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Vorrei | Rivista non profit

Dal 2008 rivista non profit di cultura, ambiente e politica. Senza pubblicità.

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La Monza che Vorrei. Claudio Giovenzana da anni gira il mondo in moto, fotografandolo e raccontandolo sul suo blog: «Serve l'esempio cristallino dei politici, devono farsi vedere per le strade soprattutto dopo la campagna elettorale. Internet deve rispecchiare ogni passo della trasformazione della città. I cittadini devono poter commentare, proporre e discutere. In rete come in piazza»

 

Foto di Claudio Giovenzana


D

ove sei in questo momento e in quale direzione vai?
Sono in Messico. Viaggerò ancora un poco nella Repubblica Messicana cercando storie, foto, un modo di sopravvivere ed occasioni per fare volontariato.

Quanto tempo hai trascorso a Monza negli ultimi 3 anni?
Sono venuto 2 volte fermandomi in totale 3 mesi e mezzo.

Vista da lontano, cosa ti manca di più e cosa non rimpiangi di questa città?
Mi mancano solo gli amici ed in un certo senso alcuni elementi culturali, tra i quali un livello di fiducia che sento di nutrire per l'Italia, maggiore rispetto a certe realtà che - purtroppo - sto conoscendo qui. Per il resto non rimpiango gli stili di vita, accelerati nella velocità di vivere il quotidiano e spesso deviati verso valori effimeri e consumistici che considero non adatti a costruire la felicità dell'Uomo.

Che cosa importeresti di quanto stai incontrando sul tuo cammino?
La serenità quotidiana, il tempo "giusto" per vivere senza rincorrere a perdifiato chimere. Il downshifting, ossia la capacità di pretendere meno in termini di soldi e affermazione per avere una vita coniugale, familiare ed amicale più rilassata. Meno averi, meno status e più tempo per costruire la vita seguendo valori che nelle poesie, nel cinena e nella letteratura riconosciamo come fondamentali ma che sempre più ascriviamo alla "fiction", allontanandoli dalla realtà che consideriamo sempre più spesso un "non sense" ed un sacrificio perenne.

 

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Che considerazione hai della vita culturale e sociale di questa città?
Ora che sto conoscendo l'ignoranza di una città che investe meno dell' 1% in cultura sto ridando valore all'offerta culturale di Monza, anche se non ho mai avuto il tempo di sfruttarla visto che stavo, con la mia attività di psicologo, cercando di supportare più il tema del disagio sociale.
Ho considerato Monza sempre bigotta e fighetta onestamente parlando. Anche se la letteratura e l'arte prendono piede in diverse associazioni considero questa nascitura provincia un poco stantia dal punto di vista dell'innovazione. Ho la sensazione che molte attività rimangano troppo confinate all'associazionismo e non rompano gli argini per diventare movimenti che possono veramente scuotere la città dalle piazze all'amministrazione alla progettazione di nuove politiche.
La vita sociale non so, io sono rimasto, forse per carattere, nel mio gruppo di amici, lamentando difficoltà per allargarne la cerchia e conoscere per il gusto di conoscere altre persone della mia città. Sicuramente in America Latina gli intercambi sono più facili. Credo che la Brianza abbia il gran bernoccolo per il lavoro, la capacità anche testarda di lavorare duro e la capacità di rapportarsi onestamente al prossimo, qualità che qui in Messico vedo molto raramente. Il problema è che questa forza lavoro spesso viene diretta e pilotata da valori che, come dicevo, non garantiscono alcuna felicità ma un accumulo che spesso valica le necessità di sopravvivenza e non produce nessun arricchimento. Tuttavia ricordo con affetto la mia cerchia di parenti, che per quanto chiusi su certe prospettive culturali mi hanno sempre trasmesso un senso di onestà e d'impegno per raggiungere risultati nella vita. Spero che le parti migliori di Monza, in termini di vita sociale, possano riflettere questa attitudine così bella.

Se sotto l'Arengario domani arrivasse uno sconosciuto in moto accompagnato da un orsetto, come sarebbe accolto a Monza? Pensi sia una città accogliente verso lo straniero, gli immigrati, italiani o meno che siano?
A meno di aver organizzato prima un comitato di "Bentornato", ci sarebbe un disinteresse totale. La mia ex è peruviana, vive a Monza insieme a suoi amici che ho conosciuto e non ho avvertito nei loro racconti un forte senso di razzismo. Il "diverso" in termini di apparenza, pelle, lingua e cultura viene sicuramente notato, connotato e pregiudicato. Il diverso non è foriero di cultura e prospettiva diverse ma è un lavoratore che s'inserisce nel tessuto sociale. Non vedo incontri transculturali ma solo inserimenti lavorativi. In questo la cultura brianzola, che - forse a torto - ho sempre sentito chiusa, non permette di conoscere lo straniero, così le questioni stimolano chiusure e pregiudizi e restano intorno a legalità e inserimento lavorativo.

