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La Monza che Vorrei. Matteo Speziali dirige MBNews.it, quotidiano online dal 2008: «Bisogna guardare a quei giovani tra i 30 e i 40 che stanno tentando di fare delle piccole rivoluzioni».

 

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atteo, quanto è capoluogo Monza per la Brianza?
Poco o niente. Sta iniziando ad esserlo adesso. Ma Monza resta ancora una città diversa dalle altre brianzole. Forse è negli ultimi mesi che si iniziano a intravedere i primi progetti con le altre città della provincia. Non a caso il nostro nuovo ente è intitolato a Monza e Brianza, sottolineando in un certo senso la diversità tra Monza e il resto.

Quali sono gli aspetti della città che più ti piacciono e quelli che meno apprezzi?
Mi piace molto dal punto di vista architettonico, certi scorci del centro non hanno nulla da invidiare a città d’arte come Mantova, Pavia eccetera. Non amo il traffico e la viabilità di Monza che trovo inadeguati. Bisognerebbe creare come ho visto a Cittadella una circonvallazione interna a senso unico, che passi da via Manzoni, su fino via Appiani, via Massimo D’Azeglio e poi a chiudere il cerchio con via Azzoni Visconti. Naturalmente accelerando il processo di costruzione della rotonda di Largo Mazzini.

Monza guarda più al passato o più al futuro?
Al passato. È una questione di valori. Oggi Monza vive del suo passato, un passato importantissimo che ha portato ad avere la Villa Reale di Monza, l’Autodromo, e non solo. Ma il tempo sembra essersi fermato. L’ingresso dell’Autodromo ha lo stesso gabbiotto da decenni, la Villa Reale solo oggi vedrà l’inizio di una nuova vita culturale e… commerciale. Ma credo che il futuro avrebbe dovuto iniziare molto tempo fa, per esempio con la costruzione della metropolitana. Però si sa che il confronto con Milano ha sempre spaventato questa cittadina di provincia che forse non crede abbastanza nella sua bellezza e nelle sua capacità. 

Quanto di quello che accade o si costruisce oggi sarà un bene o un male per i nostri figli?
Sono tante le cose che accadono che è difficile rispondere. Tra le molte cose, diverse sono positive, come questo generale aumento del senso dell’ecologia e del rispetto dell’ambiente che si è rafforzato con l’arrivo del primo presidente della provincia della Brianza, Dario Allevi, che però “cozza” con la volontà dei sindaci delle singole città, che siano di destra o di sinistra poco importa, perché ci stanno provando tutti, a costruire “là dove c’è l’erba”. Il buon senso dovrebbe far capire ai nostri amministratori che se vogliamo lasciare in futuro una terra vivibile ai nostri figli bisogna dire stop al consumo di suolo e concentrarsi invece sul recupero della aree dismesse. Un discorso che in parte trova d’accordo i politici, per nulla i costruttori per motivi di tipo economico.

Il senso dell'ecologia di Allevi per ora è tutto da capire e verificare. Lui che era vice di Mariani non ha aperto bocca sulla colata di cemento che la variante al PGT sta per portare a Monza.
Quanto guarda al futuro l'informazione del territorio?

In generale direi, con una litote, non poco.  Non voglio essere spocchioso (come sai non è nel mio carattere) ma da quando ci siamo noi di MB News, il primo quotidiano online di Monza e Brianza (nato alla fine del 2008), l’editoria di Monza e Brianza ha avuto una forte accelerazione verso il futuro. Verso il digitale. Addirittura possiamo dire, visti i trend di crescita delle letture che riceviamo, che il presente ha raggiunto il futuro.

Cosa si aspettano dalle pagine dei giornali i tuoi lettori e cosa i tuoi referenti, politici e istituzioni?
Informazione. Informazione puntuale, precisa e sempre aggiornata. Se uno vuole saper ciò che accade su Monza e Brianza in tempi rapidi e con esattezza di informazione non può che venire da noi. Se si aspettano altro sarei curioso di saper cosa si aspettano. La stessa cosa vale per politici e istituzioni. Anche questi ultimi, forse, si aspetterebbe un atteggiamento più accondiscendente, e invece noi siamo estremamente rigorosi nel nostro lavoro e... picchiamo duro.
Non escludo che qualcuno si aspetti anche che tiriamo le cuoia, più prima che poi, ma non credo gli daremo questa soddisfazione…

Monza è una città accogliente verso gli immigrati, italiani o meno che siano?
Difficile rispondere. All’apparenza sono tutti pronti ad offrire un tozzo di pane, anche una cena a casa loro. Abbiamo fatto un’inchiesta e le risposte erano inequivocabili. Poi però credo che il monzese voglia, pretenda, un’accoglienza ufficiale, regolare, organizzata dalle istuzioni. Fa parte della sua mentalità e del buon senso.

