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Intervista all'autore di “Nawal. L'angelo dei profughi”: «Il suo impegno per aiutare migliaia di profughi di passaggio verso il Nord Europa, con generi di prima necessità e con indicazioni su come muoversi senza incappare negli approfittatori.»

Daniele Biella è educatore e giornalista: scrive su Vita.it e su varie testate nazionali profit e non-profit. Ha collaborato a far nascere il progetto Lab Redazione Mondo tenendo un laboratorio di giornalismo con l'Arci. L’abbiamo raggiunto via computer tra un impegno e l’altro in giro per l’Italia a presentare il suo primo libro, “Nawal, l’angelo dei profughi” (Edizioni Paoline, 2015).

 

Daniele, iniziamo col dare qualche informazione sul tuo “caso editoriale”
A marzo 2016 è andata in stampa la quarta edizione in otto mesi, un risultato davvero inaspettato. Il libro ha anche tre premi letterari all’attivo: la storia di Nawal getta ponti e continua a suscitare tanto interesse in svariati ambiti, grazie soprattutto al legame con l’attualità.
Vengo invitato a presentazioni in librerie e in scuole medie e superiori di tutta Italia e a intervenire in convegni e seminari. E’ appena uscita anche la prima traduzione del libro, in spagnolo.

20160307 biella nawalCome hai conosciuto Nawal? Quando?
L’ho conosciuta nell’agosto del 2014, contattandola per avere informazioni riguardo a persone disperse su un’imbarcazione di fortuna, in un naufragio al largo della Libia. Ho saputo in quell’occasione della sua opera volontaria di ricezione delle chiamate di SOS dal mare e dei parenti alla ricerca dei dispersi. Nawal è diventata un punto di riferimento per la Guardia Costiera italiana, lo è stata anche durante l'Operazione Mare Nostrum: chiede ai migranti alla deriva le coordinate della loro posizione e le comunica ai funzionari che fanno partire i soccorsi. Il suo ruolo è fondamentale in quanto da una parte copre una lacuna delle istituzioni che non hanno a disposizione un’interprete di lingua araba, dall’altra è ormai una persona di fiducia per moltissimi migranti in viaggio per l’Europa grazie all’impegno da attivista per i loro diritti in Italia e in Siria durante la guerra.

Ci presenti chi è Nawal? Il suo impegno continua?
Ha 27 anni, è di origini marocchine ma arrivata appena nata nel Catanese. Nawal è una ragazza normale che studia all’università e lavora come interprete in Tribunale, e che negli ultimi anni sta spendendo gran parte della sua vita nell’aiutare gli altri, in particolare i profughi. Nel libro si parla molto del suo impegno sia con il telefono sia in stazione dei treni a Catania: lì aiuta migliaia di profughi di passaggio verso il Nord Europa, li accoglie con generi di prima necessità e con indicazioni su come muoversi per le prime necessità senza incappare negli approfittatori.
Ma il suo impegno è multiforme ben radicato nel tempo e aiutato dal suo carattere deciso. Appena maggiorenne aveva fatto nascere una mensa dei poveri ed è attiva anche sul fronte dell’informazione con campagne di sensibilizzazione sui social network dove ha diffuso notizie dai fronti di guerra ricevute direttamente dai suoi contatti.
Invece dal novembre 2015 vive tra le isole greche dove si è spostato il flusso dei profughi, in particolare siriani, dato che riceve i SOS dal tratto di mare tra Turchia e Grecia. È là sulle spiagge e con altri volontari, aiuta la gente, intere famiglie, a non soccombere all’ipotermia, soprattutto negli sbarchi notturni.

Il titolo del tuo libro è “Nawal, l’angelo dei profughi” ma ci tieni a descriverla come una ragazza normale. Come concili le due cose?
“Angelo dei profughi” è uno dei nomi che le danno i siriani in fuga, proprio perché ha una parte fondamentale nel salvare loro la vita. Ma lei stessa dice che “chiunque faccia qualcosa per l’altro è un angelo”, da qui la sua normalità di persona che si mette in gioco per il bene di tutti gli uomini.

Ci vorrebbero molte Nawal. Tutti possiamo esserlo?
Da una parte, per il problema specifico, ci vorrebbe una soluzione internazionale che non faccia prendere una barca ai migranti in fuga da guerre e privazioni, con l’alto rischio di morire in mare; tra l’altro dopo avere pagato trafficanti che si arricchiscono sulla loro pelle. Seguendo questo ragionamento non dovrebbe servire una figura come Nawal.

l’importante è passare dall’indignazione all’azione, senza lasciarsi travolgere dai fatti negativi che accadono

Dal punto di vista dell’impegno sociale, invece, tutti possiamo fare la nostra parte, non serve chissà quale scelta per fare qualcosa per gli altri: ognuno può mettersi in gioco come meglio crede, l’importante è passare dall’indignazione all’azione, senza lasciarsi travolgere dai fatti negativi che accadono. Sono convinto che ci sia molta positività nella vita e anche solo tendere la mano a chi ha meno fortuna di noi significa diffondere questa positività. Ciò che abbiamo oggi potrebbe non esserci domani, per questo è importante darsi da fare. Senza dare nulla per scontato.

Chi è Daniele Biella? Che studi hai fatto? Oltre a fare il giornalista e scrittore che fai nella vita?
Sono nato 37 anni fa in Brianza. Dopo la laurea in lingue e letterature straniere ho svolto l’anno di servizio civile volontario in Cile, nel Corpo civile di pace “Caschi Bianchi”, esperienza molto formativa perché sono stato a stretto contatto con gli ultimi della società e, nello stesso tempo, ho sperimentato cosa significa vivere da immigrato in un altro continente, pur sapendo che sarei rientrato in patria. Oggi oltre a scrivere per Vita.it e altre testate di sociale, seguo come educatore ragazze e ragazzi in difficoltà sul territorio brianzolo e cerco di impegnarmi nella risoluzione nonviolenta dei conflitti assieme ai volontari dell’associazione Paciamoci onlus.

Come concili la popolarità che è arrivata e gli impegni che richiede con la sfera privata? Che cosa ne dicono i tuoi familiari?
Sono sposato e ho due figli piccoli, con i quali cerco di passare più tempo possibile, come ogni papà del resto. Negli ultimi mesi sto girando l’Italia, ma appena possibile rientro per non passare troppo tempo senza la famiglia. Apprezzo senza mezzi termini la pazienza di mia moglie in questo periodo, con la consapevolezza che lei stessa condivide appieno l’importanza di quello che sto facendo per portare chiarezza il più possibile su un tema delicato come quello della migrazione.

 

lab redazione mondo 300laboratorio di giornalismo dedicato all'intercultura e all'immigrazione sul territorio brianzolo tenuto da Daniele Biella, promosso da Africa 70, Arci Scuotivento, Comune di Monza e Vorrei con il sostegno di Fondazione Monza e Brianza.

Per contatti: eas@africa70.orgscuotivento.arcimonza@gmail.com info@vorrei.org

 

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