Viaggiando per il mondo, dove hai trovato più senso di comunità e che confronti è possibile fare con quella monzese?
In Messico, per quanto ora stia vivendo in un borgo nelle montagne apparentemente paradisiaco ma in fondo diabolico, credo ci sia più senso di comunità, non una comunità che coincide con i limiti della nazione ma una comunità costruita sulla comunanza di persone con lo stesso problema, a caccia degli stessi diritti o in cerca di espressione artistica e culturale. Saprò dirti molto di più dopo aver vissuto a Città del Messico che negli anni 30 era molto più viva di San francisco o Parigi culturalmente. Tutta l'America Latina ha ferite fresche per guerre di liberazione contro imperialismo, dittatori, narcos o regimi militari da aver ben impiantato il discorso libertà, utopia, sogno. Temi che qui fervono mentre l'Italia invecchia e implode sui problemi che conosciamo.
Sebbene qui molte persone ignoranti non si domandino o non lottino per il diritto o per la memoria di eventi recentissimi, almeno si mantiene la coscienza popolare di un presente che deve essere più celebrato e festeggiato. I rapporti tra le persone hanno cerimonie e calore più accesi, i ritrovi tra amici si colorano di allegria, scherzo e partecipazione. Si vive il presente sino al suo midollo perché questo, la storia moderna ha insegnato, puo macchiarsi di morte e perdita da un momento all'altro.

 

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Come si fa – secondo te – a mettere i cittadini nelle condizioni di partecipare alle sorti della città?
Innanzitutto con l'esempio cristallino dei politici che, sopratutto DOPO la campagna elettorale devono farsi vedere per le strade, con atteggiamento umile e disponibile per collaborare, anche per raccogliere cartacce. Senza trasformare ogni evento in cui mettono il naso fuori dal Comune in un pretesto per comizi, utili solo per il loro "make up" mediatico.
Poi i cittadini dovrebbero fare comitati e riunirsi per decidere progetti, farli firmare come referendum e proporli alla politica per l'approvazione o il rifiuto, con la massima trasparenza.

Monza è una città che presta ascolto e attenzione a tutti?
Per nulla. Ti racconto della mia cooperativa fondata insieme a colleghi. Avevamo realizzato un bellissimo progetto nel 2006. Aiuto SMS. Siamo andati a consegnare un numero di telefono a tutti i giovani di Monza dai 10 ai 18 anni, un numero al quale avrebbero potuto scrivere anonimamente un sms per denunciare qualunque problema o difficoltà. Abbiamo raccolto una mole impressionante di informazioni sull'adolescenza, abbiamo fatto statistiche, scritto articoli ed accolto richieste di molti ragazzi che ovviamente non si sono mai sognati di autodenunciarsi difronte ad un autorità o ai genitori dopo aver commesso, subito, sperimentato certe cose. Abbiamo dato consigli e siamo stati collettori tra la loro richiesta e certi servizi. Bene, eravamo in 5 o 7 persone a gestire tutto questo, dandoci turni di una settimana o due ciascuno in cui tenevamo sempre il telefono a portata di mano giorno e notte. Vuoi sapere una cosa? L'abbiamo fatto gratis con la promessa del Comune che l'anno seguente ci avrebbero pagato. L'anno seguente ha vinto la destra e ha messo come nostra referente nel Comune una ragazza della Monza bene, senza alcune e ripeto ALCUNA esperienza circa il sociale. Questa signorina con supponenza e saccenza ci ha rimbalzato lamentando genericamente che "non ci sono soldi".  Dopo questo evento ho mandato a fare in culo Monza e ho deciso che non avrei sprecato altro tempo in queste condizioni. La mia vita stava scorrendo, il tempo libero non esisteva, la mia laurea a pieni voti ed i miei due master... carta igienica sul mercato del lavoro e i nostri sforzi nel sociale portavano a questi frutti. Quindi ho deciso di partire ed andarmene.

 

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Su quali fondamenta dovrebbe costruire il suo futuro il capoluogo della Brianza milanese?
Trasparenza ed innovazione.

