaginarlo: il doversi adattare a ritmi e abitudini così diversi da quelli del paese di provenienza comporta il fare ricorso a tutte le proprie energie ed è una cosa non facile da richiedere ai bambini. Le famiglie, d'altro canto, sono quasi sempre invisibili e talvolta sospettose, comprensibile se consideriamo che hanno affrontato un cambiamento radicale e in tempi brevissimi. Inoltre per loro è difficile stabilire un contatto quando la scuola italiana non è quasi mai adeguatamente attrezzata ad accogliere studenti non italofoni. Le insegnanti non sono preparate ad insegnare l'italiano come “lingua 2”.  Si usano il buon senso, la sensibilità e le competenze individuali che non mancano, così come non mancano la buona volontà e il tempo dedicato agli studenti, ma questo non può bastare per un intervento efficace. Sarebbe necessario investire nella formazione dei docenti e nella sensibilizzazione dell'utenza per poter offrire un supporto qualificato e protocolli di accoglienza e di inserimento ben fatti. Per tutto questo occorrono tempo e denaro, cose che nella scuola pubblica mancano sempre più.

 

Cosa ti aspetti dal weekend e 1°marzo?  

Una partecipazione significativa e massiccia dei migranti, senza i quali tutto questo non avrebbe ragion d'essere. E, naturalmente, un po' di ascolto da parte delle istituzioni e dalla piazza, dalle persone che solitamente non si accorgono dei migranti. Insomma, un momento d’incontro e di ascolto.

 

Come immagini e sogni l'"After 1° Marzo"?

Condivido il sogno delle comunità migranti stesse: il 1° marzo è solo l'inizio di un processo, di una catena d’iniziative che non si limitano a quel giorno, o a quel fine settimana. Insomma: senza 'the day after', il 1° Marzo non avrebbe ragione d'essere. E ci sono tutti i presupposti per continuare.

 

C’è un avvenimento o un momento che ti ha sorpreso positivamente durante l'organizzazione della manifestazione?

La disponibilità, pratica, immediata ed efficace delle donne, italiane o di altre nazionalità. Hanno saputo mettere in campo da subito una presenza semplice ma forte e sicura, su cui poter contare dalle piccole alle grandi cose, con tanta creatività. Ma non è stata proprio una cosa che mi ha sorpreso: le donne sono così, non c'è cultura o nazionalità che tenga...

 

Come commenti la partecipazione alle cene di autofinanziamento organizzate la scorsa settimana?

Purtroppo la cena è stata annullata per il maltempo ma nella fase di promozione mi sarei aspettata un po' più di entusiasmo dato che si trattava di un'iniziativa poco impegnativa dal punto di vista delle energie richieste e decisamente piacevole e socializzante. Ho partecipato alla cena di autofinanziamento del Comitato di Milano e, sebbene la quota fosse più impegnativa, la partecipazione è stata decisamente soddisfacente, il momento molto gradevole. Ha inoltre consentito di conoscere persone nuove e stabilire relazioni anche importanti. Peccato che a noi invece sia capitato un weekend con previsioni catastrofiche che ci hanno portato ad annullare l’appuntamento.  


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