Quanta partecipazione dei cittadini riscontri nella vita pubblica della città?
Poca. Poche balle, il Consiglio comunale online del Comune di Monza ha poco meno di 100 accessi unici a seduta, questo significa che non lo segue pressoché nessuno. Quando come giornale seguiamo dibattiti o cose simili, le facce che si incontrano sono sempre le stesse, a destra e a sinistra. Le persone vogliono essere informate, ma sono poche quelle che sono disposte a impegnarsi in prima linea.

Pensi che sia una condizione immutabile o c'è poca partecipazione perché i metodi di coinvolgimento sono sbagliati?
Credo sia una condizione immutabile. O meglio, mai dire mai ma i ritmi sempre più frenetici portano ad una divisione dei compiti nella società. E allora si delega (e ci si fida) in politica e non solo. Altro discorso riguarda gli eventi culturali della città: quando c’è poca partecipazione, credo che gli organizzatori farebbero bene a farsi delle domande. Perché a volte c’è chi fa sold out anche con spettacoli culturalmente difficili o avanti, come i “Notturni nel Roseto”.

Su quali fondamenta dovrebbe costruire il suo futuro il capoluogo della Brianza milanese?
Il valore dell’ambiente. Non fosse solo per il fatto che ne è rimasto poco e quindi è ancora più prezioso. Il valore dell’imprenditoria giovanile: bisogna valorizzare gli imprenditori locali under 40 e non farli scappare a Milano o all’estero. E poi sul rispetto, che è un concetto che comprende tante cose, dall’ambiente, già citato, alle persone, persone singole che compongono e determinano, ognuno per il proprio ruolo, la nostra società  e il suo clima. È una grande responsabilità che ognuno di noi ha, quella di rendere più vivibile la città dove viviamo e lavoriamo.

Quali sono i “talenti” su cui Monza dovrebbe puntare, le singole persone e le capacità collettive che possono darle prospettive di lungo e positivo respiro?
Bisogna guardare a quei giovani tra i 30 e i 40 che stanno tentando di fare delle piccole rivoluzioni. Marco Colombo, presidente di Confindustria giovani, che assieme al suo gruppo sta proponendo idee, leggi e tanto altro per favorire lo sviluppo economico della Brianza e dell’intero Paese, ma mi viene in mente anche Alessio Tavecchio, al quale manca solo l’ultimo ok per fare il suo meraviglioso progetto della Fondazione Tavecchio. Questi per fare solo due esempi, ma la Brianza è ricca di talenti, che le istituzioni e non solo non possono ignorare.

Se un giorno ti svegliassi sindaco di Monza, quale sarebbe il tuo primo provvedimento?
Valorizzare la vivibilità e la fruibilità della città, mettendo l’accento sugli spazi verdi, sugli spazi di aggregazione, con provvedimenti che promuovano per esempio il wi-fi libero. Perché una città più vissuta è anche una città più sicura. Se la gente si sente padrona e non ospite della città la cura di più e la rispetto maggiormente.

 

20110625-matteo-spezialiVincitore del premio "Cavalierato Giovanile 2011 della provincia di Monza e Brianza" (nella foto la consegna), Matteo Speziali nel 1996 consegue la maturità scientifica presso il Liceo Banfi di Vimercate. Durante il liceo emerge la passione per la scrittura: vince un concorso di poesia e diventa il direttore del giornale d’istituto.  Nel 2004 si laurea in Lettere Moderne con una tesi di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università agli studi di Milano. Nel 2008 fonda il giornale online www.MBNews.it di cui è editore e direttore responsabile.

 

 

 

 

La Monza che Vorrei

 

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Mi chiamo Antonio Cornacchia, per gli amici Ant (nel senso di formica). Sono art director e designer della comunicazione, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Come esperto di comunicazione visiva, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Studio e realizzo siti web per giornali, istituzioni, aziende, enti non profit.
Dal 2008 dirigo la rivista non-profit Vorrei di cui ho ideato anche il progetto editoriale. Sono giornalista pubblicista dal 1996.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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