Quali sono i “talenti” su cui Monza dovrebbe puntare, le singole persone e le capacità collettive che possono darle prospettive di lungo e positivo respiro?
Sicuramente promuovere attività relative a problemi come energia, mobilità, rifiuti, mutuo aiuto che però abbiano un riflesso nei programmi politici. Queste decisioni devono partire dai cittadini tagliando fuori lobby, intrallazzi, retaggi ed abitudini. Internet deve rispecchiare ogni passo della trasformazione della città e permettere ai cittadini di commentare, proporre e discutere. In rete come in piazza o in riunioni dedicate.
Una mia utopia sarebbe fare una legge dove alle persone, a partire dai 50 anni, che possiedano una solidità economica si affidi un ragazzo di almeno 20 o 30 anni più giovane e che non sia un familiare, perché questo possa essere aiutato ed introdotto al mondo adulto. Una società dove "il vecchio ed il bambino" costruiscano un mattone sociale. Diversi sportelli comunali riceverebbero ogni mese la coppia vecchio-bambino per discutere sul cammino fatto, su quanto imparato e affrontato assieme. Ogni due anni una rotazione con cambio di coppia. Se oggi ci troviamo la società che ci troviamo lo dobbiamo anche alla generazione precedente, che ha sognato nel '68 un nuovo mondo e poi ce lo ha consegnato in queste condizioni. È il caso che queste persone rimedino ai danni fatti aiutando non più solo i propri familiari ma anche i tanti ragazzi che subiscono precariato, povertà economica e culturale. Queste persone dovrebbero essere tutor per le nuove generazioni, invece continuano, almeno le più facoltose, ad arricchire il loro menage familiare nella roccaforte della loro professione iniziata in un tempo fertile, mentre oggi è un deserto dei tartari dove le occasioni, le opportunità, arrivano sempre meno, se non mai.
Monza ha il grande vantaggio di avere un ordine sociale, un tasso contenuto di criminalità e la capacità di lavorare alacremente. Questo significa aver soldi da investire in cambiamento, non solo in mantenimento.

Se un giorno ti svegliassi sindaco di Monza, quale sarebbe il tuo primo provvedimento?
Prendere un centinaio di ragazzi e mandarli per scuole, uffici, case e raccogliere testimonianze, richieste e necessità. Organizzarle, sistematizzarle e definire i relativi cambiamenti secondo priorità. Nessun segreto, porte aperte in tutti gli uffici, trasparenza. Mi circonderei di persone di spicco intellettuale e rilevanza etica e sociale non di personaggi famosi per il loro status pubblico nè tantomeno per i loro coprispalle politici.
Io aggiorno un Blog raccontando ogni 2 o 3 giorni cosa sto facendo, pensando, sviluppando, lo farei anche se avessi un incarico politico. Le persone hanno il diritto di sapere non solo a lavori ultimati come stanno prendendo corpo decisioni ed attuazioni.

Come dovrebbe essere il tuo sindaco ideale?
Umile e sincero, capace realmente di ascoltare. Apartitico al punto da avere come primo interesse la realtà umana circostante prima delle linee e condotte di un partito.

 

20110621-claudio-giovenzana-AEcco come si presenta Claudio Giovenzana sul blog Longwalk.it:

Mi chiamo Claudio Giovenzana, sono psicologo, fotografo e videomaker di professione. Amo definirmi un “adolescente di terza età” per vari motivi, uno forse è la sindrome di Peter Pan, incurabile anche se ho 31 anni, un altro è perchè sto viaggiando in moto da 3 anni e 50.000 km con il mio orsacchiotto, il Toporso. Siamo due compagni d’avventura. La strada ci porta da tante parti, conosciamo gente, fotografiamo, facciamo video e scriviamo i nostri taccuini. Ci piacciono le storie delle persone, le leggende, la ricerca della felicità. Ci piace il profumo dell’avventura, la vita on the road, i grandi scrittori di viaggio. Collaboriamo con  National Geographic Channel, in passato con varie riviste ed in Messico con governi e parchi naturali. Siamo sempre sul lastrico economicamente ma felici, se vuoi aiutarci leggi i nostri libri o acquista una stampa. Abbiamo aiutato i bambini delle miniere, la croce rossa e, da soli o con le Associazioni che ci consiglierai, contiamo di aiutare ancora il Mondo che incontriamo.

 

 

 

 

La Monza che Vorrei

 

 

 

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Grafico e art director, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Sono giornalista pubblicista dal 1996 e dirigo Vorrei.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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